La "dieta" previdenziale del 2010

Dove vanno le pensioni del futuro?



FTAOnline, Milano, 23 Nov 2009 - 14:00

Stringeranno ulteriormente la cinghia a partire dall’anno nuovo i pensionati del futuro.

Il giro di vite è l’effetto della riforma Dini del 1995 che aveva stabilito, tra le altre cose, un aggiornamento dei coefficienti di trasformazione: quelli cioè che, moltiplicati per le somme pensionistiche accantonate dal lavoratore («montanti»), determinano il suo assegno Inps.

Rendite più leggere

Le disposizioni normative dovrebbero dunque comportare un taglio delle rendite pensionistiche compreso tra lo 0,8 e il 3,7%, a seconda del genere (più incisivo per gli uomini e meno per le donne) e degli anni di contribuzione (più marcato per i 20-25 anni e meno per i 30-35 anni).

Più si vive meno si guadagna

Tra le varie novità in fatto previdenziale anche la revisione trimestrale dei coefficienti di trasformazione calcolati, d’ora in poi, sull’aspettativa di vita media.

Le stime demografiche insomma incidono sempre di più sull’assegno pensionistico.  Un lavoratore dipendente di 65 anni con 30 anni di contributi, ad esempio avrà nel 2020 il 55,1% dell’ultima retribuzione contro il 61% previsto per lo stesso trattamento liquidato nel 2010.

La soluzione dei fondi pensione

Che siano negoziali o di categoria costituiscono sempre più l’unica vera alternativa alla pensione pubblica. Parliamo della previdenza complementare che comprende, oltre i fondi pensione, anche le polizze individuali di previdenza. Sono i cosiddetti «Pip» che permettono una personalizzazione della previdenza tramite una consulenza specializzata su cui puntano per esempio gruppi come Mediolanum, Aviva e Axa.

Rendimenti sotto la lente

A scoraggiare la scelta della previdenza complementare è la poca fiducia nei meccanismi finanziari. Questi prodotti sono infatti spesso legati agli andamenti borsistici, che garantiscono buone performance sul fronte dei rendimenti. Nei primi 10 mesi del 2009 i fondi pensione hanno infatti quasi del tutto recuperato le perdite accusate lo scorso anno in concomitanza dei crolli delle Borse. In particolare, i fondi pensione negoziali, dopo aver perso in media il 4,5% nel 2008, sono risaliti del 5,9% nei primi 10 mesi di quest’anno con un risultato 2008-2009 ora in positivo dell’1,10%. I fondi pensione aperti (-8,5% nel 2008) hanno recuperato tra gennaio e ottobre di quest’anno il 7,2%: il bilancio biennale resta in rosso ma solo per l’1,8%.

Cosa rende di più?

Ad ottenere i risultati migliori tra i negoziali negli scorsi mesi sarebbero stati alcuni fondi garantiti: Agrifondo garantito (per i lavoratori delle aziende agricole, +9,73% tra gennaio 2008 e ottobre 2009), Previcooper sicuro (per le cooperative del commercio, +9,72%) e Alifond garantito (industria alimentare, +9,2%).  Maggiori i guadagni medi dei primi cinque comparti dei fondi pensione aperti. Tra gennaio 2008 e ottobre 2009 Milano Gest Classe b di Milano Assicurazioni segna un +14,9%, seguito da Alico comparto garantito (14%), Conto previdenza comparto obbligazionario di Fondiaria-Sai (13,95%), quindi da Pensionepiù obbligazionario euro di Pioneer Im (13,07%) e da Fondiaria previdenza comparto obbligazionario (12,97%).

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