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Nuveen: le banche centrali non possono produrre petrolio - PAROLA AL MERCATO

di Laura Cooper* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 03 mar - I mercati stanno affrontando uno shock geopolitico, ma il manuale degli investitori non sta funzionando. I titoli di Stato non si stanno comportando come beni rifugio affidabili, poiche' i timori di inflazione legati all'aumento dei prezzi del petrolio superano i timori di crescita, sconvolgendo il tradizionale modello di avversione al rischio. Sebbene la durata del conflitto rimanga cruciale, i mercati hanno gia' iniziato a ridimensionare le aspettative di taglio dei tassi, una rivalutazione che appare sempre piu' prematura. Le mosse delle banche centrali sono limitate e la politica monetaria puo' frenare la domanda, ma non compensare uno shock dal lato dell'offerta. In realta', una politica piu' restrittiva rischia di aggravare il rallentamento macroeconomico, spingendo gli investitori a cercare la sicurezza in modo piu' selettivo e a riconsiderare le tradizionali coperture.

Ripercussioni sull'economia globale Un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio, aggravato dalle interruzioni dei trasporti, ha implicazioni significative per l'andamento dell'inflazione globale. La questione fondamentale per i policy maker e' se l'aumento dei costi energetici possa destabilizzare le aspettative di inflazione o se, in ultima analisi, sia considerato uno shock transitorio dal lato dell'offerta. I mercati dei tassi hanno gia' reagito: le previsioni di un taglio completo da parte della Fed sono state spostate da luglio a settembre, le ipotesi sull'allentamento da parte della Banca d'Inghilterra sono state drasticamente ridimensionate e le aspettative sulla BCE sono passate da un possibile taglio nel 2026 a una pausa prolungata. Tuttavia, le banche centrali stanno entrando in questa fase con una minore flessibilita' politica, rischi di dominanza fiscale e una maggiore incertezza sul compromesso tra crescita e inflazione. Questo contesto suggerisce un ritardo nelle mosse politiche piuttosto che un cambiamento strutturale nei percorsi dei tassi.

La Fed non puo' raffreddare uno shock inflazionistico dal lato dell'offerta Nel peggiore dei casi, anche una chiusura dello Stretto di Hormuz - attraverso cui transita circa il 20% dell'offerta globale di petrolio - secondo le stime della Federal Reserve Bank di Dallas avrebbe effetti solo modesti e in larga parte transitori sull'inflazione core e sulle aspettative di prezzo, con una trasmissione che avverrebbe principalmente tramite i prezzi della benzina. Prezzi dell'energia piu' elevati agiscono inoltre come una tassa sui consumatori. Con margini gia' limitati per le famiglie statunitensi, l'erosione dei redditi reali peserebbe sulla crescita e, nel tempo, sosterrebbe un orientamento piu' accomodante piuttosto che restrittivo della politica monetaria. E' importante sottolineare che l'inasprimento monetario e' concepito per frenare la domanda, non per risolvere shock dal lato dell'offerta. Le banche centrali possono ridurre la domanda, ma non possono produrre piu' petrolio.

*global investment strategist and head of macro credit di Nuveen.

Red-

(RADIOCOR) 03-03-26 13:58:26 (0405) 5 NNNN

 


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