Fisher Investments
Recensione di Fisher Investments sui motivi per cui gli investitori non dovrebbero sopravvalutare gli accordi commerciali

Gli accordi commerciali sono un tema ricorrente nei media finanziari recensiti da Fisher Investments, soprattutto i dazi generalizzati annunciati dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante il “Giorno della Liberazione” dell’aprile 2025. Di conseguenza, molti esperti seguono attentamente i negoziati condotti con la Casa Bianca per la riduzione dei dazi e temono che il mancato raggiungimento di un accordo possa incidere negativamente sugli scambi commerciali e dunque sulla produzione economica. Sebbene tali accordi possano rivestire una certa importanza, a nostro avviso gli investitori non dovrebbero sopravvalutarne l’influenza sull’economia o sui mercati. La nostra ricerca rivela che non costituiscono propulsori ciclici dei mercati azionari.
Comprendiamo i motivi per cui gli accordi commerciali attirano così tanta attenzione: i trattati stabiliscono le regole del gioco per le imprese e gli individui che operano a livello internazionale. Ad esempio, l’Accordo globale e progressivo di partenariato transpacifico (CPTPP) è un accordo di libero scambio stipulato tra 12 nazioni affacciate sull’Oceano Pacifico (e il Regno Unito). Il CPTPP elimina o riduce i dazi su oltre il 98% delle merci scambiate tra questi Paesi e dunque, a nostro avviso, rappresenta un elemento favorevole.[i]
Tuttavia, secondo le recensioni degli accordi commerciali condotte da Fisher Investments, non tutti i trattati riducono le barriere agli scambi. Ad esempio, l’accordo stipulato tra l’Unione Europea (UE) e il blocco sudamericano del Mercosur prevede che le merci importate soddisfino i requisiti vigenti nell’UE, con l’apparente obiettivo di assicurare il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza.[ii] Malgrado le buone intenzioni, l’adesione a questi criteri può risultare difficile per le imprese che non dispongono delle risorse necessarie per interpretare e rispettare normative complesse. Pertanto, benché molti esperti che seguiamo accolgano con favore i nuovi accordi commerciali perché in teoria facilitano gli scambi, noi riteniamo che la realtà sia più sfumata.
Intendiamoci: noi siamo convinti che gli accordi volti a promuovere il libero scambio comportino numerosi vantaggi economici. Ridurre gli ostacoli e agevolare le transazioni tra imprese e consumatori è senz’altro un elemento favorevole. Tuttavia, dalle recensioni di Fisher Investments sulla storia del commercio internazionale emerge che gli accordi commerciali non rappresentano in genere un volano per l’economia. In primo luogo, di solito richiedono tempo per essere formalizzati: un’analisi del New York Times ha rivelato che i negoziati commerciali possono durare in media oltre 900 giorni (circa 2,5 anni), segno che gli eventuali benefici non sono immediati.[iii] Inoltre, i negoziati sono spesso fonte di compromessi, traducendosi di frequente in esenzioni per determinati settori. Ad esempio, in passato il Giappone ha sempre protetto il proprio settore risicolo nell’ambito dei trattati commerciali internazionali.[iv] Lo stesso vale per gli allevatori canadesi di mucche da latte. L’elenco potrebbe continuare. In definitiva, gli accordi commerciali possono persino istituzionalizzare politiche protezionistiche (quali dazi o contingenti di importazione).
A nostro avviso, le intese siglate dopo il “Giorno della Liberazione” proclamato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’aprile 2025 mostrano chiaramente come gli accordi commerciali possono alimentare il protezionismo anziché contrastarlo. Prendiamo ad esempio l’accordo commerciale tra Bruxelles e Washington: sebbene le due parti abbiano raggiunto un’intesa il 27 luglio 2025, l’accordo è stato finalizzato solo nel giugno 2026. Quest’ultimo, inoltre, ha eliminato i dazi dell’UE sulle importazioni di beni industriali statunitensi, ma ha anche stabilito un dazio del 15% sulle esportazioni dell’UE verso gli Stati Uniti (con poche eccezioni).[v] Morale della favola: i dazi sulle esportazioni dell’UE sono ora superiori ai livelli vigenti prima del “Giorno della Liberazione”.
Ora, sebbene Fisher Investments consideri i dazi alla stregua di un’imposta che aumenta i costi operativi per imprese e consumatori, la nostra ricerca indica che questi prelievi non rappresentano un fattore fortemente penalizzante per i mercati. Le imprese, infatti, trovano spesso soluzioni alternative per ridurre i costi, come la sostituzione dei beni o il trasbordo. Vale anche la pena notare che gli accordi commerciali non esercitano un effetto sorpresa sui mercati, vista l’ampia copertura mediatica e il dibattito che li accompagnano. Nel complesso, non bisogna sopravvalutare l’importanza di questi accordi per le economie o i mercati: a nostro avviso, le loro implicazioni non sono così radicali come i media vorrebbero far credere.
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Fisher Investments Ireland Limited è una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda e regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda. Fisher Investments è la denominazione commerciale di Fisher Investments Ireland Limited e delle sue succursali in Spagna e in Italia. Fisher Investments Ireland Limited e la sua denominazione commerciale Fisher Investments sono iscritte al Companies Registration Office (registro delle imprese) irlandese con i numeri 623847 e 772424. La sede legale di Fisher Investments in Irlanda è: 3rd floor, 24-26 City Quay, Dublin Docklands, Dublin, D02 NY19 Irlanda.
Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.
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[i] “CPTPP Explained,” Governo del Canada, 12/06/2026.
[ii] “Factsheet: EU-Mercosur Partnership Agreement – Opening Opportunities for European Farmers”, Commissione Europea, accesso in data 15/07/2026.
[iii] “Trade Deals Need More Than Ninety Days”, Inu Manak, Council of Foreign Relations, 07/07/2025.
[iv] “The United Kingdom Is Set to Join the Trans-Pacific Free Trade Pact. Here’s What You Need to Know”, Charlotte Edmond, World Economic Forum, 03/04/2023.
[v] “The EU-US Trade Deal: Restoring Stability and Predictability”, European Commission, 01/07/2026.