IG Italia: petrolio, volatilita' estrema e premio al rischio geopolitico in aumento - PAROLA AL MERCATO -2-
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 09 mar - Scenari a un mese: dove possono andare WTI e Brent? Se nelle prossime settimane dovessimo assistere a un conflitto ancora aperto ma con una riapertura anche parziale di Hormuz, lo scenario piu' probabile resta quello di un petrolio stabilmente alto ma senza nuovi spike rialzisti. In questo caso crediamo che il WTI possa muoversi in un corridoio fra $95 e $115 e il Brent fra $100 e $120 entro un mese: livelli compatibili con traffico marittimo parziale, minacce ancora elevate e capacita' di compensazione solo incompleta da parte di altri produttori o delle scorte.
Se invece il conflitto dovesse protrarsi con nuovi danni a infrastrutture nel Golfo, ulteriori tagli produttivi in Iraq, Kuwait, Arabia Saudita o Emirati, e soprattutto con un blocco persistente di Hormuz, allora il mercato entrerebbe in una fase diversa: non piu' solo premio al rischio, ma vero pricing di uno shock energetico globale. In quel caso, nel giro di un mese il WTI potrebbe salire verso $120-$150 e il Brent verso $125-$160, con punte anche superiori a $200 nelle sedute piu' caotiche.
Lo scenario ribassista esiste ma con minori probabilita'.
Richiederebbe una combinazione abbastanza precisa: ripresa del traffico nello Stretto, assenza di nuovi attacchi contro asset energetici regionali, segnali politici di contenimento e magari anche un rilascio coordinato di scorte che convinca il mercato che il peggio e' alle spalle. Solo in quel caso il WTI potrebbe tornare in area $80-$90 e il Brent in area $85-$95 entro un mese. Ma allo stato attuale il mercato non sembra ancora pronto a prezzare con convinzione una vera normalizzazione.
Impatto sull'inflazione Il FMI ha gia' avvertito che un aumento del 10% del petrolio, se mantenuto per gran parte dell'anno, puo' aggiungere circa 0,4 punti percentuali all'inflazione globale. Riteniamo che un incremento duraturo di $10 al barile possa valere circa 0,2-0,3 punti percentuali di inflazione in piu'. Se i prezzi petroliferi restassero stabilmente sopra $100 e magari verso $110-$120 per settimane o mesi, il colpo su inflazione e aspettative inflazionistiche sarebbe significativo.
Per l'Europa il problema e' doppio: non c'e' solo il petrolio, ma anche l'aumento del prezzo su gas, che si riflette sul costo dei trasporti e della logistica. La Commissione europea e la BCE hanno gia' mostrato in passato che gli shock energetici sottraggono reddito reale alle economie importatrici e tendono a rallentare la crescita mentre spingono in alto l'inflazione. E' esattamente il meccanismo da cui nasce il timore di stagflazione. Per l'Italia la situazione e' molto delicata, perche' il nostro sistema produttivo resta particolarmente legato ai costi energetici.
*Senior Market Strategist di IG Italia "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non puo' in alcun caso essere considerato una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.
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(RADIOCOR) 09-03-26 16:44:00 (0453) 5 NNNN