Pensioni 2022: torna la rivalutazione piena?

A partire dall’inizio del nuovo anno i trattamenti previdenziali saranno adeguati all’inflazione



FTA Online News, Milano, 29 Nov 2021 - 15:45

Entra in vigore l’adeguamento delle pensioni al costo della vita con un metodo diverso rispetto alle percentuali stabilite negli ultimi due anni.
Vediamo insieme chi beneficerà del nuovo meccanismo e quali sono gli importi previsti.


 

Pensioni 2022: come cambiano le regole per la rivalutazione

Le pensioni torneranno ad aumentare grazie al ritorno, in assenza di interventi correttivi, agli scaglioni di perequazione stabiliti dal Governo Prodi poi modificati dalla “Riforma Fornero”.

Si tratta di una notizia positiva per i pensionati italiani che dovrebbero beneficiare di una rivalutazione secondo le seguenti percentuali:

  • 100% per le pensioni fino a 4 volte il minimo (2.062 euro lordi);
  • 90% sulla quota pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (tra 2.062 e 2.577,90 euro)
  • 75% sulle pensioni oltre cinque volte la quota minima.

Ricordando che la pensione minima è fissata a 515 euro circa, con una perequazione al 90% la rivalutazione effettiva sarà dell’1,5% mentre per chi è titolare di una pensione superiore a 2.577,90 euro il coefficiente scenderà all’1,2% circa.

In sostanza, per effetto del ritorno al meccanismo di calcolo “Pre-Fornero”, avremo 300 euro lordi in media in più all’anno per le pensioni fino a 1.500 euro al mese fino ad arrivare a 940 euro lordi in più a chi percepisce una pensione di 5.000 euro al mese.

Non è escluso che il Governo possa intervenire sugli assegni più alti congelandone gli aumenti a fronte di un costo piuttosto elevato, stimato in circa 4,4 miliardi.



 

Pensioni 2022: oltre la rivalutazione arriva l’effetto “IRPEF”

Le buone notizie per i pensionati non finiscono qui visto che la riforma sulle aliquote IRPEF è oramai alle porte.

Il meccanismo annunciato più volte dal Governo prevede che le aliquote passeranno da 5 a 4 con la cancellazione del prelievo fiscale al 41% per i redditi da 55.000 euro a 75.000 euro e il taglio di due punti (dal 27% al 25%) per chi percepisce un reddito compreso tra 15.000 e 28.000 euro.

Oltre quindi al nuovo meccanismo di perequazione ci potrà essere una ulteriore integrazione al reddito per i pensionati ad eccezione di chi percepisce fino a 15.000 euro.

 

 

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