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J.Safra Sarasin: crisi energetica globale, nuovi equilibri e opportunita' - PAROLA AL MERCATO

di George Cotton* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 28 mar - L'attuale crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente presenta alcune analogie con lo shock generato dalla guerra tra Russia e Ucraina, ma le differenze risultano molto piu' rilevanti delle similitudini. Nel 2022, lo shock fu determinato da tre fattori principali: la riduzione delle forniture di gas russo verso l'Europa gia' prima del conflitto, le sanzioni occidentali sulle esportazioni energetiche russe e l'uscita delle societa' di servizi petroliferi occidentali, che aveva fatto temere un calo significativo della produzione. Tuttavia, nel corso del tempo, la produzione russa si e' dimostrata resiliente e i flussi energetici sono stati riallocati verso nuovi mercati, in particolare in Asia. L'Europa e' riuscita a compensare il deficit grazie al GNL e al carbone, anche favorita da condizioni climatiche miti, evitando cosi' un impatto sistemico sull'economia globale.

Oggi il contesto appare piu' complesso e potenzialmente piu' critico. Le interruzioni nella produzione in Medio Oriente, i danni alle infrastrutture di raffinazione e la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz - che ha bloccato circa il 6% della flotta globale di petroliere e rallentato un ulteriore 20% - stanno creando tensioni piu' profonde lungo tutta la catena di approvvigionamento energetico. A differenza della Russia, che ha cercato di mantenere relazioni con Paesi non allineati, l'Iran sembra perseguire una strategia piu' aggressiva, orientata a massimizzare l'impatto economico globale. In questo scenario, le economie asiatiche e i Paesi del Golfo risultano i piu' esposti, mentre Europa e Stati Uniti subiscono effetti indiretti ma comunque rilevanti.

Anche la risposta politica appare meno coordinata rispetto al passato, con una maggiore incertezza sugli obiettivi e sulle strategie, in particolare da parte degli Stati Uniti. Il ricorso alle riserve strategiche e' gia' in atto, ma segnala un impatto potenzialmente prolungato nel tempo. Inoltre, la limitata capacita' del trasporto marittimo implica che il successivo processo di ricostituzione delle scorte potrebbe mantenere i mercati energetici sotto pressione per diversi mesi, rendendo inevitabile una revisione delle politiche energetiche e delle alleanze strategiche a livello globale.

Dal punto di vista degli investimenti, la storia suggerisce che i principali beneficiari di questi shock non sono i Paesi coinvolti direttamente nel conflitto, bensi' quelli in grado di offrire fonti di approvvigionamento alternative e stabili.

In questo contesto, le Americhe, alcune regioni dell'Asia e l'Oceania appaiono ben posizionate. La Cina, ad esempio, ha gia' investito significativamente nella produzione energetica domestica e regionale, mentre in Europa lo sviluppo delle risorse fossili dipendera' da un contesto regolatorio piu' favorevole e da prezzi energetici sufficientemente elevati da giustificare nuovi investimenti.

*portfolio manager del JSS Transition Enhanced Commodities fund di J. Safra Sarasin Red-.

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