Polizze vita: chi rende di più?

Sostanzialmente confermato il trend dei rendimenti delle assicurazioni vita.



FTAOnline, Milano, 08 Gen 2009 - 09:00

Si tratta ancora di un’anticipazione considerato che i dati definitivi si conosceranno solo ad aprile, quando le  296 gestioni separate vita, i fondi che determinano le prestazioni delle polizze vita tradizionali comunicheranno i rendimenti 2008.

Secondo quanto reso noto da 38 gestioni i dati 2008 non sono poi così negativi. Il rendimento medio netto si attesta infatti al 3,55%, non molto distante dal 3,69% registrato nel 2007 e al 3,57% medio annuo degli ultimi cinque. Alla luce di quello che è accaduto nel 2008 (meno 50% a Piazza Affari) non è male, si tratta un rendimento superiore al tasso di inflazione e in linea con quello dei Bot (3,9% nel 2008).

La composizione

Le gestioni separate vita investirebbero prevalentemente, secondo quanto rilevato dai dati Ania (l’associazione delle compagnie di assicurazione italiane), in titoli di Stato italiani, tra i quali spicca la presenza dei Btp (34,6% del portafoglio), seguono i Cct, (7,6%), tutti gli altri titoli di Stato raggiungono il 19,4% del patrimonio. Quote molto contenute invece sia per i titoli azionari (6,3%) e le quote di fondi comuni e di sicav (4,4%). Percentuali residuali, infine, per i titoli esteri.

Alte commissioni…

Nate prima dei fondi comuni le polizze vita classiche erano uno degli strumenti di risparmio più diffuso tra le famiglie negli anni ‘80. Una diffusione incentivata anche grazie alla vendita porta a porta da parte degli agenti assicurativi a cui erano riconosciute generose commissioni (che, in gergo tecnico, vengono definiti «caricamenti»). Costi che si attestavano, di norma tra il 20 e il 30% e che potevano avere una qualche giustificazione solo in ottica di risparmio fiscale: i contratti stipulati fino al 2000 permettevano, infatti, una detrazione fiscale del 19% del premio versato. Negli ultimi anni, tuttavia, i caricamenti sono stati gradualmente ridotti anche grazie all’avvento sul mercato delle polizze promosse da compagnie di emanazione bancaria: attualmente il caricamento medio oscilla tra il 5% e il 10%. Spese che, quindi, restano alte ma che devono essere valutate in proporzione alla durata del contratto scelto. Per esempio, una polizza di durata ventennale il cui caricamento fosse dell’8%, avrebbe un costo medio annuo dello 0,40% mentre un contratto assicurativo con un caricamento del 10% e durata cinque anni evidenzierebbe un onere medio annuo del 2%.

…bassi rischi

Queste forme di investimento previdenziale sembrano presentare significativi vantaggi considerato che per esempio, sulla distanza dei dieci anni, dal 1999 al 2008, il rendimento medio delle polizze vita, si attesta al 48,3%, superiore alle performance dei Btp (46,2%) dei Cct (31,5%), delle azioni mondiali (-13,7%) e di quelle italiane (-11,4%). Ma i veri punti di forza delle polizze vita classiche sono due: la separatezza del patrimonio gestito e il consolidamento annuo dei rendimenti. Questi prodotti, infatti, si basano sulle gestioni separate, vale a dire su un portafoglio distinto dal patrimonio della compagnia vita: nel caso che quest’ultima fallisse il beneficiario della polizza non avrebbe nulla da temere in quanto il suo capitale accumulato con la polizza non rientrerebbe nell’attivo fallimentare della compagnia ma verrebbe liquidato al 100% al legittimo proprietario. Inoltre, i rendimenti annuali sono certificati da una società di revisione e consolidati: in questo modo il capitale accumulato si rivaluta a quel preciso tasso e può solo aumentare anno dopo anno.

Glossario finanziario

Hai dei dubbi su qualche definizione? Consulta il glossario finanziario di Borsa Italiana.

VAI


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.