Notizie Radiocor

Oddo Bhf: conflitto in Iran, l'impatto su banche centrali e tassi - PAROLA AL MERCATO

di Laurent Denize * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 11 mar - Il confronto militare tra Stati Uniti, Israele e Iran si e' rapidamente esteso ad altri Paesi del Medio Oriente. L'Iran ha risposto agli attacchi mirati condotti da Stati Uniti e Israele contro la leadership politica e militare di Teheran con una serie di azioni di ritorsione. Gli attacchi contro basi militari statunitensi, infrastrutture turistiche - e soprattutto impianti energetici - sono stati particolarmente gravi. Il blocco dello stretto di Hormuz ha perturbato uno dei passaggi piu' strategici per il trasporto mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl). L'immediata impennata dei prezzi del petrolio e del gas ha mostrato quanto i mercati reagiscano con forza ai rischi di interruzione delle forniture. Dopo una settimana di conflitto, il prezzo del Brent ha superato la soglia simbolica dei 100 dollari statunitensi.

Nonostante l'escalation geopolitica, i ribassi dei mercati azionari globali inizialmente sono rimasti contenuti, intensificandosi poi quando la prospettiva di un conflitto prolungato ha ulteriormente spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Le regioni fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche - e quindi piu' vulnerabili agli shock dei prezzi, come l'Asia e in particolare la Corea del Sud - sono state le piu' colpite. Parallelamente, la domanda di beni rifugio e' aumentata in modo significativo: il prezzo dell'oro ha raggiunto un nuovo record, il dollaro statunitense si e' rafforzato e i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti a causa di nuove preoccupazioni inflazionistiche, chiudendo la prima settimana di conflitto con pesanti perdite. Cio' significa che non ci si attende piu' che vengano effettuati ulteriori tagli dei tassi nel breve termine.

L'impatto dei conflitti militari e' limitato nel tempo L'evoluzione del conflitto rimane incerta. Storicamente, le guerre sono spesso durate piu' a lungo del previsto. Per gli investitori di lungo periodo, dei quali facciamo parte, raramente e' opportuno evitare completamente il rischio.

Piuttosto, si tratta di cogliere le opportunita' generate dai movimenti di mercato in un contesto volatile, mantenendo coerenza con i propri obiettivi di investimento di lungo termine. L'aumento dei prezzi dell'energia pesa indubbiamente sull'economia globale: il fatto che possa innescare una recessione dipendera' dalla durata del periodo in cui tali prezzi rimarranno su livelli dannosi per l'economia. Questi fattori influenzeranno con ogni probabilita' anche lo sviluppo e la durata del conflitto. Inoltre, l'esperienza storica mostra che l'impatto dei conflitti militari sui mercati azionari e' spesso temporaneo: in molti casi i mercati tornano alla normalita' circa tre mesi dopo l'inizio di un conflitto - nell'attuale 'nebbia della guerra', per citare Clausewitz, e' quindi essenziale che gli investitori non perdano di vista i propri obiettivi di lungo periodo.

Finche' il conflitto restera' regionale e il suo impatto economico rimarra' limitato, i fondamentali di lungo periodo dei mercati dei capitali - progresso tecnologico, solidita' degli utili societari e politiche monetarie accomodanti - dovrebbero rimanere nel complesso intatti. Allo stesso tempo, fattori di breve periodo continuano a sostenere la crescita e potrebbero compensare gli effetti negativi della guerra con l'Iran. Nell'Unione europea, e in particolare in Germania, vasti programmi di investimento pubblico stanno gia' producendo i loro effetti; negli Stati Uniti, le riduzioni fiscali forniscono un ulteriore sostegno all'economia. Anche gli investimenti continui nel settore dell'Intelligenza Artificiale restano un potente motore per i mercati azionari.

Per quanto riguarda l'inflazione, gli aumenti dei prezzi sono per ora concentrati nel settore energetico. Le aspettative di inflazione rimangono sotto controllo. Tuttavia, la Federal Reserve statunitense dovrebbe attendere prima di procedere a nuovi tagli dei tassi, anche a causa degli effetti potenzialmente inflazionistici dei nuovi dazi. Un rinvio, tuttavia, non significa un abbandono: la politica monetaria potrebbe rimanere accomodante e favorevole ai mercati. La Banca Centrale Europea si trova in una situazione simile.

Dovra' monitorare attentamente i prezzi dell'energia per evitare uno shock inflazionistico simile a quello osservato nel 2021-2022. Tuttavia, finche' l'aumento dei prezzi restera' temporaneo e non emergeranno effetti secondari, un rialzo dei tassi quest'anno appare poco probabile.

* Global Co-CIO di Oddo Bhf.

red-

(RADIOCOR) 11-03-26 13:56:11 (0425) 5 NNNN

 


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.