Carmignac: commento di previsione ai meeting delle banche centrali - PAROLA AL MERCATO
di Kevin Thozet* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 mar - Con tutte le principali banche centrali del G10 impegnate in riunioni di politica monetaria questa settimana, gli osservatori si preparano a una fase insolitamente intensa.
Il tempismo non potrebbe essere piu' significativo. I recenti sviluppi geopolitici e il conseguente shock globale sull'offerta energetica hanno innescato una marcata revisione delle aspettative di politica monetaria e movimenti al rialzo senza precedenti dei rendimenti obbligazionari nei mercati sviluppati.
Solo poche settimane fa, i mercati scontavano ampiamente cicli di allentamento monetario in diverse economie. Oggi, lo scenario e' molto piu' incerto.
Il dibattito ruotera' attorno alla scelta delle banche centrali: ignorare quello che potrebbe rivelarsi uno shock temporaneo dell'offerta oppure adottare un orientamento piu' restrittivo, alla luce delle crescenti preoccupazioni che prezzi energetici piu' elevati possano alimentare le aspettative di inflazione, le richieste salariali e i comportamenti di pricing delle imprese.
E' probabile che questa settimana si mantenga lo status quo in termini di politica monetaria, ma la comunicazione sara' cruciale per comprendere come le banche centrali intendano affrontare un nuovo shock inflazionistico.
Fed: l'inflazione non si ferma e il petrolio peggiora il quadro All'inizio del 2026, i mercati si aspettavano oltre due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell'anno.
Oggi i futures ne indicano uno solo. Il motivo e' semplice: a cinque anni dal primo superamento del target, l'inflazione core (Core PCE), misura preferita dalla Fed, resta ostinatamente elevata (anche prima del recente aumento dei prezzi energetici). Le prospettive di un ritorno duraturo al 2% nel breve termine appaiono piu' come un auspicio che una realta'.
Sebbene l'energia incida principalmente sull'inflazione headline e non su quella core, la vera preoccupazione della Fed riguarda gli effetti a cascata. Se lo shock energetico dovesse persistere, potrebbe trasmettersi ai comportamenti di prezzo piu' ampi. Nel periodo post-Covid, la sensibilita' agli shock dell'offerta e' cambiata: le imprese trasferiscono piu' rapidamente i costi piu' elevati e i lavoratori sono piu' propensi a rinegoziare i salari. Questo potrebbe rendere l'inflazione piu' persistente.
Allo stesso tempo, l'economia statunitense continua a mostrare resilienza. Gli indicatori coincidenti collocano il PIL al 2,7%, segnalando una crescita ancora solida. Anche il mercato del lavoro appare meno fragile di quanto suggeriscano i dati headline: sebbene la creazione di occupazione sia stata inferiore alle attese, la Fed probabilmente si concentrera' sulla stabilizzazione del tasso di disoccupazione e sulla tenuta della crescita salariale. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione restano contenute e i licenziamenti sono diminuiti, indicando un'attivita' di riduzione del personale ancora limitata.
*membro del comitato investimenti di Carmignac.
Red-
(RADIOCOR) 17-03-26 13:45:05 (0370) 5 NNNN