Nuove soglie Pensionistiche per le Donne

Dopo la condanna dal Lussemburgo il sistema pensionistico italiano si adeguerà allo standard europeo



FTAOnline News, 14 Gen 2009 - 11:15

A decretare l’iniquità del sistema previdenziale nostrano è la Corte di giustizia europea che denuncia la discriminatorietà del regime pensionistico per i dipendenti pubblici.

Stando ad una decisione della Corte infatti sarebbe contrario al diritto comunitario stabilire due soglie di pensionabilità diverse per uomini e donne. L’attuale legislazione italiana prevede infatti per i dipendenti pubblici uomini la pensione di anzianità a 65 anni, mentre per le donne a 60. 

Dopo il rimprovero della Corte di giustizia l'Italia si impegna a realizzare, in modo graduale e flessibile, l'aumento dell'età di pensionamento per le donne nel settore pubblico.

E' quanto contenuto nella lettera che il governo ha inviato a Bruxelles. Secondo il ministro del Lavoro Sacconi la sentenza, limitata al settore pubblico (Inpdap), riguarda solo il 20% delle occupate dunque con una eventuale parificazione lo Stato italiano risparmierebbe solo 250 milioni di euro a regime. Altri calcoli parlano però, secondo il Sole 24 Ore, di risparmi da 1,3 a 1,8 miliardi anche solo portando la soglia per le lavoratrici statali da 60 a 62 anni.

Parità di pensione

Pronunciandosi sulla base di un ricorso della Commissione europea i giudici di Lussemburgo hanno spiegato che “mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all'art. 141 del Trattato”. Cioè il  principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

In Italia, ricorda la Corte, “i dipendenti pubblici hanno diritto alla pensione di vecchiaia nell'ambito del regime gestito dall'Inpdad alla stessa età prevista dal sistema pensionistico gestito dall'Istituto nazionale della previdenza sociale per le categorie generali di lavoratori: 60 anni per le donne e 65 per gli uomini”. Tale regime è stato considerato dall’esecutivo Ue discriminatorio e violante il principio di parità di trattamento.

 

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