Dpam: crisi in Medio Oriente, implicazioni per i portafogli obbligazionari - PAROLA AL MERCATO
di Sam Vereecke * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 mar - Gli attacchi in Iran e in tutto il Medio Oriente comportano gravi conseguenze umane per la regione. Per i mercati, il quesito fondamentale riguarda il potenziale impatto su prezzi del petrolio, inflazione, crescita e valutazione degli asset. Gli scenari piu' rilevanti sono due e ruotano attorno allo Stretto di Hormuz: una breve interruzione che l'economia globale sarebbe in grado di assorbire o un'interruzione prolungata con conseguenze macroeconomiche ben piu' serie.
1.In caso di interruzione breve, i prezzi del petrolio potrebbero attestarsi tra 90 e 100 Usd al barile, per poi tornare gradualmente verso i 70 Usd con la normalizzazione dell'offerta. Anche in questo scenario, l'aumento dei prezzi energetici spingerebbe l'Ipc globale al di sopra dei target delle banche centrali, gravando moderatamente sulla crescita nel 2026. Nel complesso, l'impatto macro rimarrebbe gestibile. Un'interruzione prolungata, invece, spingerebbe probabilmente il greggio ad almeno 120 Usd al barile, con relativo adeguamento dei consumi e rallentamento dell'attivita' economica. L'inflazione aumenterebbe bruscamente a fronte di un indebolimento di crescita e redditivita', creando un difficile trade-off di politica monetaria per le banche centrali. Al momento, i mercati non scontano un grave shock dell'offerta. I prezzi di petrolio e gas sono aumentati, ma la volatilita' tra spread creditizi, tassi e valute rimane moderata. I mercati reagiscono ai disagi logistici, ma non a una crisi energetica duratura.
2.Qualora lo shock dovesse prolungarsi, le banche centrali si troverebbero di fronte a un'inflazione piu' elevata e a una crescita piu' debole. Trattandosi di uno shock d'offerta piuttosto che di un'inflazione trainata dalla domanda, riteniamo che i decisori politici sarebbero in ultima analisi piu' inclini a sostenere la crescita che a inasprire ulteriormente la politica monetaria contro un'inflazione che non possono controllare direttamente. Nello scenario di interruzione prolungata, sebbene i mercati possano inizialmente prezzare un maggiore rischio inflattivo, un blocco persistente potrebbe infine spingere le autorita' verso un allentamento, man mano che il freno alla domanda e all'attivita' diventa piu' marcato.
Impatto sui portafogli obbligazionari governativi A febbraio avevamo gia' iniziato a ridurre il sovrappeso sulla duration, poiche' il rally dei tassi di inizio anno non era supportato da un cambiamento sostanziale dei fondamentali macroeconomici. L'escalation in Medio Oriente ha introdotto nuovi rischi. L'incertezza sugli obiettivi statunitensi nei confronti dell'Iran e la rimozione della leadership iraniana hanno accresciuto il rischio politico. Le ritorsioni verso gli stati del Golfo mirate ai prezzi dell'energia hanno inoltre sollevato il rischio che i tipici comportamenti da beni rifugio possano non concretizzarsi, data la sensibilita' dei mercati all'inflazione manifestatasi dal 2020.
Abbiamo pertanto ridotto l'esposizione al rischio di credito dei paesi e portato la duration a neutrale. I titoli di stato italiani sono passati da sovrappeso a sottopeso. In una prima fase, parte di questo aggiustamento e' stata convogliata verso i beni rifugio, dato che i mercati non avevano ancora incorporato un nuovo shock inflattivo. Tuttavia, con il rapido spostamento del sentiment dalla ricerca di sicurezza ai timori per l'inflazione, abbiamo ridotto ulteriormente la duration per contrastare la pressione rialzista sui tassi di interesse. Infine, l'aggravarsi dei rischi legati all'offerta energetica ci ha spinto a chiudere i rimanenti sovrappesi di duration in tutte le strategie.
Cio' riflette un cambiamento di convinzione. In precedenza, prevedevamo che le banche centrali dei mercati sviluppati mantenessero i tassi stabili o li riducessero leggermente nel corso del 2026, sostenendo un sovrappeso sulla duration. Con l'aumento dei prezzi energetici che spinge l'inflazione headline verso l'alto, tagli dei tassi a breve termine appaiono ora improbabili. Il ricordo della recente impennata inflattiva aumenta anche il rischio che i mercati prezzino potenziali effetti secondari prima che si concretizzino. In questo contesto, una posizione neutrale o leggermente sottopesata sulla duration appare piu' appropriata, a seconda della durata del conflitto.
Al di fuori del tipico allargamento degli spread che accompagna gli shock macro, la maggior parte degli emittenti sovrani dovrebbe rimanere fondamentalmente stabile. In Europa, posizioni fiscali piu' solide sostengono gli attuali livelli di spread, sebbene l'intervento governativo rimanga un rischio da monitorare. Qualsiasi aumento significativo e idiosincratico dei rischi fiscali potrebbe portare a livelli di spread piu' elevati.
* Cio Fixed Income Dpam.
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(RADIOCOR) 22-03-26 16:04:18 (0305) 5 NNNN