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Pensioni

Età pensionabile 2019: in Italia è tra le più basse in Europa

FTA Online News, Milano  06 Feb 2019 - 09:24

Pensioni anticipate: in Italia l’età pensionabile effettiva è tra le più basse in Europa. Cosa cambia, invece, per l’età di pensionamento “normale“?



Se si decide di usufruire di eventuali benefici e eccezioni in Italia si va in pensione prima rispetto ad altri Paesi europei. La situazione si ribalta invece se si considera l’età di pensionamento "normale".
Resta il problema dei vuoti contributivi per i più giovani.

Età di pensionamento "effettiva" e "normale": due mondi paralleli e controversi

in Italia si può andare in pensione ben sette anni prima che in Portogallo, 5 anni prima che in Irlanda e un anno prima rispetto alla media europea.
A diffondere i dati è il Centro Studi ImpresaLavoro, su base OCSE.
Nel dettaglio, l’età effettiva di pensionamento in Italia risulta inferiore di 4 anni e mezzo rispetto a quella normale (66,6).
Un trend che si riscontra anche per le lavoratrici che vanno in pensione ad una età effettiva di 61,3 anni rispetto a quella normale di 65,6.
Se si considera la classifica per "età effettiva" in nostro Paese si colloca al 15 posto su di un totale di 22 paesi europei presi in considerazione; in Italia si va in pensione molto prima che in Portogallo (69 anni), Irlanda (66,9 anni), Svezia (65,8 anni), Regno Unito (64,6 anni), Paesi Bassi (63,5 anni) e Germania (63,3 anni).
Considerando invece l’età di pensionamento "normale" l’Italia sale al secondo posto con 66,6 anni, superata solamente dalla Polonia con 67 anni.
L’ultimo posto se lo aggiudica invece la Spagna, dove il valore è pari solamente a 59,3 anni.

Età pensionabile: il tema dei vuoti contributivi per la pensione deve essere affrontato

Pur non essendo l’Italia un paese in cui si va in pensione in tempi ragionevoli, se lo si fa anticipatamente, consci delle eventuali decurtazioni dell’assegno, resta il nodo delle generazioni future che iniziano a lavorare più tardi e in maniera discontinua accumulando "vuoti contributivi".
Il che significa che le nuove generazioni andranno in pensione con un’età più avanzata e con un assegno indubbiamente più basso.
È prioritario dunque che vengano adottati provvedimenti "ad hoc" che favoriscano ulteriormente le forme di previdenza integrativa e volontaria nell’ottica di garantire delle finestre di uscita e degli assegni pensionistici più ragionevoli.

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