Giro di vite sulla reversibilità? Improbabile

Contro i matrimoni di comodo, un disegno di legge propone più severità



FTAOnline News Milano, 07 Mar 2011 - 17:46

Secondo alcuni, le casse della previdenza pubblica – e i versamenti contributivi – degli italiani sarebbero messi a grande rischio da chi approfitta dell’istituto della pensione di reversibilità. Un timore talmente concreto, per alcuni parlamentari, da spingere all’ideazione di un disegno di legge volto a introdurre severi limiti per la concessione della pensione di reversibilità (soprattutto per quanto riguarda le differenze d’età tra i coniugi). Semplice provocazione o reale intento di innovare il sistema previdenziale italiano? Poco importa – a parere degli esperti di legge – perché già in passato la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno bocciato provvedimenti dagli intenti simili.

 

Disegno di legge “anti-furbette”

“È ancora giusto concedere la pensione di reversibilità in un’epoca in cui giovani badanti straniere sposano gli anziani assistiti, magari all’unico scopo di incassarne l’assegno?”. Ecco la domanda che sembra essere alla base del disegno di legge presentato da Matteo Bragantini, deputato della Lega Nord, per normare in maniera più severa quest’ambito della assistenza previdenziale.

 

Oggi, la pensione di reversibilità – ridotta rispetto a quella di vecchiaia, al 60% se non ci sono figli – è concessa al coniuge superstite. Pensato per garantire un sostegno a chi potrebbe trovarsi in situazione di difficoltà economica in ragione della scomparsa del coniuge, l’assegno di reversibilità è stato accettato dall’opinione pubblica senza alcun problema.

 

Giusto, sbagliato? Per limitare il rischio che le badanti si approfittino degli anziani a spese dei contribuenti italiani, il leghista Bragantini nella sua proposta di legge ha ipotizzato la sospensione delle pensioni di reversibilità al coniuge superstite con meno di quarant’anni.

 

Nel dettaglio, la legge prescrive che: “nel caso di morte del pensionato o dell’assicurato con un’età superiore ai cinquant’anni, qualora non vi siano figli, se il coniuge superstite ha un’età anagrafica inferiore ai quarant’anni, l’erogazione della pensione di reversibilità sia sospesa fino al compimento da parte del medesimo di un’età anagrafica pari a quella che aveva il defunto al momento del decesso o fino al compimento del sessantesimo anno di età”.

 

In sostanza, nel caso di un matrimonio tra un 83enne e una 30enne, qualora il marito venisse a mancare, la moglie dovrebbe aspettare almeno 30 anni per percepire l’assegno di reversibilità.

 

Un allarme da prendere in considerazione?

Ma i matrimoni di comodo tra badanti straniere e anziani assistiti sono davvero un rischio per il bilancio pubblico? Secondo quanto rivelato da Gian Ettore Gassani al quotidiano La Stampa, il disegno di legge presentato dal deputato leghista prende di mira un obiettivo in realtà poco significativo.

 

In base a stime piuttosto affidabili – rivela il legale – nel 2008 i matrimoni tra cittadini italiani e stranieri sono stati poco più di 18.000, e solo nella metà dei casi la differenza d’età tra i coniugi è stata superiore ai dieci anni; volendo stimare il numero degli sposalizi tra anziani e giovani straniere, poi, non se ne potrebbero contare più di 3mila l’anno.

 

La scarsa rilevanza del fenomeno preso in considerazione, inoltre, risulta anche dai numeri relativi alle pensioni di reversibilità: in tutto sono 4,9 milioni, ma solo 170 mila vanno a donne con meno di 50 anni di età (comprese le figlie che ne hanno diritto) e l’assegno medio è di 7.360 euro l’anno.

 

Come se non bastasse, a remare contro il disegno di legge sarebbe anche la giurisprudenza. Nella complessissima materia previdenziale, Corte Costituzionale e Cassazione sono intervenute più volte negli anni passati e sembra difficile smontare e rivedere princìpi sanciti nel corso del tempo. Nel 1998, per esemio, la Consulta definì come illegittime le norme che cancellavano l’assegno di reversibilità in caso di 25 anni di differenza di età tra i coniugi

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