Fisher Investment Italia
Recensione di Fisher Investments Italia sul rapporto debito/PIL italiano

Secondo uno studio pubblicato ad aprile, entro la fine del 2026 l’Italia dovrebbe registrare un rapporto debito/PIL del 138,6%, superando la Grecia quale Paese più indebitato d’Europa in base a questo parametro.[i] Negli ultimi anni le pubblicazioni recensite da Fisher Investments Italia hanno dato ampio spazio ai moniti riguardo al debito italiano – e a quello di altri Paesi dell’Eurozona – concentrandosi in particolare sui confronti tra i rapporti debito/PIL. Tuttavia, riteniamo che questo indicatore, di per sé, non costituisca un valido motivo di preoccupazione per gli investitori. I governi ripagano il debito con il gettito fiscale, non con il PIL. Lo Stato italiano riscuote imposte più che sufficienti a coprire le proprie spese: una prospettiva che, a nostro avviso, gli investitori farebbero bene a tenere in considerazione.
Innanzitutto, dal nostro punto di vista, il confronto tra debito pubblico e PIL è fuorviante. Pensateci: il PIL calcola il flusso annuale della produzione economica di un Paese sommando la spesa per consumi, gli investimenti privati, la spesa e gli investimenti pubblici, e le esportazioni nette (esportazioni meno importazioni). Il debito pubblico, invece, si accumula gradualmente nel corso del tempo. Il rapporto debito/PIL, quindi, non mette a confronto due grandezze omogenee: gli economisti lo definiscono un “disallineamento azioni-flussi”, in quanto comporta un raffronto tra un livello complessivo (debito) e l’attività registrata in un determinato periodo (PIL). Nell’esaminare il bilancio di un’azienda, si confronta il totale del debito con il totale dell’attivo, oppure il reddito con gli interessi passivi.
Nel recensire le finanze pubbliche dei governi, Fisher Investments Italia mette a confronto il gettito fiscale (entrate) con gli interessi passivi sul debito (uscite). Questo è un confronto tra grandezze omogenee. Secondo le recensioni di Fisher Investments Italia sulla storia finanziaria, sono pochi i governi che rimborsano ogni anno la totalità del debito: la stragrande maggioranza preferisce piuttosto rifinanziare i titoli in scadenza emettendone di nuovi. Presumendo che abbia libero accesso ai mercati, la capacità di un governo di pagare gli interessi diventa l’elemento chiave per valutare la sostenibilità del debito pubblico. Se una quota significativa del gettito fiscale viene destinata al pagamento degli interessi sul debito, ciò potrebbe essere un sintomo di stress finanziario; l’opposto vale se invece la spesa per interessi è coperta con una quota modesta delle entrate fiscali.
Da questo punto di vista, il debito pubblico italiano è ancora abbastanza sostenibile. Alla fine di dicembre 2025, secondo gli ultimi dati disponibili, il pagamento degli interessi sul debito assorbiva il 14,2% del gettito fiscale italiano.[ii] A titolo di contesto, si tratta di una percentuale di gran lunga inferiore a quella registrata tra la metà e la fine degli anni ’90, quando lo Stato italiano destinava oltre il 40% del gettito fiscale nazionale al servizio del debito.[iii] Tuttavia, neppure questo ha affossato l’economia o i mercati azionari italiani: negli anni ’90 il Belpaese ha registrato una crescita media del PIL dell’1,5% – con un segno positivo in nove anni su dieci – mentre la Borsa italiana ha guadagnato il 240,6% nell’arco del decennio.[iv] Oggi il debito pubblico italiano è anche più sostenibile di quanto non fosse durante la crisi del debito dell’Eurozona, quando la spesa per interessi raggiunse il 20,4% del gettito fiscale.[v] Eppure, nonostante l’allarme sull’aumento dei rendimenti decennali lanciato dalla stampa, il Paese non è andato in default: ha tenuto duro e, alla fine, i rendimenti sono scesi. In breve: se in passato un debito relativamente più costoso non si è rivelato insostenibile, perché dovrebbe esserlo adesso?
Riteniamo che sia utile per gli investitori tener presente queste considerazioni ogni qualvolta i media paventano rapporti debito/PIL elevati o in crescita, in Italia o altrove. Dal momento che il rapporto debito/PIL comporta un confronto tra grandezze disomogenee, le recensioni di Fisher Investments Italia sulla storia dei mercati suggeriscono che il pessimismo diffuso su questo indicatore può avere effetti rialzisti. Segnatamente, i moniti relativi alle difficoltà economiche legate all’aumento del rapporto debito/PIL possono deprimere le aspettative generali, accrescendo la probabilità di una sorpresa economica positiva; questo, a nostro avviso, è un aspetto degno di nota, poiché la nostra ricerca rivela che i mercati azionari si muovono soprattutto quando realtà e aspettative non collimano. Riteniamo che questo principio valga in particolare quando un Paese non destina una quota eccessiva del gettito fiscale al pagamento degli interessi sul debito. Una disparità in questo caso potrebbe indicare una solidità finanziaria sottovalutata: un elemento favorevole per il mercato, dal nostro punto di vista.
La ricerca di Fisher Investments Italia rivela che indicazioni riguardo alla solidità delle finanze pubbliche di uno Stato possono giungere dai mercati, per loro natura lungimiranti. Ad esempio, nel 2025 le azioni italiane hanno guadagnato il 38,8%, superando quelle dell’Eurozona (24,6%).[vi] Al momento in cui scriviamo, i rendimenti dei titoli decennali italiani si attestano intorno al 3,79%: un valore ben inferiore ai livelli del 6,0-7,5% registrati all’apice della crisi dell’Eurozona, e persino inferiore agli attuali rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni, che a giudizio dei commentatori da noi seguiti sono spesso considerati i titoli di debito più sicuri al mondo, in virtù dello spessore e della liquidità dei mercati del debito, della solidità del sistema legale e della diversificazione dell’economia degli Stati Uniti.[vii]
A nostro avviso, nessuno di questi fattori fa presagire l’avvicinarsi di una crisi del debito italiano. Se così fosse, le azioni italiane avrebbero già scontato da tempo nei prezzi le pressioni sui conti pubblici del Belpaese, subendo una brusca flessione diversi mesi fa. Inoltre, dal momento che i rendimenti obbligazionari si muovono in senso opposto rispetto ai prezzi, la nostra ricerca suggerisce che una debolezza delle finanze pubbliche innescherebbe vendite massicce del debito italiano, provocando un brusco rialzo dei rendimenti. Oggi non ci troviamo in nessuna di queste situazioni. A nostro avviso, ciò suggerisce che i timori riguardo al rapporto debito/PIL italiano sono l’ennesimo mattone nel “muro della paura” (wall of worry) scalato dai mercati azionari.
Segui le ultime novità sui mercati e gli aggiornamenti di Fisher Investments Italia:
Facebook: https://www.facebook.com/fisherinvestmentsitalia
Twitter: https://twitter.com/FisherInvestIT
LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/fisher-investments-italia
Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Ireland Limited, una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda, è iscritta, insieme alla sua denominazione commerciale Fisher Investments Europe, al Companies Registration Office (""Registro delle imprese"") irlandese con i numeri 623847 e 629724. Fisher Investments Europe è regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda e ha sede legale presso: 24-26 City Quay, 3rd Floor, Dublin, D02 NY19, Irlanda Fisher Investments Europe affida una parte degli aspetti dell’attività giornaliera di consulenza di investimento e gestione di portafoglio e delle funzioni di trading alle proprie affiliate.
Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito
Il contenuto è predisposto e diffuso da Fisher Investments Italia nell’ambito di una collaborazione commerciale con Borsa Italiana S.p.A. Quest’ultima non assume alcuna responsabilità in merito al contenuto, alla correttezza, completezza o aggiornamento delle informazioni riportate, né in relazione alle opinioni e valutazioni espresse, che restano di esclusiva responsabilità di Fisher Investments Italia . La pubblicazione non comporta alcuna attività di revisione, approvazione o promozione da parte di Borsa Italiana S.p.A.
[i] “Italy Set to Become Euro Zone’s Most Indebted Country, Replacing Greece”, Lefteris Papadimas e Giuseppe Fonte, Reuters, 23/04/2026. Accesso tramite US News. Il PIL, o prodotto interno lordo, è un indicatore statale della produzione economica.
[ii] Fonte: FactSet, al 12/05/2026. Spesa per interessi dell’Italia in percentuale delle entrate fiscali, da dicembre 1982 a dicembre 2025.
[iii] Ibid.
[iv] Ibid. Rendimenti dell’indice MSCI Italia con dividendi lordi, dal 31/12/1989 al 31/12/1999. Valori espressi in lire ed euro. Le fluttuazioni valutarie tra le divise esistenti prima dell’avvento dell’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.
[v] Vedi nota ii.
[vi] Ibid. Rendimenti degli indici MSCI Italia e UEM con dividendi lordi, dal 31/12/2024 al 31/12/2025.
[vii] Ibid. Rendimenti dei titoli di Stato italiani a 10 anni, dal 31/12/2008 al 14/05/2026, e rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni, al 14/05/2026.