Pensioni 2010, qualcosa è cambiato!

Novità in vista per coefficienti e durata della vita lavorativa



FTAOnline, Milano, 21 Dic 2009 - 10:51

La buona notizia è che ci sarà un adeguamento al rialzo pari allo 0,7% per le pensioni dell’anno nuovo. A partire da gennaio infatti verrà applicato alla previdenza pubblica un adeguamento automatico degli importi al costo della vita. L'assegno sociale salirà dunque a 411,63 euro, mentre il trattamento minimo pensionistico viene fissato a 360,97 euro.

Come si calcola?

L'aumento dello 0,7% sarà calcolato partendo dall'importo 2009 rettificato dello 0,1% in quanto l'anno scorso fu adottata una perequazione provvisoria del 3,3% corretta poi sulla base dei dati definitivi Istat al 3,2%. La percentuale di aumento per variazione del costo della vita si applica per intero sull'importo di pensione non eccedente il quintuplo del minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, mentre per le fasce d'importo eccedenti il quintuplo del minimo la percentuale di aumento è ridotta al 75%.

Coefficienti in “perdita”

Un po’ meno positiva la notizia che riguarderebbe l’entrata in vigore della riforma delle pensioni. Saranno infatti a breve inaugurati i nuovi coefficienti di calcolo, mentre verrà gradualmente applicato l’innalzamento della vita lavorativa delle donne italiane impiegate presso la pubblica amministrazione (dal 2015 dovrebbe esserci un leggero innalzamento anche per gli uomini, in modo da arrivare al 2018 con una parità di trattamento).

Se un braccio della riforma intende dare un taglio alle rendite, l’altro, obbligando a lavorare più a lungo, accresce il montante, senza però raggiungere un equilibrio apparente. Il risultato infatti sarà che si giungerà alla pensione più tardi e con un assegno più “magro”.

Gli interessati dalla riforma saranno i lavoratori sottoposti ad una pensione contributiva (cioè commisurato alle retribuzioni versate durante la vita lavorativa) o mista (un mix tra contributivo e retributivo). Per questo tipo di soggetti, secondo una ricerca realizzata da Progetica, le perdite andranno dal 3 al 20% dal 2010 al 2050. I più penalizzati saranno gli autonomi; ciò dipende dal fatto che versando di meno (il 20% contro il 33% dei dipendenti) accumulano un montante inferiore per il calcolo della quota contributiva.

Donne “al lavoro”!

Per quanto concerne l’allungamento della vita lavorativa delle donne invece si dovrà considerare il periodo che va dal prossimo gennaio fino al 2018, quando le dipendenti pubbliche potranno andare in pensione di vecchiaia con almeno 65 anni di età, esattamente come i propri colleghi. La logica è evitare un’innalzamento repentino dall’oggi al domani. Questa soluzione è stata adottata per dare esecuzione a una sentenza della Corte di giustizia europea del novembre 2008, che aveva giudicato l’Italia inadempiente al principio di parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici.

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