AllianzGI: punti di tensione - PAROLA AL MERCATO
di Stefan Rondorf* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 08 mar - L'anno e' iniziato con una notevole resilienza dei mercati finanziari, ma gli sviluppi di febbraio hanno messo in luce tensioni crescenti sotto la superficie. Mentre i mercati azionari europei e giapponesi hanno toccato a piu' riprese nuovi massimi, i principali indici statunitensi si sono mossi lateralmente e, a tratti, sono scesi. Nonostante dati macroeconomici generalmente solidi e un'inflazione piu' vischiosa, i rendimenti obbligazionari statunitensi sono diminuiti. Il settore tecnologico emerge come un punto di tensione particolarmente significativo: se da un lato per i fornitori di apparecchiature per data center si prospettano utili consistenti, dall'altro crescono i dubbi sulla sostenibilita' dei modelli di business nel segmento software.
Nel frattempo, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente - insieme alle implicazioni della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi per la politica commerciale negli Stati Uniti e non solo - aumentano il livello di rischio.
E' quindi il momento di mettere in prospettiva gli sviluppi piu' recenti: -Iran: Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran e la morte della guida suprema del Paese rappresentano un'escalation significativa del conflitto in Medio Oriente; di conseguenza, i mercati devono attribuire maggiore peso a scenari che comportano ulteriore incertezza - in particolare alla possibilita' di un'ulteriore estensione regionale del conflitto o di un cambio di regime in Iran. Ancora una volta, i prezzi del petrolio sono destinati a rappresentare una variabile chiave per crescita, inflazione e mercati finanziari. Una questione centrale e' se lo Stretto di Hormuz - passaggio strategico fondamentale per le spedizioni globali di petrolio e gas - possa diventare impraticabile per un lungo periodo. Al momento, la maggior parte degli osservatori non considera un blocco prolungato come lo scenario di base.
I prezzi del petrolio sono aumentati immediatamente dopo l'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, ma, al momento in cui scriviamo (inizio marzo), non sembrano scontare interruzioni prolungate dell'offerta. Cio' detto, la situazione rimane fluida e va monitorata con attenzione. Un fattore da non sottovalutare e' il netto calo dell'intensita' energetica (la quantita' di energia necessaria per generare un'unita' di prodotto interno lordo) in corso dalla meta' degli anni Sessanta. Negli Stati Uniti, ad esempio, per produrre un'unita' di output economico oggi serve circa il 40% dell'energia necessaria negli anni Sessanta, e in Germania l'intensita' energetica si e' ridotta a poco meno di un terzo rispetto a sessant'anni fa: questo significa che, nel corso del tempo, l'economia globale e' diventata progressivamente meno sensibile all'aumento dei prezzi dell'energia.
-La sentenza sui dazi degli Stati Uniti: Con una decisione storica, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato la legittimita' di un'ampia applicazione di dazi basata su una legge d'emergenza risalente agli anni Settanta. Nel breve termine, la sentenza genera incertezza giuridica sui futuri livelli dei dazi e su eventuali rimborsi agli importatori, ma rafforza anche la fiducia (recentemente indebolita) nei meccanismi istituzionali di pesi e contrappesi negli Stati Uniti. Per gli investitori, la prospettiva di una moderata riduzione dei dazi effettivi e il rischio di nuove tensioni in materia di politica commerciale - che potrebbero emergere qualora si testassero basi giuridiche alternative - potrebbero sostanzialmente compensarsi.
-Settore tecnologico: Nelle ultime settimane, all'interno del settore sono emerse dinamiche di prezzo nettamente divergenti. Da un lato vi sono i fornitori di attrezzature per data center e fabbriche di chip, cosi' come i produttori di microchip e semiconduttori, che stanno beneficiando del boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale (IA); dall'altro lato troviamo i fornitori di software, database, informazioni e servizi digitali, i cui modelli di business - agli occhi degli investitori - potrebbero essere sempre piu' esposti a rischi di disruption proprio a causa dell'IA. La questione non riguarda gli utili del prossimo trimestre, bensi' l'individuazione del corretto parametro di valutazione per la crescita degli utili nei prossimi cinque-dieci anni.
Tali preoccupazioni si sono riversate anche sul settore finanziario: le banche finanziano numerosi veicoli di investimento che, a loro volta, utilizzano il debito privato per finanziare l'espansione dei data center e dei modelli e delle applicazioni di IA. Pertanto, per il ciclo di innovazione dell'IA e' entrato in una nuova fase. Dopo l'euforia degli ultimi anni, prevale ora la preoccupazione per una selezione sempre piu' rigorosa tra vincitori e perdenti.
*Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy.
Red-
(RADIOCOR) 08-03-26 11:44:25 (0189) 5 NNNN