Pensioni: l’importo medio è in crescita costante

Resta stabile il numero dei pensionati in Italia ma crescono spesa previdenziale e importi erogati.



FTA Online News, Milano, 03 Feb 2020 - 16:41

La forte contrazione dell’economia ha condizionato la spesa pensionistica che registra un aumento seppur di lieve entità nel biennio 2017-2018. Negli ultimi 18 anni gli importi erogati sono in costante aumento ma rimangono diversi temi da affrontare

Pensioni: in 18 anni l’importo medio è aumentato del 70%

Il panorama della spesa previdenziale negli ultimi anni è cambiato in modo sostanziale a fronte di una crisi che ha condizionato in modo non trascurabile la crescita economica del nostro Paese.
Ciò nonostante, secondo quanto reso noto dall’Istat, l’importo medio erogato è cresciuto del 70% in 18 anni (2000-2018).
Una crescita indubbiamente maggiore rispetto ai salari che, considerando il medesimo arco di tempo, sono aumentati del 35%.
Cresce anche la spesa pensionistica totale che, nel 2018, ha raggiunto i 293 miliardi di euro (+2,2% sul 2017) pari al 16,6% della ricchezza nazionale prodotta in un anno.
Esiste poi il tema delle diseguaglianze: il 36,3% dei pensionati riceve meno di 1.000 euro lordi e il 12,2% non supera i 500 euro.
Si può evincere da queste percentuali che quasi la metà dei pensionati si trovi in condizioni precarie e che solo un pensionato su 4 (24,7%) si collochi nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro.
Per quanto riguarda invece il divario di genere questo è a tutto svantaggio delle donne che percepiscono una pensione di vecchiaia più bassa del 36,7% rispetto a quella degli uomini.
Il gap deriva dal minore partecipazione (in termini temporali) della componente femminile al mercato del lavoro e quindi a carriere contributive più brevi.

Pensioni: il rischio povertà è più basso se in famiglia c’è un pensionato

La crisi ha compresso la crescita e, di conseguenza, anche quota di reddito percepita dalle famiglie le quali, se possono contare su un reddito da pensione, sono meno esposte al "Rischio povertà".
Le rilevazioni Istat indicano infatti che Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 5,7% rispetto al 17,9% di quelle monoreddito o a basso reddito e infatti l’apporto economico dei componenti non pensionati, in particolare degli occupati, riduce il rischio di povertà al 9,3%.
Avere a disposizione un reddito da pensione in più non solo fa comodo ma si potrebbe dire che la pensione è, in qualche modo, divenuta una forma di ammortizzatore sociale considerando che, al 2017, in Italia quasi una famiglia su due sia costituita o accolga almeno un pensionato (circa 12 milioni di nuclei) e, in particolare, nel 33,8% delle famiglie vi è un titolare di pensione e nel 12,6% due e più.
L’Istituto di statistica registra, infine, un ultimo divario questa volta a livello territoriale:
Più del 50% della spesa complessiva è erogata a residenti al Nord, soprattutto come beneficiari di pensioni, poi ci sono i residenti nel mezzogiorno (27,8%) e nel Centro (21,1%).

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