Fondi pensione territoriali: un identikit

Esempi di successo di una forma di federalismo previdenziale



FTAOnline, Milano, 11 Mar 2009 - 11:12

Alternativa ai fondi di categoria la previdenza territoriale è stata inaugurata con il D.lgs. 252/2005, aprendo nuove opportunità alle regioni in materia previdenziale. Primo esempio di federalismo previdenziale il Trentino Alto Adige ha sperimentato con PensPlan una struttura pensionistica sfruttando leggi nazionali.

Questa tipologia di fondi complementari si distingue dalle altre per il fatto di essere destinata specificatamente ai residenti o ai lavoratori di una determinata zona geografica. I fondi attualmente attivi sul nostro territorio sono principalmente 4: Solidarietà Veneto, Laborfonds, Fonligure e Fopadiva, rispettivamente operativi nelle regioni Veneto, Trentino Alto Adige, Liguria e Val d'Aosta. Sebbene si rivolgano in generale ai lavoratori dipendenti nel caso della Liguria il fondo è indirizzato invece ai lavoratori artigiani e ai piccoli e medi imprenditori.

La legge

Le disposizioni contenute nel d. lgs. n. 252/2005, hanno aperto nuovi scenari e importanti prospettive per le Regioni, non solo sul tema della promozione della previdenza complementare tra i propri cittadini, ma anche su quello relativo allo sviluppo dell’economia locale. Quest’ultima, a seguito dell’istituzione di fondi pensione con sede nel territorio, può infatti beneficiare della creazione di posti di lavoro qualificati e richiamare l’attenzione degli investitori istituzionali.

L’art, 3, comma 1, del “decreto 252”, infatti, offre alle Regioni la possibilità di istituire fondi pensione. Non solo: l’art. 1, comma 3, lett. a), garantisce ai fondi territoriali l’equiparazione agli altri fondi pensione. Se, però, da un lato la legge dà alle Regioni la possibilità di istituire “fondi regionali”, dall’altro non offre una definizione circa la struttura del fondo stesso, lasciando aperte le porte a una pluralità di ipotesi tecniche.

L’importanza di un fondo locale

L’istituzione di “fondi territoriali” rappresenta un importante elemento di novità per l’ordinamento italiano. Si tratta di uno strumento, certo molto importante, per avvicinare alla previdenza complementare i futuri pensionati più esposti al rischio di povertà.

Le Regioni e le autonomie locali hanno un diretto interesse a sviluppare la previdenza complementare su base territoriale, quale strumento di sostegno per la tutela dei cittadini. Agendo nell’immediato in via preventiva, contribuiranno a prevenire costi economici e sociali del futuro.

Più previdenza implica: minore spesa pubblica futura per il welfare e i sevizi assistenziali; maggiore autonomia dei cittadini; tenuta di lungo periodo ed equità del sistema previdenziale.

Significative, in questo senso, le esperienze rappresentate dal Trentino Alto Adige, (attraverso PensPlan), la prima Regione italiana a promuovere la nascita e il funzionamento di forme di previdenza complementare su base territoriale, dalla Valle d’Aosta (Fopadiva) e dal Veneto (Solidarietà Veneto).

A tali Regioni potrebbero presto aggiungersi Sicilia e Lazio (che hanno regolato la materia in sede di leggi finanziarie regionali), Lombardia e Toscana.

Le ragioni del successo

I primi fondi territoriali regionali sono stati istituiti in Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria e Veneto: stando a queste prime esperienze la parola d’ordine per il successo della previdenza complementare regionale sembra essere il concetto di “sistema”.

Per far decollare i nuovi fondi le Regioni devono saper organizzare un sistema territoriale di previdenza complementare, disegnando un quadro comune, dove i vantaggi del mercato sono combinati con alcuni obiettivi sociali quali:

·        evitare eccessive disuguaglianze nelle coperture, assicurando una sorta di “standard di qualità” dei diversi regimi;

·        garantire la tutela da alcuni rischi, come la disoccupazione o la malattia, i quali potrebbero generare – a causa di un lungo periodo di mancato versamento dei contributi – trattamenti pensionistici non sufficienti a garantire un adeguato tenore di vita;

·        avvicinare la previdenza alla platea dei possibili aderenti. Per raggiungere questo obiettivo sono necessari

1. la realizzazione di un efficace network di comunicazione

2. la previsione di un adeguato sistema di monitoraggio permanente della soddisfazione dei cittadini

3. l’organizzazione di un servizio reclami;

·        possibilità di ricadute positive sul territorio attraverso la valorizzazione di investimenti locali attuati da investitori istituzionali. Ferma restando la decisa inopportunità tecnica ad opera dei fondi pensione regionali sul territorio ove essi insistono, la presenza di un fondo, i collegamenti che esso determina, la “cultura” finanziaria che contribuisce ad accrescere, consentono una significativa valorizzazione delle potenzialità di attenzione degli investitori istituzionali circa iniziative economiche che sussistono in Regione.

 

 

 

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