RBC BlueBay: continua lo stallo in Medio Oriente, cosi' come l'impatto sull'economia - PAROLA AL MERCATO
di Mark Dowding* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 04 mag - Con lo stallo nel Medio Oriente che continua a tenere chiuso lo Stretto di Hormuz, le crescenti preoccupazioni per l'inflazione hanno continuato a esercitare pressioni sui rendimenti del reddito fisso durante la settimana passata. I futures di riferimento del greggio Brent sono saliti di nuovo a 115 dollari al barile.
Nel frattempo, la presa di coscienza che le interruzioni della catena di approvvigionamento continueranno a pesare sul mercato fisico nei prossimi mesi, anche sotto l'assunzione prezzata dal mercato che vedremo presto una riapertura dello Stretto al traffico, ha visto i futures del Brent a 6 mesi salire sopra i 90 dollari per barile, un nuovo massimo dall'inizio del conflitto. Le banche centrali globali rimangono in stato di allarme rispetto ai rischi di inflazione al rialzo, sebbene le riunioni nei paesi del G7 abbiano visto i tassi rimasti fermi per il momento.
Con le interruzioni della catena di approvvigionamento che iniziano a impattare sull'attivita' economica, le previsioni di crescita vengono riviste al ribasso tanto velocemente quanto le previsioni di inflazione vengono revisionate al rialzo, e questo crea un senso di tensione rispetto agli obiettivi di politica monetaria.
Poiche' le azioni di politica monetaria tendono ad avere effetto con ritardi relativamente lunghi, le 'colombe' argomenteranno che ha senso guardare oltre l'inflazione di breve termine, fintanto che le aspettative di inflazione possono rimanere contenute e c'e' limitata evidenza di effetti inflattivi di secondo round. Tuttavia, ricordando il famoso errore di Jay Powell nel 2021, quando il Presidente della Fed caratterizzo' l'inflazione crescente come puramente transitoria, e' comprensibile che i dati del CPI materialmente piu' alti non possano essere ignorati, anche se c'e' un'aspettativa che i prezzi inizieranno a recedere una volta che le interruzioni della catena di approvvigionamento saranno normalizzate.
Cio' detto, nel caso degli Stati Uniti, la barra per alzare i tassi e' probabilmente destinata a essere elevata con Kevin Warsh che prende il timone della Fed. Tuttavia, rimaniamo scettici sulle ragioni per discutere nel breve termine di un allentamento della politica, e cosi' ci aspettiamo che il FOMC rimanga fermo nel prossimo futuro. Nel frattempo, sembra che la vita per Warsh possa essere complicata da Jay Powell che trattiene il suo seggio come Governatore, anche dopo essersi dimesso come Presidente, finche' le investigazioni dell'amministrazione Trump sulla Federal Reserve siano state pienamente chiuse, con soddisfazione di Powell. In un tempo di unanimita' dentro la Fed, e' improbabile che la presenza dell'ex Presidente minerebbe l'autorita' di Warsh, ma il nuovo Presidente entrera' in carica in un momento in cui le correnti della Fed sono molto divise, e questo potrebbe rendere la sua transizione piu' accidentata di quanto sarebbe stato altrimenti.
Nel frattempo, nell'Eurozona, ci aspettiamo che la Bce alzi i tassi a giugno e settembre, dato l'obiettivo unico dell'istituzione riguardo alla stabilita' dei prezzi.
Tuttavia, sulla scia di prospettive di crescita deboli, non sorprenderebbe se queste mosse venissero successivamente invertite nel 2027; questo fattore dovrebbe contribuire a limitare un ulteriore sell-off sui rendimenti a breve scadenza.
Nel Regno Unito, un superamento dell'inflazione potrebbe portare l'IPC sopra il 4% nei prossimi mesi. Cio' potrebbe costringere anche la Bank of England ad alzare i tassi.
Eppure, dato che il Governatore Bailey intravedeva gia' ampi margini di inattivita' nell'economia, se ne deduce che la BoE potrebbe temporeggiare ancora per un po'. Tuttavia, in un momento in cui le prospettive di crescita e di inflazione vengono riviste a causa del conflitto in Medio Oriente, per ora e' quest'ultima ad avere la maggiore influenza sui rendimenti obbligazionari.
Le curve su entrambe le sponde dell'Atlantico hanno subito un appiattimento di tipo "bear", sebbene non sia chiaro quanto a lungo persistera' questa tendenza. Per molti versi, confrontandoci con i policymaker globali, ci colpisce come, in un periodo di elevati livelli di debito pubblico mondiale, vi sia un sottile spostamento di atteggiamento rispetto al compromesso tra crescita e inflazione, che potrebbe alla fine favorire un'inflazione leggermente piu' alta, purche' accompagnata da una crescita economica piu' robusta.
Cio' si riflette nei dubbi sui target di inflazione delle banche centrali; a tal proposito, se la Fed dovesse passare dal focus sull'inflazione PCE a una misura "trimmed mean", se ne potrebbe dedurre che l'IPC reale negli Stati Uniti si normalizzera' intorno al 3% in futuro. In Giappone, la Prima Ministra Takaichi ha parlato del desiderio di massimizzare il PIL nominale, e persino nell'Eurozona sembra esserci una crescente consapevolezza che, in assenza di una crescita di supporto, l'intera regione potrebbe affrontare un futuro molto piu' sclerotico, potenzialmente ancora piu' dannoso per la stabilita' finanziaria e dei prezzi a lungo termine.
*Fixed Income CIO, RBC BlueBay AM.
Red-
(RADIOCOR) 04-05-26 13:57:27 (0327) 5 NNNN