Pensioni 2021: dopo il Recovery Fund sarà riforma

Potrebbe arrivare già alla fine di quest’anno il cambiamento della riforma varata dal Governo Conte



FTA Online News, Milano, 27 Mag 2021 - 15:00

Con la scadenza naturale di quota 100, tra le molte ipotesi circolate negli ultimi mesi ci sono Quota 102 e Quota 41 per garantire una maggiore flessibilità in uscita e la contestuale sostenibilità del sistema pensionistico.

Vediamo insieme di che cosa si tratta e che cosa cambia rispetto a quota 100.

 

Pensioni 2021: in arrivo quota 102 o quota 41?

Cosa accadrà dopo la naturale scadenza di Quota 100 fissata per il 31 dicembre 2021?
Secondo alcune indiscrezioni sarebbe intenzione del Governo Draghi garantire una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro monitorando, al contempo, la sostenibilità del sistema previdenziale una volta superata la crisi legata alla pandemia Covid.

I sindacati hanno presentato due proposte di riforma: la prima, Quota 102, consentirebbe di andare in pensione con 64 anni di età e 38 anni di contributi mentre la seconda, Quota 41, prevederebbe il versamento di 41 anni di contributi senza limite di età per tutti.

Si tratta di due provvedimenti diversi per forma e sostanza perché Quota 102 permetterebbe di anticipare fino a 3 anni e 2 mesi l’uscita dal lavoro a fronte di una decurtazione dell’assegno pensionistico pari all’11% mentre con Quota 41 si andrebbe in pensione leggermente più tardi ma con un assegno ridotto di circa l’8% secondo le simulazioni di calcolo rese note dalla società Progetica per il Corriere della Sera.

 

Pensioni 2021: e per le donne e i lavori usuranti?

Un altro tema legato alla prossima riforma del sistema previdenziale è quello relativo al pensionamento anticipato per le donne e per chi svolge un lavoro “usurante”, categorie per le quali erano stati previsti dei requisiti di pensione anticipata rispetto agli altri lavoratori.

È intenzione del Governo confermare questa possibilità integrando però il pensionamento anticipato con alcuni provvedimenti studiati ad hoc per le lavoratrici che prestano assistenza ai figli e ai famigliari portatori di disabilità.

Nello specifico:

  • riduzione di 8 mesi dei contributi richiesti per ogni figlio fino ad un massimo di 24 mesi;
  • riduzione contributiva pari a un anno per chi assiste da almeno 5 anni un familiare portatore di handicap;

Per le donne che invece hanno iniziato a lavorare precocemente è prevista una maggiorazione contributiva del 25% degli anni di lavoro prestati tra i 17 e i 19 anni di età purché si siano versati i contributi per almeno un anno.

Per chi svolge lavori particolarmente gravosi troviamo l’ipotesi, a partire da gennaio 2022, di introdurre quota 92 che consentirebbe l’uscita dal lavoro a 62 anni con 30 anni di contributi.

Trattandosi di ipotesi ancora al vaglio del Legislatore l’auspicio è che si possa trovare una rapida definizione di un tema molto sentito e spesso dibattuto in questi ultimi anni.



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