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AllianzGI: ritorno alla normalita', una narrativa giustificata? - PAROLA AL MERCATO

di Stefan Rondorf* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 04 mag - A circa due mesi dall'inizio delle ostilita' in Iran, i mercati finanziari appaiono sorprendentemente calmi. Sebbene i prezzi dell'energia rimangano volatili ed elevati, e nonostante l'incertezza geopolitica e geoeconomica sia ancora significativa, le asset class piu' rischiose, in particolare azioni e obbligazioni societarie, hanno mostrato una notevole tenuta. Per gli investitori, il dilemma e' capire se tale fiducia sia giustificata o se si stiano sottovalutando potenziali rischi. Una sintesi dei principali sviluppi recenti dei mercati e dei fattori che li hanno sostenuti puo' essere utile per rispondere a questo interrogativo.

Come interpretare i recenti movimenti di mercato? Dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, i mercati petroliferi hanno fatto da sismografo della crisi: all'inizio dell'anno, molti operatori prevedevano un mercato petrolifero in leggero eccesso di offerta. Il greggio Brent era scambiato a circa 60 dollari al barile, il livello piu' basso dal 2021.

Con l'aumentare dei segnali di una possibile escalation militare, nel mese di febbraio al prezzo del petrolio si e' progressivamente aggiunto un premio per il rischio politico di circa 10 dollari al barile. Le quotazioni hanno subito un'impennata toccando quasi i 120 dollari al barile al culmine del conflitto, per poi ripiegare temporaneamente verso i 90 dollari. Al momento della stesura, il prezzo e' tornato sopra i 105 dollari. Anche i future sul petrolio hanno registrato un forte rialzo: per le consegne nella primavera del 2027, il prezzo forward e' salito da 60 a punte di 85 dollari al barile, per poi stabilizzarsi intorno agli 80 dollari. In sintesi, i mercati petroliferi stanno sempre piu' incorporando il rischio di interruzioni prolungate dell'offerta. Un'ipotesi che appare coerente, considerando che piu' a lungo lo Stretto di Hormuz rimarra' di fatto impraticabile, maggiore sara' la quantita' di greggio che verra' strutturalmente a mancare sul mercato globale.

Le preoccupazioni inflazionistiche legate all'aumento dei prezzi energetici si sono trasmesse anche ai rendimenti dei titoli governativi, saliti sensibilmente in breve tempo.

Negli Stati Uniti, i rendimenti dei Treasury a 2 anni sono aumentati di circa 30 punti base, mentre quelli a 10 anni di circa 15 punti base. In Germania, i rendimenti dei Bund a 2 anni sono saliti di oltre 40 punti base e quelli sui titoli a 10 anni hanno evidenziato un rialzo tra i 15 e i 20 punti base. Il movimento piu' marcato sulla parte breve della curva dei rendimenti segnala che il mercato sta riconsiderando le proprie aspettative sulle politiche monetarie delle banche centrali. Per quanto riguarda la Banca Centrale Europea (BCE), i mercati scontano una maggiore probabilita' di tassi; per la Federal Reserve (Fed), la banca centrale statunitense, si ipotizza invece una minore probabilita' di tagli.

Coerentemente con questo scenario, i tassi di inflazione impliciti nel mercato degli swap per i prossimi dodici mesi sono saliti in modo deciso su entrambe le sponde dell'Atlantico. Anche i sondaggi, come quello recente della BCE, evidenziano che le aspettative di inflazione dei consumatori sono in netto aumento.

I mercati delle obbligazioni societarie sono apparsi relativamente imperturbabili. Dopo l'ampliamento di marzo, gli spread creditizi (un indicatore del rischio associato alle obbligazioni societarie) sono tornati vicini ai livelli precedenti la guerra in Iran, specie negli Stati Uniti. Un quadro simile emerge dai mercati azionari: l'MSCI World e i principali indici statunitensi scambiano ora a livelli superiori a quelli registrati prima del conflitto, mentre gli indici di riferimento europei rimangono ancora a livelli inferiori. La performance piu' solida e' arrivata dall'indice dei semiconduttori statunitense SOX e dai mercati asiatici ad alta componente tecnologica, come Corea e Taiwan. Di contro, i settori legati ai beni di consumo continuano a sottoperformare, penalizzati da una spesa piu' debole e dai rischi sui margini. La dinamica di mercato appare chiara: dominano i temi di crescita strutturale legati ai fornitori di infrastrutture per l'intelligenza artificiale (AI). Al contrario, la fiducia nei consumi e nei settori ciclici al di fuori delle principali tematiche tecnologiche appare decisamente piu' contenuta.

Sui mercati valutari, il dollaro ha recentemente perso parte della sua attrattiva come classico bene rifugio; cio' suggerisce che i mercati attribuiscano un peso minore al vantaggio degli Stati Uniti in termini di approvvigionamento energetico, oppure che stiano tornando a concentrarsi maggiormente sulle opportunita' offerte da altre aree geografiche.

*Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy.

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(RADIOCOR) 04-05-26 16:55:12 (0475) 5 NNNN

 


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