Notizie Radiocor

La Financiere de l'Echiquier: Iran, alla fine vincera' la Cina? - PAROLA AL MERCATO

di Enguerrand Artaz * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 12 apr - E' piuttosto difficile trovare due stili palesemente piu' contrapposti nella gestione del conflitto in Iran. Di fronte a un Donald Trump vendicativo, esagerato, che moltiplica le dichiarazioni e le contraddizioni, la Cina adotta una strategia ben piu' ordinata. Pechino e' intervenuta poco all'inizio delle ostilita', limitandosi a condannare gli attacchi americano-israeliani e a invocare un cessate il fuoco senza insistere piu' di tanto. Un po' per volta la Cina si e' manifestata con maggiore intensita' per il tramite di Wang Yi, Ministro degli Esteri, anche se e' stato necessario attendere la fine di marzo perche' intraprendesse azioni concrete, a cominciare dai colloqui condotti dal Pakistan nel tentativo di riconciliare l'Iran e gli Stati Uniti. Dietro questo tentativo di Islamabad non si puo' non vedere la mano di Pechino, che si e' del resto ufficialmente unita ai colloqui poco dopo.

Il momento scelto dalla Cina per intervenire in maniera piu' visibile nel conflitto iraniano non sembra essere dettato dal caso. Sta infatti per scadere il termine di 4-5 settimane citato da Donald Trump all'inizio del conflitto, in un momento di fortissime tensioni sui prezzi dell'energia i cui impatti economici iniziano a farsi sentire in molti Paesi, tra cui la stessa Cina. Pechino si pone cosi' quale attore credibile in un momento in cui la necessita' di una risoluzione diventa impellente, proponendosi come forza di distensione e stabilita' in stridente contrasto con la strategia e la comunicazione caotiche degli Stati Uniti.

Puo' sembrare paradossale dato che appare chiaramente, nonostante le smentite ufficiali, che la Cina sostiene militarmente l'Iran cui fornisce, in particolare, i sistemi di navigazione e di guida che consentono attacchi di precisione. Per Pechino, invece, si tratta soprattutto di giocare su due fronti: sostenere ufficiosamente i propri punti di influenza geopolitica e vestire ufficialmente i panni del modello di conciliazione ed equilibrio. Di fronte a un'immagine americana sempre piu' incostante, il vantaggio geopolitico e' evidente, in particolare nei confronti dei 'Paesi del Sud'.

Nel breve, la Cina non e' immune dalle conseguenze economiche del conflitto benche' alcune navi che vi erano dirette siano state autorizzate ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Il settore chimico cinese, ad esempio, fortemente dipendente dagli approvvigionamenti provenienti dallo Stretto, deve fare i conti con un incremento significativo dei costi. Una situazione che ne compromette ampiamente la competitivita', sul mercato europeo soprattutto dove la Cina e' solita andare a ribasso. In un'ottica di lungo termine, tuttavia, il Paese ha molto da guadagnare. Da un lato, il conflitto in Iran ricorda al mondo il pericolo della dipendenza dalle energie fossili, per questioni ambientali e, soprattutto, nel caso specifico, di sovranita'. Ne esce cosi' inevitabilmente rafforzato l'imperativo dell'indipendenza energetica e il ricorso crescente a soluzioni elettriche. Ebbene, in questo segmento, l'industria cinese e' all'avanguardia sia per quanto riguarda le attrezzature di produzione - pannelli solari, nucleare civile - sia per quanto riguarda i consumi con i veicoli elettrici.

D'altra parte, piu' la Cina svolgera' un ruolo importante nella risoluzione del conflitto iraniano, piu' potra' acquistare le proprie materie prime in yuan, anziche' in dollari. La posta in gioco e' fondamentale per Pechino nella sua ricerca di leadership. Sebbene il suo status di valuta rifugio sia messo in discussione dalla natura erratica della politica estera di Trump, il dollaro rimane di gran lunga la valuta di riserva mondiale e di riferimento per il commercio delle materie prime. Una posizione che Pechino sta attivamente cercando di sgretolare, nel tentativo di imporre progressivamente lo yuan come valuta di riferimento. Un processo lungo, che eventi come il conflitto iraniano possono accelerare.

Per gli investitori, si tratta di guardare oltre la volatilita' a breve termine. Questo episodio accentuera' il fenomeno strisciante della ri-regionalizzazione del mondo, della desincronizzazione dei cicli economici, della messa in discussione della leadership americana e dell'imperativo di sovranita'. Queste prospettive depongono, piu' che mai, a favore della diversificazione geografica degli investimenti e del posizionamento su tendenze di fondo che dovrebbero contribuire a rimodellare le relazioni internazionali.

* strategist di La Financiere de l'Echiquier "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non puo' in alcun caso essere considerato una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.

L'agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor declina ogni responsabilita' in ordine alla veridicita', accuratezza e completezza di tali analisi e invita quindi gli utenti a prendere atto con attenzione e la dovuta diligenza di quanto sopra dichiarato e rappresentato dalla societa'".

red-

(RADIOCOR) 12-04-26 14:42:10 (0360) 5 NNNN

 


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.