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La Financiere de l'Echiquier: Fed e Bce tra shock energetici e stagflazione - PAROLA AL MERCATO

di Enguerrand Artaz* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 23 mar - Non c'e' voluto molto perche' l'impennata dei prezzi dell'energia riportasse in auge un termine sinonimo di un contesto tutt'altro che promettente per i mercati: la stagflazione. Un timore reso ancor piu' vivo dal fatto che l'ultimo vero episodio di stagflazione mondiale, negli anni '70, affondava le radici nei conflitti in Medio Oriente: la guerra del Kippur durante la prima crisi petrolifera e la rivoluzione iraniana durante la seconda. Benche' l'uso di questa terminologia sia ad oggi prematuro, resta il fatto che ben rappresenta il sentimento attuale, ovvero il timore di un rallentamento della crescita economica e di una recrudescenza dell'inflazione. Risulta piuttosto difficile navigare in questo contesto per le banche centrali, che in molti casi hanno tenuto la loro riunione di politica monetaria la scorsa settimana.

Il quadro e' unanime, dalla Federal Reserve statunitense alla Banca centrale europea, passando per la Banca d'Inghilterra o la Banca del Giappone: il conflitto iraniano rimescola le carte dello scenario economico e genera una fortissima incertezza a breve termine. Le sue conseguenze dipenderanno dalla sua durata e da potenziali escalation. Risultato: una revisione al rialzo delle previsioni di inflazione per il 2026 e il 2027 da parte delle banche centrali, con un impatto molto piu' forte sull'inflazione complessiva - che include i prezzi dell'energia - che sull'inflazione di fondo, a dimostrazione che, in questa fase, i banchieri centrali prevedono un effetto trasmissione limitato dell'aumento dei prezzi del petrolio e del gas sul resto dei beni e servizi.

Questa posizione e' logica. A differenza del 2022, la situazione economica attuale e' destinata in misura minore a generare una spirale inflazionistica ed e' nettamente piu' soggetta a un rischio di indebolimento della crescita.

Partendo da questa constatazione, le prospettive divergono.

Lato BCE, la crescita attesa e' rivista al ribasso per i prossimi due anni, scendendo allo 0,9% nel 2026 e addirittura allo 0,4% in uno scenario 'avverso' in cui, tuttavia, l'inflazione di fondo risalirebbe al 3,9% nel 2027, limitando drasticamente la capacita' di sostegno economico dell'istituzione. A meno di voler reiterare gli errori disastrosi del 2008 e del 2011[1], la BCE non ha alcun motivo per alzare i tassi a breve contrariamente a quanto si aspettano i mercati. La banca centrale rischia pero' di essere altrettanto impotente nel sostenere un'economia europea la cui timida ripresa potrebbe essere stroncata sul nascere dai costi energetici.

*Strategist di La Financiere de l'Echiquier.

Red-

(RADIOCOR) 23-03-26 13:44:18 (0351) 5 NNNN

 


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