Riforma delle pensioni: novità in arrivo

Si abbassa l’età pensionabile: si può andare in pensione anche prima dei 66 anni.



FTAOnline, Milano, 18 Set 2013 - 15:29

Non solo l’Italia piange le sue pensioni ma anche nel resto d’Europa la situazione non è migliore.

Allianz in collaborazione con Allianz Global Investors ha condotto un’indagine sulla condizione di post-pensionamento dei cittadini europei, intervistando 1402 persone, tra uomini e donne, provenienti da sette paesi: Austria, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito.

La ricerca
Risultati: i cittadini di età compresa tra i 50 e i 54 anni sono risultati i più pessimisti, mentre coloro che hanno un’età tra i 60 e i 70 più ottimisti. Sempre dalla ricerca emerge che quasi due terzi degli intervistati sono soddisfatti della propria pianificazione pensionistica, mentre solo l’8% si dichiara insoddisfatto. Gli intervistati svizzeri sono i più soddisfatti, i meno soddisfatti sono i cittadini francesi e italiani.

La situazione in Italia
Sono giorni di fermento questi in Italia incentrati sulla riforma delle pensioni che prevede alcuni cambiamenti, come, ad esempio, la possibilità di rimanere al lavoro più a lungo, ma con differenziazioni di età, per esempio, tra uomini e donne, come tra categorie di lavoratori.

Il principio-guida delle proposte della riforma del ministro del Lavoro Enrico Giovannini è semplice, e sviluppa un nucleo già contenuto nella riforma del 2011: è possibile andare in pensione prima dei 66 anni ovvero a 62 anni con 35 anni di contributi (e un numero di mesi crescente con l’adeguamento automatico dei mesi alla speranza di vita media degli italiani), ma chi sceglie questa strada deve pagare pegno con una penalizzazione, mentre chi rimane al lavoro anche dopo il raggiungimento dell’ “età pensionabile” potrà godere di un assegno maggiorato. In cifre significa: tagliare dell’8% l’assegno di chi lascia a 62 anni, del 6% quello di chi lavora fino a 63 anni, del 4% il conto di chi va in pensione a 64 e così via, fino alla neutralità di chi “sceglie” le regole generali e lascia l’ufficio a 66 anni. In modo speculare, chi lavora fino a 67 anni (più, come sempre, i mesi aggiuntivi dettati dall’adeguamento automatico) potrebbe avere un bonus del 2%, che sale al 4% per chi rimane al lavoro fino a 68 anni e così via fino all’8% riconosciuto a chi inizia a riposarsi a 70 anni.

L’intenzione del governo è di intervenire sulle pensioni in occasione del varo della nuova Legge di Stabilità 2014, che dovrebbe arrivare tra fine settembre e inizio di ottobre. Rimangono ancora però dei temi in sospeso: il problema degli esodati, ancora lontano dalla soluzione visto che ancora non è stata quantificata con precisione la platea di lavoratori interessati e che finora sono stati salvaguardati ’solo’ 130mila esodati. In secondo luogo bisognerà affrontare il tema del contributo di solidarietà, ovvero il prelievo sulle pensioni più alte (non solo quelle d’oro), che il governo vuole riproporre in altri termini dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale.

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