Fisher Investments
Recensione di Fisher Investments: formulare previsioni sulla base delle curve dei rendimenti

Nel valutare l’andamento dei mercati, Fisher Investments recensisce una miriade di indicatori economici. Tra questi monitoriamo attentamente la curva dei rendimenti (una rappresentazione grafica dei tassi d’interesse di un emittente governativo su una gamma di scadenze, da brevi a lunghe), la quale può fornire indicazioni sulla redditività del credito bancario e sulla crescita dei prestiti: un fattore determinante per l’economia, stando alla nostra ricerca. Pertanto, a nostro parere, gli investitori che comprendono il significato della curva dei rendimenti sono tendenzialmente più preparati a prendere decisioni di portafoglio informate. Di seguito, sono illustrate nel dettaglio le nostre opinioni in merito.
Ogni emittente di debito ha una curva dei rendimenti. Il Grafico 1, che mostra la curva dei rendimenti dei titoli governativi statunitensi, ne fornisce una rappresentazione grafica. Il segno di spunta più a sinistra sull’asse delle ascisse indica il tasso overnight (O/N) statunitense (noto anche come tasso sui Fed Fund), ovvero il tasso sui prestiti a breve termine negoziati sul mercato interbancario.
Procedendo verso destra lungo l’asse delle ascisse, le scadenze dei titoli governativi statunitensi si allungano. I governi offrono titoli con scadenze diverse legate ai piani di politica fiscale e alla gestione del debito, le cui durate possono variare da un minimo di 1 mese fino a 30, 50 o, in alcuni Paesi, persino 100 anni. Secondo la nostra ricerca, a determinare i tassi in questo contesto sono i catalizzatori della domanda e dell’offerta sui mercati obbligazionari, e non i responsabili delle politiche economiche.
Grafico 1: la curva dei rendimenti degli Stati Uniti

Fonte: FactSet, al 12/08/2026. Rendimenti dei titoli governativi USA a scadenza costante, all’11/08/2026.
Quando i tassi a breve termine sono inferiori a quelli a lungo termine, come nel grafico in alto, siamo in presenza di una curva dei rendimenti con una pendenza positiva o ripida. All’opposto, quando i tassi a breve termine sono superiori a quelli a lungo termine, la curva dei rendimenti risulta invertita. Altre volte, le recensioni di Fisher Investments sui tassi d’interesse globali rivelano la presenza di curve dei rendimenti piatte, con i tassi a breve termine quasi allineati a quelli a lungo termine.
Stando alla nostra ricerca, il differenziale tra i tassi a breve e a lungo termine costituisce un utile indicatore della redditività dei nuovi prestiti bancari. Le banche si finanziano a tassi a breve termine (costi) per erogare prestiti a lungo termine (ricavi); la differenza offre pertanto una stima approssimativa dei loro margini. Va precisato che le banche non erogano prestiti ai tassi dei titoli di Stato, i quali tuttavia rappresentano un tasso di riferimento privo di rischio di credito (o di default) su cui si basano i tassi sui prestiti.
Pertanto, quanto più ripida è la curva dei rendimenti, tanto più redditizi sono i nuovi prestiti, e tanto più le banche sono incoraggiate a concedere finanziamenti a una fascia più ampia di nuovi mutuatari. Secondo la nostra ricerca, un maggiore potenziale di profitto può indurre le banche ad assumere rischi e a concedere prestiti in modo più aggressivo, poiché il potenziale di utile rende più accettabile il rischio di perdita. Se tuttavia il margine di profitto diminuisce, il creditore sarà meno disposto a concedere finanziamenti. Pertanto, se la curva dei rendimenti si appiattisce, gli istituti di credito sono meno motivati ad erogare nuovi finanziamenti, se non alla clientela con il profilo creditizio più solido. Infine, se la curva dei rendimenti è invertita e i costi superano i ricavi, constatiamo che la concessione di nuovi prestiti viene scoraggiata. Con una redditività compromessa, gli istituti di credito tendono a frenare la concessione del credito, arrivando, nei casi più gravi, a bloccare completamente l’erogazione di finanziamenti.
Per monitorare questo differenziale, molti commentatori che seguiamo si concentrano sullo spread tra i titoli a 2 anni e quelli a 10 anni. Fisher Investments, invece, recensisce il differenziale di rendimento tra le obbligazioni a 3 mesi e quelle a 10 anni, poiché riteniamo che le prime siano più rappresentative dei tassi offerti dalle banche sui depositi. In ogni caso, la nostra ricerca suggerisce che la forma generale delle curve dei rendimenti sia il fattore più indicativo della crescita futura dei prestiti: un aspetto importante, poiché le recensioni di Fisher Investments sulla storia dei mercati rilevano che i nuovi prestiti alimentano l’espansione economica. I prestiti forniscono alle famiglie risorse da destinare ai consumi e alle imprese il capitale necessario per investire, assumere, incrementare le scorte ed espandere la capacità produttiva, sostenendo così l’attività economica.
Ecco perché la curva dei rendimenti si è rivelata storicamente un indicatore attendibile (ancorché imperfetto) della crescita e delle contrazioni economiche. Il Grafico 2 contribuisce a illustrare questo fenomeno, riportando l’andamento dello spread tra i titoli governativi statunitensi a 10 anni e a 3 mesi unitamente alle recessioni statunitensi (periodi di contrazione della produzione economica) a partire dal gennaio 1982.[i] Quando la linea è sopra lo 0,0, i tassi a 10 anni superano quelli a 3 mesi, dando luogo a una curva dei rendimenti con una pendenza positiva. Quando la linea scende sotto lo 0,0, i tassi a 3 mesi superano quelli a 10 anni, determinando un’inversione della curva.
Grafico 2: il potere predittivo della curva dei rendimenti statunitense

Fonte: Federal Reserve Bank di St. Louis, al 12/08/2026. Differenziale di rendimento tra i titoli governativi USA a 10 anni e a 3 mesi, da gennaio 1982 a luglio 2026.
Come si evince dal grafico, la curva dei rendimenti statunitense ha mantenuto una pendenza positiva per la maggior parte delle fasi espansive degli ultimi quarant’anni. Questo andamento rappresenta la norma, poiché l’indebitamento a lungo termine dovrebbe comportare tassi d’interesse più elevati, in quanto la banca rimane esposta al rischio di rimborso per un periodo più lungo. Inoltre, aspetto forse ancora più importante, tre recessioni consecutive sono state precedute da un’inversione della curva. Questo, a nostro avviso, è un utile indicatore prospettico, che merita di essere preso in considerazione dagli investitori.
È importante sottolineare, tuttavia, che questo indicatore non è del tutto preciso. In primo luogo, la lieve inversione del 2019 va letta a nostro avviso come un falso segnale, considerando che la recessione del 2020 non ha avuto alcuna relazione con l’andamento del credito, essendo dipesa interamente dai lockdown legati al COVID. Inoltre, l’inversione registrata all’incirca tra il novembre 2022 e il novembre 2024 non ha preceduto una recessione negli Stati Uniti, un’anomalia che la nostra ricerca attribuisce alle imponenti riserve di liquidità di cui disponevano le grandi imprese in quel periodo.[ii] A fronte di simili disponibilità liquide, abbiamo constatato che tali società non avevano bisogno di ricorrere a nuovi finanziamenti a lungo termine per finanziare i progetti futuri. Riteniamo inoltre opportuno sottolineare che questa inversione ha avuto luogo dopo la fine del mercato moderatamente ribassista del 2022.[iii] In quelle occasioni la curva non ha previsto neppure l’andamento dei mercati azionari.
Le recensioni di Fisher Investments sulla storia dei mercati rivelano che le curve dei rendimenti – e quindi la crescita dei prestiti – sono solo uno dei fattori che influenzano i mercati azionari. La nostra ricerca dimostra che anche altri fattori, quali le politiche pubbliche e il sentiment generale, svolgono un ruolo importante. Tuttavia, nel valutare i fattori determinanti dell’andamento dei mercati azionari, riteniamo che un utile punto di partenza sia monitorare la forma delle curve dei rendimenti a livello globale.
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L’investimento nei mercati finanziari comporta un rischio di perdita e non è possibile garantire il rimborso totale o parziale del capitale investito. Le performance passate non sono una garanzia né un indicatore affidabile di performance future. Il valore degli investimenti e i relativi rendimenti sono soggetti alle fluttuazioni dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio internazionali.
Fisher Investments Ireland Limited è una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda e regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda. Fisher Investments è la denominazione commerciale di Fisher Investments Ireland Limited e delle sue succursali in Spagna e in Italia. Fisher Investments Ireland Limited e la sua denominazione commerciale Fisher Investments sono iscritte al Companies Registration Office (registro delle imprese) irlandese con i numeri 623847 e 772424. La sede legale di Fisher Investments in Irlanda è: 3rd floor, 24-26 City Quay, Dublin Docklands, Dublin, D02 NY19 Irlanda.
Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.
[i] Facciamo riferimento alla curva dei rendimenti degli Stati Uniti per la sua lunga e affidabile serie di dati storici.
[ii] Fonte: FactSet, al 12/08/2026.
[iii] Ibid. Sulla base del differenziale di rendimento tra i titoli governativi statunitensi a 10 anni e a 3 mesi e dell’indice S&P 500 (dividendi reinvestiti), dal 31/12/2021 al 31/12/2022. Per mercato ribassista si intende un calo prolungato del mercato azionario, dovuto al deterioramento dei fondamentali economici, di entità pari o superiore al 20%.