Capital Group: la Bce alzera' davvero i tassi di interesse nel 2026? - PAROLA AL MERCATO -2-
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 08 mar - La BCE alzera' i tassi se i Paesi dell'Eurozona, a parte la Germania, adotteranno politiche fiscali piu' restrittive nel 2026? Le previsioni ufficiali presentate alla Commissione europea lo scorso autunno implicano che Francia, Spagna e Italia adotteranno politiche fiscali piu' restrittive, in varia misura, nel 2026. Siamo tuttavia scettici sul fatto che alcuni governi, in particolare la Francia, saranno in grado di farlo.
Lo stallo politico del Paese creatosi attorno al bilancio 2026 ha costretto il Primo Ministro, Se'bastien Lecornu, a fare importanti concessioni sulle misure volte a ridurre il disavanzo; il bilancio appena approvato implica una riduzione del disavanzo inferiore rispetto a quanto ipotizzato nelle previsioni autunnali della Commissione europea. Il recente track record della Francia, tuttavia, suggerisce che anche questo minore inasprimento potrebbe rivelarsi troppo ottimistico.
Inoltre, l'Europa sta subendo crescenti pressioni per aumentare la spesa per la difesa, e Paesi come la Spagna e l'Italia sono finora rimasti indietro rispetto alle controparti settentrionali e orientali. Il peggioramento delle relazioni transatlantiche sta evidenziando la vulnerabilita' europea in tema di sicurezza, lasciando intendere che la spesa per la difesa potrebbe superare le attese.
Detto cio', i sostanziali ritardi nella spesa tedesca oppure un inasprimento fiscale piu' marcato del previsto altrove, rappresentano un rischio chiave per la mia previsione di un'inflazione piu' elevata. Monitoreremo con attenzione i dati fiscali a livello di singolo Paese per trovare conferme che le nostre previsioni restino in linea con le attese.
La BCE alzera' i tassi anche se l'Europa sta affrontando un 'secondo shock cinese'? I timori che i dazi USA nei confronti della Cina avrebbero provocato un'ondata di importazioni dirottate verso l'Europa, accelerando la deindustrializzazione e agendo come uno shock deflazionistico, si sono rivelati eccessivamente pessimisti.
Non vi sono molti segnali che la deviazione dei flussi commerciali cinesi abbia subito un'accelerazione nel 2025: ne' i volumi ne' i prezzi delle importazioni si sono discostati in misura significativa dai trend di lungo periodo. Inoltre, la pressione al ribasso sull'inflazione dei beni dovuta al rafforzamento dell'euro e' stata piu' contenuta di quanto la BCE si aspettasse. L'inflazione dei beni industriali non energetici si e' stabilizzata intorno alla media pre-pandemica. Non neghiamo che l'industria europea debba affrontare forti ostacoli derivanti dalla concorrenza cinese - pur essendo piu' ottimisti del consenso sulla capacita' dell'UE di adattarsi - ma si tratta chiaramente di una questione di lungo periodo. Nel breve termine, le fluttuazioni cicliche rappresentano un fattore piu' rilevante per le prospettive di crescita e inflazione.
La BCE alzera' i tassi se gli USA dovessero ritirarsi dall'Ucraina/NATO o intensificare la guerra commerciale? Con l'erosione delle relazioni transatlantiche, l'Europa si sta impegnando in maniera crescente a ridurre la sua dipendenza dagli Stati Uniti. Se questo processo dovesse subire un'accelerazione, i rischi per la spesa fiscale (specie per difesa e sicurezza) sarebbero al rialzo. A parita' di condizioni, invece, cio' aumenterebbe la pressione inflazionistica. Un confronto piu' aggressivo tra USA ed Europa, che sia economico o militare, comporterebbe tuttavia dei rischi di ribasso alla crescita, con un impatto ambiguo sull'inflazione. Cio' limiterebbe, probabilmente, il rischio di un inasprimento della politica monetaria della BCE, pur potendo rendere comunque difficili tagli consistenti (a seconda dell'entita' dell'impatto sul PIL).
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(RADIOCOR) 08-03-26 13:05:49 (0247) 5 NNNN