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La spesa pubblica sotto la lente di Fisher Investments Italia

Un’opinione comune espressa nelle pubblicazioni finanziarie recensite da Fisher Investments Italia è che i programmi di spesa pubblica alimentano la crescita economica, con conseguenti ricadute positive sui mercati. A nostro parere, tuttavia, la saggezza popolare sopravvaluta gli effetti economici della spesa pubblica: un aspetto da tener presente quando i media decantano i meriti (o lamentano i demeriti) degli esborsi governativi.

I benefici della spesa pubblica sembrano evidenti: i rappresentanti eletti incanalano ingenti risorse finanziarie verso determinati settori o sottosettori, fornendo ai destinatari un ulteriore stimolo a investire e crescere e dando così impulso all’attività economica nel suo insieme. Argomentazioni come queste sono all’ordine del giorno nei Paesi sviluppati. Nel giugno 2026 il Regno Unito ha annunciato un piano da 1,1 miliardi di sterline per sviluppare la capacità di calcolo nazionale nel campo dell’intelligenza artificiale (AI); un’iniziativa volta, sulla carta, a sostenere le imprese del comparto tecnologico britannico.[i] L’anno scorso il fondo infrastrutturale da 500 miliardi di euro varato dalla Germania è stato ampiamente celebrato dalla stampa finanziaria recensita da Fisher Investments Italia come un forte volano per l’economia.[ii]

Nella pratica, tuttavia, la realtà non è così semplice. In primo luogo, la spesa pubblica non crea nuova crescita economica. Piuttosto, le autorità distribuiscono le risorse – provenienti dal gettito fiscale – a determinati destinatari. A nostro avviso, in questo modo il governo si limita a selezionare vincitori e vinti, anziché generare nuova produzione o incrementare il livello dell’attività economica complessiva. In secondo luogo, in base ai nostri studi la spesa pubblica di norma non si materializza da un giorno all’altro, poiché i piani devono spesso superare dibattiti politici, iter burocratici e recensioni prima che il capitale raggiunga la destinazione prevista. Bisogna rilevare, inoltre, che la spesa pubblica è soggetta a un intenso controllo da parte dell’opinione pubblica, poiché la maggior parte delle decisioni in materia di politica di bilancio riceve un’ampia copertura mediatica. Questa ulteriore attenzione può causare ritardi e persino stravolgere le proposte iniziali. Inoltre, la lentezza dei progressi a fronte di controlli così serrati finisce per smorzare i potenziali effetti del piano sui mercati: a nostro avviso, i mercati scontano in anticipo le aspettative e le previsioni più diffuse.

Consideriamo il caso della Germania. L’anno scorso il governo del cancelliere Friedrich Merz ha annunciato il già citato pacchetto di investimenti pubblici e i piani per una riforma costituzionale volta a consentire un aumento della spesa per la difesa e la sicurezza (revocando in tal modo il freno all’indebitamento della Germania, una regola di bilancio di lunga data finalizzata a contenere la spesa pubblica). La notizia ha galvanizzato gli investitori, spingendo alcuni commentatori finanziari a rivedere al rialzo le proprie previsioni di crescita sulla scia dell’annuncio.[iii]

A più di un anno di distanza, a nostro avviso, la realtà si è rivelata piuttosto deludente. Il tanto acclamato programma infrastrutturale non ha stanziato i capitali con la rapidità che molti si aspettavano: due terzi delle voci di spesa del fondo finanziate l’anno scorso erano ancora in fase di pianificazione, ovvero in attesa di essere attuate e rese operative.[iv] L’inattesa lentezza del 2025 sembra essere proseguita nel 2026, con appena 26 traguardi pianificati su 107 raggiunti alla fine di maggio.[v]

Per quanto possano sembrare imponenti se considerati in astratto, i piani di spesa pubblica non sono poi così rilevanti se rapportati all’economia nel suo complesso: questo è un motivo fondamentale per cui riteniamo che la maggior parte delle economie sviluppate non dipenda da tali piani per sostenere la crescita. Ad esempio, il fondo tedesco da 500 miliardi di euro sembra avere dimensioni ragguardevoli, ma si prefigge l’obiettivo di erogare i fondi nell’arco di 12 anni.[vi] L’anno scorso avrebbe dovuto erogare pressappoco 37 miliardi di euro, pari all’1% circa del PIL tedesco: una cifra modesta,[vii] che non è stata neppure raggiunta. Analogamente, il già citato piano di investimenti nell’AI adottato dal Regno Unito rappresenterebbe appena lo 0,04% del PIL del 2025: una cifra tutt’altro che sufficiente a invertire la traiettoria di crescita dell’economia.[viii] Secondo le nostre ricerche, la crescita della maggior parte delle economie sviluppate è trainata principalmente dall’attività del settore privato. La spesa pubblica può fornire un contributo limitato, ma è l’andamento dell’economia globale e dei singoli settori a esercitare generalmente maggiore influenza sulla redditività delle imprese.

I programmi di spesa pubblica richiamano sempre molta attenzione, ma, a nostro avviso, non sono in grado di incidere profondamente sulle dinamiche economiche. Di contro, se le speranze e l’ottimismo sui benefici della spesa pubblica dovessero spingersi troppo oltre, si potrebbero creare le premesse per una delusione laddove la realtà si rivelasse meno entusiasmante del previsto. D’altro canto, se i timori di tagli alla spesa pubblica si rivelassero eccessivi, ne potrebbe scaturire un’ondata di sollievo. Nella misura in cui tali piani di spesa producono un effetto, questo potrebbe rivelarsi controintuitivo. Secondo Fisher Investments Italia, gli investitori dovrebbero tenere a mente questo aspetto, poiché rincorrendo i piani governativi si rischia di lasciarsi prendere da un entusiasmo che poi non trova riscontro nella realtà.


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[i] “UK Sets Out $1.5 Billion AI Hardware Plan With Supercomputer, Chip Funding”, Staff, Reuters, 08/06/2026. Accesso tramite MSN.

[ii] “Defense, Infrastructure: Germany Plans Record Investment”, Sabine Kinkartz, Deutsche Welle, 07/08/2025.

[iii] “‘Made for Germany’: German Companies Show Optimism”, Sabine Kinkartz, Deutsche Welle, 22/07/2025.

[iv] “German Finance Ministry Says Infrastructure Spending Needs to Speed Up”, Maria Martinez, Reuters, 01/06/2026. Accesso tramite MSN.

[v] Ibid.

[vi] Ibid.

[vii] Ibid. e FactSet, all’08/06/2026.

[viii] Fonte: FactSet, all’08/06/2026. Sulla base del prodotto interno lordo (PIL) corretto per l’inflazione, un indicatore statale della produzione economica, calcolato per il Regno Unito con riferimento al 2025.


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