Aberdeen Investments: mercati, focus sul conflitto Iran - PAROLA AL MERCATO
di Paul Diggle* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 mar - Questo e' un contesto estremamente complesso in cui formulare previsioni e siamo consapevoli che molti dei nostri scenari possano essere percepiti come negativi. Il nostro ruolo, come economisti, e' individuare cio' che potrebbe non funzionare: questo significa condurre solide analisi di scenario per sottoporre i portafogli a rigorosi stress test e comprendere le esposizioni al rischio al ribasso. Anche se le previsioni possono rivelarsi imprecise, Lo scopo non e' una previsione perfetta, ma prepararsi a possibili fasi di ribasso. Dal punto di vista di medio termine della nostra House View, continuiamo a mantenere un orientamento positivo sull'azionario, moderatamente positivo sulla duration e neutrale sul dollaro.
Shock globali simultanei Nel nostro scenario di base, il conflitto con l'Iran genera uno shock geopolitico significativo ma di breve durata, pari a due-quattro settimane. Ipotizziamo un prezzo medio del petrolio a marzo pari a 90 dollari al barile (il che consente di incorporare una persistente volatilita' dei prezzi spot nei prossimi giorni), con un calo fino a 70 dollari entro la fine dell'anno. Di conseguenza, l'inflazione globale media nel 2026 risulterebbe piu' alta di 40 punti base, la crescita globale piu' bassa di 30 punti base e verrebbe meno un taglio dei tassi da parte di istituzioni come la Federal Reserve (Fed) e la Bank of England (BoE) rispetto a quanto altrimenti previsto. Una volta che lo shock geopolitico si sara' attenuato, il quadro macroeconomico tornera' a essere caratterizzato da una crescita abbastanza robusta, un'inflazione leggermente superiore all'obiettivo e un ulteriore modesto allentamento da parte delle banche centrali in alcune economie. Attribuiamo a questo scenario una probabilita' del 40% nel nostro orizzonte di previsione triennale.
I rischi legati al conflitto dominano lo scenario Questo scenario prevede che i flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz risulterebbero interrotti per mesi anziche' per settimane. Assumiamo un prezzo medio del petrolio a marzo di 120 dollari, con livelli superiori ai 100 dollari per sei mesi e ancora oltre gli 80 dollari a fine anno. La recente esperienza di inflazione elevata implica che le aspettative di inflazione siano meno ben ancorate del normale. Pertanto, le banche centrali non 'ignorano' questo shock, abbandonando i cicli di tagli e procedendo in alcuni casi ad aumenti dei tassi, anche nell'Eurozona. Attribuiamo a questo scenario una probabilita' del 30%, ma tale dato potrebbe cambiare rapidamente.
Stagflazione In questo scenario abbiamo modellizzato uno shock ancora piu' ampio sui prezzi del petrolio e, piu' in generale, sulle catene globali di approvvigionamento. Entrano in gioco dinamiche non lineari dei prezzi del petrolio. Si innescano dinamiche non lineari del prezzo del petrolio, con la capacita' di stoccaggio rapidamente esaurita e interruzioni produttive difficili da invertire. Assumiamo un prezzo medio del petrolio di 180 dollari al barile nel mese di marzo, con una traiettoria futura che rimane sopra i 100 dollari fino alla fine dell'anno. Trasporti, industria chimica, fertilizzanti e produzione alimentare subiscono tutti un forte shock sui costi. L'inflazione sale fino a livelli elevati a una cifra e non torna al 2% per diversi anni.
Questo scenario spinge l'economia globale in recessione. Le banche centrali aumentano i tassi di diversi punti percentuali. Attribuiamo attualmente a questo scenario una probabilita' del 20%, una percentuale molto elevata considerando la portata dello shock. Tuttavia, se il conflitto dovesse concludersi nelle prossime settimane, questo rischio al ribasso potrebbe ridursi altrettanto rapidamente.
*Chief Economist di Aberdeen Investments.
Red-
(RADIOCOR) 17-03-26 13:48:43 (0375) 5 NNNN