Fondi pensioni negoziali: non c'è male

Primo trimestre 2010: i fondi pensione negoziali ottengono buone performance



FTAOnline News, 27 Apr 2010 - 11:18

Chi sta meglio tra chi ha aderito alla previdenza complementare e chi ha scelto di lasciare il Tfr in azienda? Gli ultimi dati riguardo il rendimento dei fondi pensione negoziali rilanciano il divertissement del confronto tra chi ha imboccato strade diverse. Sia nel lungo sia nel breve periodo, come attesta il Sole 24 Ore, il conto previdenziale di chi ha aderito alla previdenza complementare sarebbe più ricco.

I rendimenti dei fondi pensione negoziali

Sul breve, sul medio e, soprattutto, sul lungo periodo i fondi pensione negoziali, al termine del primo trimestre del 2010, hanno dimostrato un buon rendimento, nonché la capacità di resistere ai venti di crisi. Nel breve periodo, infatti, il loro rendimento è stato del +2%, nel medio periodo del +4,6%, mentre nel lungo periodo (l'ultimo quinquiennio) il loro rendimento medio composto è stato del +3,25% (quindi superiore al 2,57% del Tfr, rivalutato aggiungendo l'1,5% allo 0,75% dell'inflazione9.

I motivi del buon rendimento

I risultati positivi ottenuti dai fondi pensione negoziali sono stati raggiunti, principalmente, grazie al comportamento dei titoli di Stato e delle obbligazioni (che rappresentano l'80% del portafoglio medio). Le performance di periodo di queste due componenti hanno reso possibile controbilanciare lo scarso apporto dei titoli azionari (che costituiscono il portafoglio medio grossomodo per il 20%), che hanno fatto registrare indici praticamente invariati dall'inizio del 2010.

La crisi non sfonda

Analizzando i dati in un quadro che parte dalle fasi iniziali della recente crisi (poste, per convenzione, a fine 2007), si nota la buona reazione dei fondi negoziali ai primi passi falsi. Dopo avere accusato alcuni ribassi nel corso del 2008, il 2009 è stato un anno di ripresa, contraddistinto da una performance media nel corso degli ultimi due anni e tre mesi positiva nella misura del 4,6%, di poco inferiore, quindi, alla rivalutazione del trattamento di fine rapporto del 5,4% nello medesimo periodo. 
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