Approfondimento

Tipologia

Ritorno Assoluto Europa

Obiettivo e politica di investimento

L’Europe Total Return classe Q di Pharus, classificato tra i Ritorno Assoluto Europa, si contraddistingue per una politica di investimento estremamente flessibile, caratterizzata da una strategia di tipo “long-short” concentrata principalmente sull’Europa. Il fondo può effettuare operazioni utilizzando qualunque tipo di asset class, ma limitando le percentuali di esposizione a quelle più rischiose. Per gli ETF il limite è del 10%, per le obbligazioni convertibili e i CoCo bond (obbligazioni che devono essere convertite al verificarsi di determinate condizioni) del 20% e per ABS, MBS e titoli distressed (inclusi in procedure fallimentari) del 5%. Il rating dei titoli obbligazionari e a reddito fisso può essere anche basso o inesistente ma, in questi casi, l’investimento non può superare il 50% del patrimonio. Il margine di esposizione massimo ai mercati emergenti è infine del 5%. Per distribuire le risorse disponibili il gestore parte con un’asset allocation a livello globale effettuando, tramite una strategia “top down” analisi economiche, geo-politiche e fiscali sulle singole aree geografiche. In seguito, per la scelta titoli, viene attuato un approccio di tipo “bottom up” basato su una minuziosa analisi fondamentale per l’identificazione di società sopra e sotto valutate. A questo punto, viene implementata la strategia di investimento di tipo “long-short” aprendo posizioni corte sulle società risultate sopra-valutate e posizioni lunghe su quelle sottovalutate. Data la particolare strategia utilizzata, il gestore non esplicita un benchmark di riferimento.

Analisi storica del fondo e del mercato di riferimento

Dopo la flessione dei mercati di fine 2018, durante il quale il fondo probabilmente era esposto in modo residuale a strategie di tipo short l’andamento non si è discostato molto dal mercato azionario europeo, ma dal lancio di novembre 2016, la volatilità ha beneficiato dell’esposizione al mercato obbligazionario e delle strategie long/short mostrandosi ben più contenuta. Se a metà marzo il portafoglio era investito in egual misura su equity e titoli di debito l’andamento grafico fa presumere che tale diversificazione sia rimasta simile fin dall’inizio dell’anno. Questo tipo di gestione giustifica infatti una ripresa da inizio 2019 leggermente frenata rispetto al mercato azionario con una analoga limitazione del rischio.

Costi e struttura del comparto

Il comparto si suddivide in molteplici classi denominate in diverse valute. La classe “Q”, quella quotata sul mercato ATFund di Borsa Italiana, è quella che presenta la barriera all’ingresso più adatta ad un pubblico retail, acquistabile a partire da una singola azione del valore di 140 euro circa e non gravata da commissioni di entrata/uscita. La commissione di gestione ammonta a 1.25%. Le classi “A”, “B” e “C”, le uniche che, a discrezione dell’intermediario, potrebbero pagare commissioni di entrata per un massimo del 3%, presentano commissione di gestione dell’1.50% e investimento minimo richiesto di euro 25.000. Sono articolate per valuta di denominazione ed eventuale copertura dal rischio cambio. Sono proposte infine ulteriori classi tipicamente istituzionali con commissioni di gestione dello 0.8-1%, ma con investimento minimo a partire 250.000/1.000.000 di euro. La commissione di performance (20%), caratterizzata dalla clausola di High Watermark, viene richiesta alle sole classi “A”, “B”, “C” e “Q”. L’High Watermark permette al cliente di pagare la commissione solo nel caso in cui il valore del portafoglio sia effettivamente cresciuto oltre al valore massimo precedentemente raggiunto.

Sintesi

Il livello di rischio, sintetizzato nell’SRRI pari a 4, è di media entità e l’orizzonte temporale indicato dal gestore è di medio-lungo termine. La gestione attiva del fondo potrebbe però anche esporre in maniera ingente il portafoglio al mercato azionario e quindi accrescerne la volatilità e, di conseguenza, il livello di rischio. Questo tipo di gestioni molto attive sono adatte alla delega delle scelte di investimento alla completa discrezionalità dei gestori possono rappresentare ulteriori fattori di diversificazione e creazione del cosiddetto alfa, il potenziale rendimento aggiuntivo non collegato all’andamento del mercato di riferimento.

Dati ed elaborazioni forniti da Finanza Dati Analisi
Ultimo aggiornamento 20/03/2019


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