Longevità: gli anziani una ricchezza per il paese

In passato la quota degli over 65 anni e più non superava il 5%, vale a dire un anziano ogni 20 persone. Oggi invece la situazione è decisamente mutata



21 Feb 2008 - 15:31

Storicamente gli anziani sono sempre stati una percentuale esigua della popolazione totale. In passato la quota degli over 65 anni e più non superava il 5%, vale a dire un anziano ogni 20 persone. Oggi invece la situazione è decisamente mutata e l’essere umano è più longevo grazie al progredire della scienza e ad una maggiore qualità della vita. Pertanto, la presenza di un numero elevato di anziani è destinata a diventare strutturale e permanente nel futuro. Secondo le previsioni demografiche realizzate dall’Istat, ad esempio, si suppone che la vita media degli uomini cresca da 77,4 anni nel 2005 a 83,6 nel 2050; quella delle donne da 83,3 anni a 88,8. Anche per la fecondità s’ipotizza un aumento, sia pur contenuto, da 1,3 figli per donna nel 2005 a 1,6 figli per donna nel 2050.

Ciò che più interessa è cercare di capire come poter impiegare le capacità degli anziani ancora in vita e cercare di trasformare le loro energie in valore aggiunto per il paese.

Secondo un’analisi condotta dal Censis nel settembre 2007, si è scoperto che se gli anziani disponibili fossero messi in condizione di  impegnarsi in attività di economia sociale come per esempio l’apprendimento dell’uso del pc, la discussione di tematiche di attualità, la realizzazione di “lavori” artistici, si potrebbe generare nel Paese un valore di 128 miliardi di euro, pari all’8,7% del Pil.

Migliorando il contenuto di relazione della vita degli anziani e riducendo quindi il circuito perverso fatto di solitudine, depressione, uso intenso e inappropriato di farmaci, si stima un risparmio di 700 milioni di euro di spesa farmaceutica (pari al 5% della spesa pubblica per farmaci di classe A 2006). Delle oltre 100 persone del campione analizzate che dal 2003 hanno partecipato a dei percorsi educativi, molte persone hanno mostrato risultati interessanti rispetto ai coetanei che non vi hanno preso parte. Per esempio si è riscontrata una più intensa attività relazionale, maggiore autostima, più responsabilità comunitaria, un uso confidenziale con le tecnologie come pc, internet, cellulare, mp3, bancomat e carte di credito.

Gli anziani diventano pertanto protagonisti di una società che tendenzialmente li metterebbe da parte per via della loro età, ma grazie alle comunità educanti, si possono realizzare ed integrare nuovamente producendo valore per la società. Per poter praticare e diffondere la longevità occorre la creazione di infrastrutture adatte a questo scopo, che accolgano gli anziani e li impegnino per un certo periodo della giornata, offrendo loro delle attività che li facciano sentire ancora utili.

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