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Invesco: petrolio e tensioni Iran-Usa guidano i listini, le banche centrali rallentano - PAROLA AL MERCATO

di Luca Simoncelli* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 20 apr - Le condizioni per una fase di negoziazione costruttiva tra Iran e Stati Uniti non sono ancora raggiunte. Durante il fine settimana un comunicato iracheno ha sostanzialmente interrotto il processo di negoziazione che era atteso riprendere nei prossimi giorni in Pakistan. L'impostazione tattica della negoziazione porta ancora volatilita' ed un range di scenari possibili molto ampio, l'obiettivo strategico sembra tuttavia rimanere quello di una soluzione negoziata.

L'attuazione del blocco navale da parte della Marina americana sullo stretto di Hormuz ha portato al sequestro di una petroliera irachena. Il prezzo del petrolio torna a salire, tuttavia sia Brent che WTI rimangono sotto il livello di $100 al barile e la curva dei prezzi a termine conferma una tendenza discendente nei prossimi mesi, il prezzo del Brent ritorna tuttavia a scontare maggiore rischio legato allo stallo nel Golfo Persico e lo spread tra WTI e Brent torna quindi ad aumentare.

Con il passare delle settimane aumenta la probabilita' di uno scenario in cui si passi da uno shock sul lato dell'offerta energetica ad uno shock sul lato della domanda, con riduzione di attivita' economica ed effetti piu' evidenti sui consumi.

Le nuove proiezioni di crescita del FMI hanno sottolineato una resilienza dell'economia globale, ma allo stesso tempo uno scenario avverso che possa condurre alla recessione. La crescita globale e' stata rivista al ribasso, arrivando al 3.1%, ma il Fondo ci ha confermato che in assenza del conflitto in Iran la crescita sarebbe stata rivista al rialzo. L'impatto negativo sulla crescita e' concentrato in Medio Oriente, Asia ed Europa mentre sul fronte dell'inflazione, secondo uno scenario base, il tasso d'inflazione globale e' previsto crescere attorno al 4.5% nel 2026 per poi diminuire sotto il 4% nel 2027.

La direzione al rialzo nella tendenza dell'inflazione e' ormai evidente, il passaggio di effetti di secondo di ordine su salari e servizi 'core' rimane il rischio principale per una stagflazione che possa impattare in maniera importante la funzione di reazione delle banche centrali. La settimana scorsa, il dato finale sull'inflazione della Zona Euro ha confermato questa fase di incertezza, il rialzo dell'inflazione aggregata e' stato dello 0.7% nel mese di marzo rispetto al mese precedente, arrivando al 2.6% su base annua. Tuttavia, la gran parte del rialzo e' concentrata sui prezzi dei carburanti, mentre l'inflazione' core' e' diminuita di un decimo al 2.3% con un declino nel prezzo dei beni finiti che conferma il riassorbimento dei dazi.

La Banca Centrale Europea ha allentato i toni sulla necessita' di alzare i tassi, per lo meno nel brevissimo periodo. Sono sempre piu' i commenti non solo del presidente Lagarde ma anche di altri membri del comitato direttivo, non ultimo il banchiere centrale tedesco, che hanno descritto un'impostazione attendista per la prossima riunione di aprile.

*Investment Strategist di Invesco.

Red-

(RADIOCOR) 20-04-26 13:43:09 (0345) 5 NNNN

 


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