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Perché secondo Fisher Investments Italia gli investitori non dovrebbero ascoltare “gli arbitri della recessione”

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Recessione: un calo generale della produzione economica. È un termine che Fisher Investments Italia trova spesso nelle pubblicazioni finanziarie. I commentatori finanziari che seguiamo discutono spesso se le economie siano in recessione, ne siano appena uscite o siano sul punto di entrarvi. Ma che cos’è una recessione? Come si fa a prevederne l’inizio e la fine, e chi lo stabilisce? Dal nostro punto di vista, comprendere il lungo processo utilizzato per determinare ufficialmente una recessione dimostra come tali valutazioni siano ininfluenti, e a volte addirittura dannose, per gli investitori azionari.

Sebbene molti commentatori finanziari che seguiamo definiscano una recessione come un periodo di almeno sei mesi consecutivi di contrazione del prodotto interno lordo (PIL - una misurazione della produzione economica elaborata dai governi), le definizioni ufficiali possono essere più complesse e possono differire a seconda degli “arbitri”. Il Comitato di datazione del ciclo economico nell’Eurozona del Centre for Economic Policy Research (CEPR), ossia un gruppo indipendente che definisce le date dei cicli economici dell’Eurozona, sostiene che spesso, ma non sempre, si possa parlare di recessione quando il PIL scende per due trimestri consecutivi.[i] Negli Stati Uniti, il Comitato di datazione del ciclo economico del National Bureau of Economic Research (NBER) definisce in generale una recessione come un calo notevole dell’attività economica, diffuso nell’intera economia e che dura più di qualche mese. Tuttavia, la recessione degli Stati Uniti durata da febbraio ad aprile 2020 dimostra che possono esserci delle eccezioni.[ii] Il Consiglio del ciclo economico C.D. Howe, arbitro della recessione in Canada, considera una recessione come un calo pronunciato, persistente e pervasivo dell’attività economica complessiva, della durata di almeno un trimestre ma spesso anche più lunga.[iii] Oltre al PIL, questi gruppi esaminano anche altri dati, tra cui occupazione, investimento aziendale, consumi personali e produzione industriale, per determinare le loro datazioni.[iv]

Da una ricerca condotta da Fisher Investments Italia emerge che tali enti impiegano molto tempo per compilare e verificare i dati a loro disposizione e ciò fa sì che siano in grado di dichiarare l’inizio e la fine di una recessione soltanto dopo molti mesi. Pensaci bene: il Comitato per la datazione del CEPR ha annunciato il 31 marzo 2009 che nel primo trimestre 2008 nell’Eurozona era iniziata una recessione.[v] Questa flessione era terminata nel secondo trimestre 2009, come dichiarato dal comitato il 4 ottobre 2010.[vi] Allo stesso modo, il Comitato per la datazione del NBER aveva affermato il 1° dicembre 2008 che a dicembre 2007 era iniziata una recessione negli USA.[vii] Questa era finita a giugno 2009, come annunciato dal Comitato il 20 settembre 2010: circa 15 mesi dopo.[viii]

Quella recessione ha indicato chiaramente perché gli “arbitri della recessione” impieghino tempo e verifichino più dati rispetto al solo PIL. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Bureau of Economic Analysis (BEA) ha riportato una crescita del PIL nel primo trimestre 2008 rispetto al trimestre precedente, e l’agenzia di statistiche ha rivisto due volte al rialzo tale stima.[ix] Considerando l’aumento del PIL nel secondo trimestre 2008, molti commentatori finanziari che seguiamo avevano sostenuto che la recessione non fosse iniziata prima del terzo trimestre 2008.[x] Le revisioni della BEA, che dimostravano come in realtà nel primo trimestre 2008 il PIL avesse subìto una contrazione, arrivarono solo il 31 luglio 2009.[xi]

Il drammatico shock economico del 2020, dovuto alle chiusure a seguito della pandemia, ha fatto sì che la recessione sia stata dichiarata in tempi più brevi, ma comunque in ritardo. C.D. Howe ha annunciato il 1° maggio 2020 che dopo aver raggiunto il picco a febbraio, l’economia canadese era entrata in recessione.[xii] A giugno, il NBER ha dichiarato che lo stesso era avvenuto per l’economia statunitense.[xiii] Il 29 settembre 2020 il Comitato per la datazione del CEPR aveva annunciato che l’economia dell’Eurozona era entrata in recessione nel primo trimestre.[xiv] Dal canto suo, il NBER è stato il primo a dichiarare che la recessione si era conclusa, affermando che nell’aprile 2020 l’economia statunitense aveva raggiunto il picco negativo. Un verdetto arrivato il 19 luglio...del 2021![xv]

In Fisher Investments Italia siamo dell’avviso che i ritardi nelle comunicazioni ufficiali circa le recessioni, rendano di fatto questi dati di poca utilità per gli investitori poiché, secondo la nostra ricerca, le azioni guardano al futuro dell’economia, anticipandolo di 3-30 mesi. Dal massimo del 19 febbraio 2020 al minimo del 18 marzo 2020, le azioni dell’Eurozona hanno ceduto il 38,1%, scontando nei prezzi la grave contrazione economica dovuta alle chiusure improvvise.[xvi] Quando il Comitato per la datazione del CEPR ha confermato ufficialmente che era iniziata una recessione nell’Eurozona, le azioni erano salite del 36,9% rispetto al minimo di marzo, anticipando a nostro avviso la ripresa dell’economia, e guardando avanti.[xvii]

Un altro esempio: Negli Stati Uniti, le azioni USA avevano raggiunto il massimo il 9 ottobre 2007, un paio di mesi prima dell’inizio della recessione.[xviii] Quando il 1° dicembre 2008 il NBER ha confermato la contrazione, le azioni statunitensi avevano già perso il 41,7%.[xix] Allo stesso modo, al momento della dichiarazione sulla fine della recessione diramata il 20 settembre 2010 , le azioni statunitensi erano salite del 70,2% rispetto al minimo del 9 marzo 2009.[xx] Gli investitori che hanno atteso dati certi sulla recessione, potrebbero aver assunto, a nostro avviso, decisioni di investimento deludenti.

In Fisher Investments Italia riteniamo che queste notizie e analisi che guardano al passato non siano di alcuna utilità per gli investitori e che anzi, possano risultate controproducenti poiché i mercati sono proiettati verso il futuro e sono in grado di anticiparlo. Siamo convinti che gli investitori in azioni ottengano i risultati migliori quando si concentrano sulla direzione in cui procede l’economia e non su quella da cui proviene.

 

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Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Italia è iscritta con il n° 182 nell'“Elenco delle Imprese di Investimento autorizzate in altri Stati UE con succursale in Italia”, tenuto dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (“Consob”), e al Registro delle Imprese di Parma (numero di iscrizione e codice fiscale: 97838750152; partita IVA: 02903080345; numero REA: PR-276048).

 

Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Italia e Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Italia o Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all'accuratezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti. L’investimento nei mercati finanziari comporta il rischio di perdita e non è possibile garantire il rimborso totale o parziale del capitale investito. Le performance passate non sono una garanzia né un indicatore affidabile di performance future. Il valore degli investimenti e i relativi rendimenti sono soggetti alle fluttuazioni dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio internazionali.



[i] Fonte: Euro Area Business Cycle Network, al 09/08/2021.

[ii] Fonte: Ibid. “Determination of the April 2020 Trough in US Economic Activity,” 19/07/2021.

[iii]Fonti: C.D. Howe Institute, al 10/08/2021.

[iv]Fonti: Euro Area Business Cycle Network, National Bureau of Economic Research e C.D. Howe Institute, al 10/08/2021.

[v] Fonte: Euro Area Business Cycle Network, al 10/08/2021. “CEPR: Euro Area in Recession Since January 2008,” 31/3/2009.

[vi] Ibid. “2009 Q2 Is Trough of Recession in Euro Area—CEPR,” 04/10/2010.

[vii] Fonte: National Bureau of Economic Research, al 10/08/2021. “Determination of the December 2007 Peak in Economic Activity,” 01/12/2008.

[viii] Ibid. “June 2009 Business Cycle Trough/End of Last Recession,” 20/09/2010.

[ix] Fonte: Bureau of Economic Analysis, al 12/08/2021. “Gross Domestic Product and Corporate Profits, First Quarter 2008 (final),” 26/06/2008. 

[x] Fonte: Ibid. “Gross Domestic Product and Corporate Profits, Second Quarter 2008 (final),” 26/09/2008.

[xi] Fonte: Ibid. “Gross Domestic Product: Second Quarter 2009 (Advance Estimate). Comprehensive Revision: 1929 Through First Quarter 2009,” 31/07/2009.

[xii] Fonte: C.D. Howe Institute, al 10/08/2021. “Canada Entered Recession in First Quarter of 2020: C.D. Howe Institute Business Cycle Council,” 01/05/2020.

[xiii] Fonte: National Bureau of Economic Research, al 10/08/2021. “Determination of the February 2020 Peak in US Economic Activity,” 08/06/2020.

[xiv] Fonte: Euro Area Business Cycle Network, al 10/08/2021. “The Latest Findings from the CEPR-EABCN Euro Area Business Cycle Dating Committee (EABCDC),” 29/09/2020.

[xv] Fonte: National Bureau of Economic Research, al 12/08/2021. “Determination of the April 2020 Trough in US Economic Activity,” 19/07/2021.

[xvi] Fonte: FactSet, al 10/08/2021. Rendimento dell’indice MSCI EMU con dividendi netti, dal 19/02/2020 al 18/03/2020. Rendimenti calcolati in euro. Le fluttuazioni tra euro e dollaro potrebbero provocare variazioni nei rendimenti degli investimenti.

[xvii] Fonte: FactSet, al 10/08/2021. Rendimento dell’indice MSCI EMU con dividendi netti, dal 18/03/2020 al 28/09/2020. Rendimenti calcolati in euro. Le fluttuazioni tra euro e dollaro potrebbero provocare variazioni nei rendimenti degli investimenti.

[xviii] Fonte: FactSet, al 12/08/2021. Sulla base del rendimento dell’indice S&P 500 con dividendi netti, in dollari USA. Le fluttuazioni tra il dollaro e l’euro potrebbero far variare le date dei picchi.

[xix] Ibid. Rendimento dell’indice S&P 500 con dividendi netti, dal 10/09/2007 al 30/11/2008. Rendimenti calcolati in dollari USA. Le fluttuazioni tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni nel valore dei rendimenti.

[xx] Ibid. Rendimento dell’indice S&P 500 con dividendi netti, dal 09/03/2009 al 19/09/2010. Rendimenti calcolati in dollari USA. Le fluttuazioni tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni nel valore dei rendimenti.


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