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Janus Henderson: dati sull'inflazione Usa moderati, ma lo scenario resta fragile - PAROLA AL MERCATO

di John Kerschner* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 10 apr - I dati sull'indice dei Prezzi al Consumo (CPI) pubblicati questa mattina sono risultati in linea con le aspettative, tenuto conto dell'aumento dei prezzi dell'energia causato dal conflitto con l'Iran. Sebbene il dato complessivo abbia registrato il valore piu' alto dal giugno 2022, attestandosi allo 0,87%, tale cifra e' risultata leggermente inferiore alle previsioni dell'1,0%. Questo dato su base mensile corrisponde a un valore su base annua del 3,29%. Al contrario, il dato relativo al CPI core si e' attestato a un modesto 0,20%, portando il dato su base annua a un ragionevolmente contenuto 2,60%.

Sebbene questi dati si riferiscano a marzo, l'influenza del conflitto con l'Iran e' lungi dall'essere terminata. Ad esempio, i prezzi della benzina sono aumentati del 21% nel report, e tuttavia di circa il 40% complessivamente dall'inizio del conflitto. Ci si aspettano quindi ulteriori aumenti in questo settore. Allo stesso modo, i prezzi dei generi alimentari sono rimasti stabili questa mattina, ma, dato l'aumento dei prezzi del gasolio, e' solo questione di tempo prima che questi effetti si ripercuotano su settori a valle come quello alimentare.

Sul versante positivo, l'indice dei servizi core escluso l'alloggio (il cosiddetto Super Core) e' aumentato solo dello 0,18%, contro una media degli ultimi due mesi dello 0,47%, e l'OER ha registrato per la terza volta consecutiva un livello dello 0,22%, portando il dato OER su base annua al 3,02% - un livello che non vedevamo dal terzo trimestre del 2021.

Anche alla luce dei dati migliori del previsto di questa mattina, la Fed si trova di fronte a un grave dilemma per le prossime riunioni. La Fed ignorera' questa anomalia, si spera di breve durata, nei dati sull'inflazione o prendera' effettivamente in considerazione un aumento dei tassi quando la crescita economica sembra in qualche modo in stallo? La risposta sta ovviamente nella durata del conflitto, che, onestamente, nessuno puo' prevedere con precisione in questo momento. Quello che sappiamo e' che, anche se lo Stretto di Hormuz si riaprisse oggi, i prezzi dell'energia rimarranno elevati per mesi e potenzialmente per anni a venire.

Attualmente il mercato obbligazionario ci sta dicendo che la Fed continuera' a tenere un tono duro sull'inflazione, ma con azioni molto limitate. I mercati stanno scontando lo status quo sui tassi dei Fed Funds per almeno le prossime dieci riunioni della Fed.

Tuttavia, gli operatori di mercato dimenticano a loro rischio e pericolo l'euristica secondo cui un aumento del 10% dei prezzi del petrolio fa salire il CPI complessivo di 25-30 punti base e quello core di 4-5 punti base. Se il petrolio dovesse rimanere a questi livelli, superiori del 40-50% rispetto a quelli pre-Iran, per un periodo di tempo considerevole, ci troveremmo di fronte a dati CPI complessivi che potrebbero superare il 4% e persino a dati dell'CPI core intorno al 3%, vanificando gran parte dei progressi compiuti dalla Fed sull'inflazione negli ultimi quattro anni.

*Global Head of Securitized Products and Portfolio Manager di Janus Henderson Investors.

Red-

(RADIOCOR) 10-04-26 15:58:38 (0429) 5 NNNN

 


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