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Vertice Ue: di fronte all'urto competitivo cinese i 27 accelerano su misure difesa commerciale - FOCUS -2-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 17 giu - Nell'ordine del discorso europeo il dialogo con Pechino resta centrale perche' la Ue vuole confermarsi campione dei mercati aperti.

Viene negata una 'trumpizzazione' della politica commerciale, ma diplomatici riferiscono di riunioni ad alto livello tra i governi e la Commissione europea nelle quali molti si pronunciano apertamente con frasi tipo: 'Stop al momento naif della Ue'. Basta ingenuita'. Cosicche' il dialogo va costruito ma non puo' trattarsi di un dialogo 'senza denti', deve tradursi in un approccio per cui la ricca strumentazione di difesa commerciale rientra 'in una dottrina sistematica' di difesa degli interessi europei. Cio' e' possibile solo se i 27 mostrano di essere uniti altrimenti salta la leva della 'deterrenza' commerciale per spingere la Cina a rispettare le regole di un commercio equo, la reciprocita' delle aperture dei rispettivi mercati.

E' un fatto che le relazioni con la Cina hanno messo in luce divaricazioni profonde tra i governi, anche se poi i numeri per procedere alle misure difensive sono sempre stati trovati (per opporsi a un dazio i governi devono ottenere una maggioranza qualificata contraria). Ma e' anche vero che lo stato d'animo, se non ancora la chiara propensione, verso la Cina sta cambiando anche nei paesi da sempre attenti a evitare conflitti commerciali con Pechino: Germania, innanzitutto, poi Svezia, Slovacchia, Ungheria (molto ruota sul settore auto).

Prima del G7, il cancelliere tedesco Merz, di solito cautissimo nel trattare il tema Cina temendo per gli interessi delle case automobilistiche e della chimica nazionali, ha detto al Bundestag: "L'Europa beneficia piu' di qualsiasi altro continente al mondo di un commercio globale aperto ed equo, cio' resta vero ma e' anche vero che laddove altri non rispettano le regole comuni, noi non possiamo e non resteremo a guardare. Proteggeremo i nostri interessi e la nostra economia dalle pratiche commerciali di altri paesi che distorcono la concorrenza". E ha aggiunto: "Al Consiglio europeo, discuteremo di come possiamo ampliare i nostri strumenti all'interno dell'Unione europea, vogliamo sfruttare l'attrattiva del nostro mercato unico per far rispettare le regole di una concorrenza equa e trasparente".

Uno choc per la Germania e' stato il deficit commerciale record con la Cina appena sotto quota 90 miliardi di euro l'anno scorso: mentre il deficit Ue verso la Cina e' aumentato del 20% rispetto al 2024, quello tedesco e' aumentato del 33%. Importanti settori industriali tedeschi chiedono una politica di 'de-risking' (riduzione del rischio) dalla Cina piu' incisiva. Secondo alcuni e' una via perseguibile anche se implichera' dei costi, misure di ritorsione comprese. Poi l'impatto della potenza industriale cinese sull'economia tedesca: l'istituto di ricerca di Berlino Diw calcola che nel 2021, anno boom delle esportazioni cinesi, dipendevano dalla domanda finale cinese 1,1 milioni di posti di lavoro nazionali, circa il 2,5% degli occupati. Rispetto ad allora l'export tedesco in Cina e' calato di oltre il 40%, pari a una perdita di 400 mila posti di lavoro nei settori legati a quell'export.

Per la Ue la strada non e' in discesa: da un lato si vuole inviare un segnale a Pechino, sapendo che il mercato unico e' un'area dalla quale la Cina non puo' prescindere, dall'altro lato si vuole strutturare una svolta politica.

Antonio Pollio Salimbeni - Aps

(RADIOCOR) 17-06-26 17:29:52 (0623) 5 NNNN

 


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