Italia: la previdenza complementare è nel Pip

In sette anni le adesioni ai Pip sono cresciute del 15%



Ftaonline News, Milano, 22 Nov 2011 - 14:45

Nonostante si sappia che il sistema previdenziale italiano comporterà in futuro la necessità per molti lavoratori di integrare l’assegno pensionistico statale con una rendita previdenziale di tipo privato, nel nostro Paese il settore della previdenza completare ancora deve decollare. Tuttavia, sottoponendo ad analisi il comparto, si può osservare che al suo interno non tutto è immobile: i Pip (polizze individuali pensionistiche), per esempio, possono vantare performance nel complesso soddisfacenti.

 

La crescita dei Pip

 

Nei primi sei mesi dell’anno in corso, le polizze individuali pensionistiche hanno raccolto complessivamente premi per 987 milioni di euro, un risultato del 14% superiore a quanto avvenuto nel medesimo periodo dell’anno precedente. Per evidenziare il buon rendimento dei Pip, va notato che contemporaneamente il mercato delle polizze vita individuali ha subito una contrazione del 23%.

 

Nel complesso, dunque, i Pip (considerando unitamente quelli stipulati prima della riforma del sistema pensionistico del 2005 sia quelli nati dopo) si affermano come gli strumenti di previdenza completare più scelti dagli italiani. Prendendo in considerazione il periodo temporale che corre tra il 2004 e il 2011, le adesioni ai Pip sono cresciute del 15%, mentre gli iscritti ai fondi pensione negoziali sono aumentati dell’8% e quelli dei fondi pensioni aperti meno dell’11%.

 

Cosa sono i Pip e chi li sceglie?

 

Il Pip è una forma pensionistica individuale realizzata attraverso la sottoscrizione di contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. In sostanza, sottoscrivere un Pip significa accumulare durante la vita lavorativa un capitale sufficiente a garantirsi una rendita vitalizia aggiuntiva rispetto alle prestazioni del sistema pensionistico obbligatorio dal momento in cui si raggiungerà l’età pensionabile.

 

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