Fisher Investment Italia
Recensione di Fisher Investments Italia sulla teoria del prospetto e l’attività di investimento

Cosa è più forte: l’ebbrezza della vittoria o l’agonia della sconfitta? Gli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno esplorato questo concetto quasi 50 anni fa, scoprendo che gli esseri umani percepiscono le perdite con maggiore intensità dei guadagni di importo equivalente. Questo fenomeno, chiamato avversione miope alle perdite o teoria del prospetto, ispira le ricerche in materia di finanza comportamentale e psicologia ancora oggi. Comprendere questo concetto è cruciale per gli investitori, secondo Fisher Investments Italia, poiché aiuta a capire perché le decisioni di portafoglio dettate dall’emotività e volte a evitare le perdite possono comportare l’assunzione di rischi eccessivi, pregiudicando potenzialmente gli obiettivi di investimento a lungo termine dell’investitore.
La storica ricerca di Kahneman e Tversky, intitolata “Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk”, utilizzava una serie di scommesse per analizzare il comportamento umano.[i] In un caso, ai partecipanti israeliani era stato chiesto di scegliere tra:
· A) una possibilità del 100% di perdere tremila dollari (lo stipendio israeliano mensile medio dell’epoca), oppure
· B) una possibilità dell’80% di perdere quattromila dollari e una possibilità del 20% di non perdere nulla
E quindi:
· A) una possibilità del 100% di ricevere tremila dollari, oppure
· B) una possibilità dell’80% di ricevere quattromila dollari e una possibilità del 20% di non ricevere nulla
Nel primo scenario, il 92% degli intervistati ha scelto l’opzione B: una piccola possibilità di non perdere nulla a fronte di una probabilità più elevata di perdere una somma maggiore della perdita certa dell’opzione A. Nel secondo scenario, l’80% circa dei partecipanti ha preferito il guadagno garantito di tremila dollari al rischio relativamente esiguo di non vincere nulla, anche se un premio di quattromila dollari era più probabile di un guadagno pari a zero.[ii]
Da queste risposte i ricercatori hanno tratto due conclusioni. In primo luogo, i partecipanti valutavano in modo diverso un guadagno e una perdita di tremila dollari, nonostante la posta in gioco fosse la stessa e si trattasse di cifre in grado di incidere sensibilmente sulla situazione finanziaria del partecipante. In secondo luogo, i partecipanti erano a tal punto avversi alle perdite che preferivano rischiare di perdere più denaro in cambio di una bassa possibilità di evitare del tutto la perdita.
Le recensioni di Fisher Investments Italia sul comportamento degli investitori rilevano che questa inclinazione può manifestarsi nelle decisioni di investimento in diversi modi. In questa sede ci concentreremo su due di queste manifestazioni: la tendenza degli investitori a trascurare categorie di investimento (compresi settori o Paesi) che hanno registrato performance deludenti e il tentativo di evitare perdite generalizzate sul mercato azionario. La prima potrebbe essersi concretizzata nel 2022, quando le azioni globali hanno subito una lunga flessione a fronte di discussioni diffuse sui rischi derivanti dalla guerra in Ucraina, dai rincari di petrolio e gas (e dalla temuta carenza di queste materie prime), dall’inflazione, dai bruschi e inattesi rialzi dei tassi d’interesse da parte delle autorità monetarie e da una miriade di altre questioni.[iii]
Il cedimento dei mercati è iniziato in un contesto di forte ottimismo nei confronti dei titoli tecnologici, scaturito dalla loro leadership durante la pandemia e nel periodo successivo, che, secondo la nostra ricerca, li ha resi particolarmente vulnerabili a una flessione.[iv] A metà giugno del 2022 i titoli tecnologici – e i mercati nel loro insieme – erano in calo, mentre i titoli orientati al valore erano in rialzo dall’inizio dell’anno.[v] Su queste basi, un investitore avverso alle perdite avrebbe potuto cedere alla tentazione di liquidare le proprie posizioni in perdita nel settore tecnologico per acquistare categorie più resilienti, come azioni del comparto energetico, che beneficiavano delle migliori prospettive di cui godevano le compagnie di petrolio e gas in virtù degli alti prezzi del greggio.[vi] Tuttavia, dal momento che diversi Paesi hanno incrementato la produzione di petrolio e gas per far fronte alle relative carenze, i titoli energetici hanno ceduto il 19,6% toccando un minimo il 14 luglio.[vii] Anche i mercati globali e le azioni tecnologiche sono arretrati nello stesso periodo, ma solo del 2,6% e dell’1,4% rispettivamente.[viii] Pertanto, una riallocazione del portafoglio nel mese di giugno si sarebbe rivelata controproducente.
Supponiamo che questo investitore, frustrato dalla propria decisione, avesse deciso di fare un passo indietro e di reinvestire in titoli tecnologici. La sua situazione sarebbe peggiorata: da quel momento e fino alla fine dell’anno il settore tecnologico ha ceduto il 9,4%. Il comparto energetico? Ha segnato un rialzo del 19,1%.[ix] Ciò che ci preme sottolineare è che le decisioni d’investimento impulsive possono sfociare in un circolo vizioso, in cui gli investitori inseguono rendimenti allettanti per poi subire forti perdite al mutare della leadership di mercato.
Quanto sopra, ovviamente, presuppone che l’andamento negativo generale del mercato azionario non avesse messo in fuga il nostro ipotetico investitore. Tuttavia, non è sempre questo il caso: riscontriamo infatti che l’avversione alle perdite può influenzare anche decisioni di più ampio respiro, come la scelta stessa di investire o meno nel mercato azionario. Pensate al 2020. Quell’anno i mercati globali hanno guadagnato il 6,3%, ma lungo il percorso hanno subito una flessione del 33,8%, poiché hanno rapidamente scontato le ripercussioni economiche delle misure di contenimento anti-COVID.[x]
Quando i mercati hanno toccato il punto d’inversione, gli operatori finanziari recensiti da Fisher Investments Italia paventavano l’arrivo di gravi turbolenze economiche a livello globale. Ad esempio, il Fondo Monetario Internazionale paragonava la situazione di allora alla Grande Depressione e alla crisi finanziaria globale del 2007-2009.[xi] Altri suggerivano che la pandemia rischiava di porre fine a interi settori, mentre il mondo faceva il suo ingresso in una “nuova normalità”.[xii] In quel periodo cominciavano ad arrivare anche i primi dati che mostravano gli effetti economici dei lockdown. Negli Stati Uniti, ad esempio, le richieste iniziali settimanali di indennità di disoccupazione a fine marzo erano balzate a circa 3,28 milioni, un livello dieci volte superiore a quello della settimana precedente e il dato più alto di sempre.[xiii] I mercati del lavoro sembravano paralizzati. Nel frattempo, gli indici dei direttori degli acquisti (PMI) globali erano scesi sui minimi storici a causa del blocco dell’economia.[xiv] Tuttavia, i mercati avevano già scontato l’elevata probabilità di una grave contrazione economica e, secondo la ricerca di Fisher Investments Italia, guardavano già alle future riaperture e alla ripresa. A marzo ha avuto inizio un rialzo pronunciato e i mercati globali hanno chiuso l’anno con rendimenti positivi.[xv]
L’esperienza ci insegna che vendere durante le fasi di contrazione può dare agli investitori l’illusione di evitare un ulteriore sconforto, alleviando potenzialmente il loro carico emotivo; tuttavia, in questo modo si rischia di cristallizzare le perdite e di non partecipare alla ripresa dei mercati. Ciò accresce un rischio che, secondo le recensioni di Fisher Investments Italia sul comportamento degli investitori, viene spesso trascurato: il rischio di non raggiungere le proprie finalità e i propri obiettivi a lungo termine. Un detto popolare presso gli investitori afferma che nessuno tiene al tuo denaro più di te, come se bastasse tenere molto a qualcosa per ottenere buoni risultati. Secondo la teoria del prospetto questo è un rischio, non un vantaggio.
Pertanto, crediamo che gli investitori possano trarre grande beneficio dal riconoscere – e controllare – questi impulsi psicologici. Se di fronte a una flessione dei mercati l’istinto è quello di vendere per arginare le perdite, gli investitori farebbero bene a porsi qualche domanda per allargare i propri orizzonti:
· Le mie esigenze e i miei obiettivi finanziari a lungo termine sono mutati?
· Sto ancora investendo per perseguire la finalità a lungo termine che mi ero dato? Il motivo per cui detengo azioni è cambiato?
· È cambiato qualcosa nel mercato azionario oltre alla sua recente performance?
· È cambiato qualcosa a livello di fondamentali nel titolo o nel settore di cui sto pensando di disfarmi, oltre alla sua recente performance? Quanto ai potenziali sostituti, c’è qualcosa di interessante a livello di fondamentali in questo titolo o in questo settore, oltre alla sua recente performance?
· Infine, riguardo a ognuna di queste cose, cosa accadrebbe se mi sbagliassi?
Chi risponde onestamente a queste domande, a nostro avviso, non avrà difficoltà a tenere a bada i comportamenti impulsivi. A nostro parere, questa autoanalisi aiuta a riportare sotto i riflettori gli obiettivi a lungo termine dell’investitore e l’orizzonte temporale più rilevante per i mercati (i prossimi 3-30 mesi, in base alle nostre ricerche), eliminando così una miopia potenzialmente rischiosa. Dal nostro punto di vista, la teoria del prospetto — un tratto tipicamente umano — genera rischi per gli investitori soprattutto perché l’impulso ad agire è guidato dall’impatto emotivo dei movimenti passati. Tuttavia, secondo le recensioni di Fisher Investments Italia sulla storia dei mercati, le azioni guardano al futuro, per cui riteniamo che gli investitori abbiano tutto da guadagnare dal fare altrettanto.
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Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Ireland Limited, una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda, è iscritta, insieme alla sua denominazione commerciale Fisher Investments Europe, al Companies Registration Office (""Registro delle imprese"") irlandese con i numeri 623847 e 629724. Fisher Investments Europe è regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda e ha sede legale presso: 24-26 City Quay, 3rd Floor, Dublin, D02 NY19, Irlanda Fisher Investments Europe affida una parte degli aspetti dell’attività giornaliera di consulenza di investimento e gestione di portafoglio e delle funzioni di trading alle proprie affiliate.
Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.
[i] “Prospect Theory: An Analysis of Decision Under Risk”, Daniel Kahneman e Amos Tversky, Econometrica, 47(2): 263-291. Marzo 1979.
[ii] Ibid.
[iii] Fonte: FactSet, al 10/04/2026. Sulla base dei rendimenti dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi) in EUR e del prezzo del greggio Brent in USD dal 30/11/2021 al 31/12/2023. Per inflazione si intende un aumento generalizzato dei prezzi a livello dell’intera economia.
[iv] Ibid. Sulla base del rendimento dell’indice MSCI World e dell’indice MSCI World Information Technology (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 31/12/2019 al 31/12/2021.
[v] Ibid. Sulla base del rendimento dell’indice MSCI World, dell’indice MSCI World Information Technology e dell’indice MSCI World Value (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 31/12/2021 all’08/06/2022. Le azioni orientate al valore sono scambiate a prezzi relativamente bassi rispetto ai principali dati di bilancio sottostanti, come vendite e utili.
[vi] Ibid. Rendimenti dell’indice MSCI World Energy (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 31/12/2021 all’08/06/2022.
[vii] Ibid. Rendimenti dell’indice MSCI World Energy (dividendi netti inclusi), in EUR, dall’08/06/2021 al 14/07/2021.
[viii] Ibid. Rendimenti dell’indice MSCI World e dell’indice MSCI World Information Technology (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 20/06/2022 al 14/07/2022.
[ix] Ibid. Rendimenti dell’indice MSCI World Energy e dell’indice MSCI World Information Technology (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 14/07/2022 al 31/12/2022.
[x] Ibid. Rendimenti dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 31/12/2019 al 31/12/2020.
[xi] “The Great Lockdown: Worst Economic Downturn Since the Great Depression,” Fondo Monetario Internazionale, 23/03/2020.
[xii] “30 Days that Brought the World to the Brink of a Depression”, Charles Riley, CNN, 21/03/2020.
[xiii] “3.3 Million File Unemployment Claims, Shattering Records”, Jim Zarroli e Avie Schneider, NPR, 26/03/2020.
[xiv] Fonte: FactSet, al 10/04/2026. Indici dei direttori degli acquisti (PMI) globali di S&P di Stati Uniti, Regno Unito ed Eurozona, marzo 2020. Gli indici dei direttori degli acquisti, o PMI, sono sondaggi mensili che rilevano l’ampiezza dell’attività economica.
[xv]Vedi nota (x).
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