Moneyfarm: energia, inflazione e tassi, le onde d'urto del conflitto sull'economia - PAROLA AL MERCATO
di Richard Flax* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 mar - Con il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, diventa fondamentale riflettere sui possibili canali attraverso cui la crisi puo' influenzare l'economia globale. Il primo e piu' immediato riguarda i prezzi delle materie prime energetiche.
Nelle ultime settimane petrolio e gas naturale hanno registrato aumenti significativi, per quanto le quotazioni rimangano ancora inferiori ai picchi raggiunti nel 2022, all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina. La risalita dei prezzi del petrolio ha portato anzitutto a un evidente aumento del costo medio della benzina, il cui l'impatto sui bilanci delle famiglie sara' tanto maggiore quanto piu' a lungo proseguiranno le tensioni. Ma l'energia e' un input indispensabile anche per numerosi settori produttivi e un'impennata dei prezzi puo' riflettersi sui costi dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari, ad esempio, oltre a generare ulteriori pressioni lungo le catene di approvvigionamento.
Le aspettative degli investitori riguardo alla politica monetaria sono cambiate in modo piuttosto repentino: se alla fine di febbraio il mercato riteneva probabile che la Federal Reserve avrebbe effettuato almeno due tagli dei tassi entro la fine dell'anno, a distanza di poche settimane le attese sono al massimo di un singolo taglio. In altre aree economiche, come Regno Unito ed Eurozona, alcuni osservatori iniziano persino a considerare la possibilita' di nuovi rialzi dei tassi nel 2026. In passato, un conflitto di questo tipo sarebbe stato probabilmente interpretato come uno shock di offerta temporaneo, con l'idea che le banche centrali dovessero guardare oltre gli effetti immediati sull'inflazione. Tuttavia, un ragionamento simile era stato seguito anche nel 2022 e, col senno di poi, molti banchieri centrali furono criticati per aver reagito troppo lentamente all'accelerazione dei prezzi. Di conseguenza, oggi gli investitori si aspettano un cambio di interpretazione da parte delle autorita' monetarie, il che ha contribuito a spingere verso l'alto anche i rendimenti obbligazionari a lungo termine.
Nel complesso, questi sviluppi mostrano come le tensioni stiano iniziando a influenzare il contesto macroeconomico globale, con effetti che potrebbero ampliarsi con il protrarsi delle ostilita'. Si e' gia' osservata una certa debolezza sia nei mercati obbligazionari sia in quelli azionari, con dinamiche che ricalcano in parte quanto accaduto nel 2022. Finora, tuttavia, l'impatto complessivo e' rimasto relativamente contenuto, forse per via di rendimenti obbligazionari di partenza molto piu' elevati o forse per l'aspettativa diffusa che il conflitto possa avere una durata limitata. In questo contesto, la diversificazione continua a rappresentare un elemento decisivo: poter contare su un'ampia gamma di strumenti di investimento - tra azioni, valute, credito, debito sovrano e materie prime - permette di gestire i portafogli in modo flessibile anche in fasi caratterizzate da maggiore incertezza e volatilita'.
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(RADIOCOR) 22-03-26 12:15:12 (0146) 5 NNNN