Pensioni: picco della spesa in anticipo di vent’anni

Lo Stato spende più soldi del previsto per tenere in piedi il sistema pensionistico



FTAOnline News, 03 Ott 2011 - 17:47

Arriverà nel 2030, dicevano gli esperti. Invece, la “gobba” della spesa previdenziale è arrivata in anticipo, bussando alla nostra porta già nel 2010 e rivendicano l'attenzione che merita un ospite inatteso che incide per più del 15% sul Pil nazionale.

La pressione sui conti pubblici dovuta al sistema pensionistico non inizierà ad attenuarsi prima del 2040 ed impone dunque una seria riflessione sulla necessità di riforme nel settore.

Nuovi provvedimenti in vista per riassestare i conti pubblici

È in crescita la spesa che lo Stato deve affrontare per mantenere in piedi il sistema pensionistico, costringendo gli amministratori a ipotizzare interventi che possano in qualche modo contenere la sua incidenza sul Pil.

Il picco della spesa previdenziale in rapporto al Pil, previsto per il 2030, è già arrivato, rendendo di fatto  inutili tutti i provvedimenti di riassestamento del sistema pensionistico decisi durante gli anni Novanta.

In verità, la responsabilità di tale andamento non è solo dell'insufficiente resa delle riforme. L'arrivo anticipato del picco, infatti, può essere addebitato in buona parte alla brusca contrazione del PIL registrata in questi anni, che ha portato a un aumento dell’incidenza della spesa pensionistica sul prodotto interno lordo dell'1,3%  tra il 2008 e il 2010, facendo in modo che l'indice arrivasse al 15,3%.

A darne notizia è stato il deputato Pdl Giuliano Cazzola in un'intervista sul quotidiano Il Giornale. L'onorevole si è detto inoltre preoccupato dal fatto che la spesa pensionistica decrescerà solo nel 2040, ma «tornerà sotto i 14 punti solo dopo il 2060 e non intorno al 2045 come era previsto».

I tam tam che vorrebbero un prossimo intervento del governo sul settore pensionistico, dunque, non si spiegherebbero esclusivamente come un rimedio all'emergenza dettata dall'attuale crisi, ma anche come un intervento volto a dare i frutti sul lungo periodo. Nuovi ulteriori interventi di modifica del sistema previdenziale sono stati ipotizzati in questo periodo: dall'abolizione di fatto degli assegni di anzianità, attraverso “quota 100″ da raggiungere in cinque anni (ossia la somma dell’età in cui si va in pensione con gli anni di contributi versati, ad esempio 65 + 35 o 60 + 40), all'introduzione di un sistema di calcolo “ pro rata” per tutti a partire dal 2012 che prevede che anche chi aveva 18 anni di contributi nel 1995 – avendo quindi diritto a un assegno calcolato con il sistema retributivo puro – avrebbe lo stesso trattamento di chi è stato assunto dopo il ’95. Altre ipotesi al vaglio dell’esecutivo, secondo i ben informati, sono anche l’anticipo al 2012 dell’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, ora previsto per il 2013, e un “contributo di solidarietà” per i baby pensionati ( 50 anni di età e 25 anni di contributi versati).

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