Columbia Threadneedle: prezzi delle materie prime, ora cosa succedera'? - PAROLA AL MERCATO
di Anthony Willis* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 31 mar - - Il prezzo del petrolio si attesta ora a poco piu' di 115 dollari al barile - con un aumento del 59% dall'inizio del conflitto e un andamento sopra i 100 dollari fino a luglio secondo la curva dei futures.
- Sebbene siano in corso colloqui di pace, resta in vigore la scadenza del 6 aprile fissata dal presidente Trump entro la quale l'Iran dovra' accettare un accordo, altrimenti gli Stati Uniti potrebbero colpire le infrastrutture energetiche del Paese, con una reazione inevitabile iraniana.
- Non si tratta solo di petrolio: con le forniture di gas, elio, ammoniaca e urea anch'esse interessate, l'impatto si estende a tutto il settore delle materie prime, con ripercussioni sulla produzione di fertilizzanti e, di conseguenza, sui prezzi dei generi alimentari.
- L'oro, che finora quest'anno ha registrato un andamento positivo, e' sceso del 14% dall'inizio della guerra, con i rischi legati all'inflazione che superano di gran lunga la protezione che l'oro puo' offrire contro gli shock geopolitici nel breve termine.
- Le prossime due settimane dovrebbero essere utili per capire quale sara' l'andamento futuro, ma possiamo sicuramente aspettarci prezzi energetici elevati ancora per un po' di tempo.
Ieri mattina, il prezzo del petrolio si attestava a poco piu' di 115 dollari al barile, con un aumento del 59% dall'inizio del conflitto. Osservando la curva dei futures sul greggio Brent, il prezzo e' ora di 100 dollari al barile fino a luglio, per poi scendere a circa 85 dollari al barile entro dicembre. Si tratta comunque di un premio significativo rispetto al livello precedente allo scoppio della guerra, infatti, per contestualizzare, si prevedeva che il petrolio si attestasse intorno ai 60 dollari al barile entro la fine del 2026 - a prescindere dai rischi geopolitici, che ovviamente stiamo affrontando in questo momento.
Quindi, cosa ci aspetta ora? Ci sono chiaramente rischi al rialzo se dovessimo assistere alla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, o, addirittura, a un'ulteriore escalation della situazione. Sono in corso colloqui di pace con i mediatori, ma resta centrale la scadenza del 6 aprile fissata dal presidente Trump: entro tale termine l'Iran dovra' accettare un accordo, in assenza del quale gli Stati Uniti potrebbero colpire le infrastrutture energetiche del Paese, con il rischio di una inevitabile reazione iraniana.
Nello Yemen, inoltre, durante il fine settimana abbiamo assistito al lancio del primo missile contro Israele da parte degli Houthi, sostenuti dall'Iran. Si tratta del loro primo coinvolgimento in questo conflitto e riporta alla memoria gli attacchi sferrati dagli Houthi negli ultimi anni contro le navi nel Mar Rosso, il cui punto nevralgico e' lo Stretto di Bab al-Mandeb, nonche' porta d'accesso al mare. Ovviamente, il Mar Rosso conduce al Canale di Suez, che e' una linea di navigazione vitale verso l'Europa, ma potrebbe anche fungere da via alternativa per l'esportazione del petrolio dal Golfo attraverso un oleodotto che arriva fino alla costa saudita del Mar Rosso. Un'interruzione in questa zona rappresenterebbe un ulteriore grave ostacolo per le catene di approvvigionamento globali e comporterebbe rischi al rialzo per i prezzi delle materie prime.
*Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments.
Red-
(RADIOCOR) 31-03-26 13:43:16 (0440) 5 NNNN