La crisi colpisce i fondipensione

Calano le adesioni tra gli under 40: si aggrava il rischio impoverimento



FTAOnline News, Milano, 15 Ott 2010 - 10:25

Alcune statistiche non sono rilevanti tanto per le cifre espresse, quanto per i segnali che lanciano. È il caso, per esempio, dei numeri relativi all'adesione ai fondi pensione di categoria di cui ha dato notizia recentemente Assofondipensione (l'associazione dei fondi pensione negoziali), paventando scenari futuri tutt'altro che incoraggianti.

 

15mila adesioni in meno

Il calo rilevato nelle adesione ai fondi pensione di categoria è quantitativamente appena rilevanto, lo 0,7%, ma - secondo alcuni osservatore - è il sintomo che la crisi economica ha lasciato il segno. Elaborando i dati Covip, Assofondipensione ha stimato che nel primo semestre 2010 i fondi negoziali registrano una riduzione di circa 15mila unità (su 2.040.150 iscritti); mentre i fondi aperti salgono di 7mila unità, a 827mila, e i Pip crescono da 893mila a 1 milione e 18mila unità.

 

Il meccanismo si è inceppato

La riduzione che si evidenziata nel numero degli iscritti ha molte cause, tra le quali, sicuramente, la più pesante è la crisi economica. Il meccanismo di ricambio generazionale è entrato in crisi: rispetto a due anni fa, i nuovi iscritti con meno di 40 anni sono in calo. I dati Assogestioni testimoniano che, per quanto riguarda i fondi aperti (i più diffusi tra i giovani), a giugno 2009 gli aderenti under40 erano il 40,5% del totale, mentre un anno dopo erano il 38%.

 

Da più parti si fa notare il rischio insito in questa dinamica: il pericolo che i giovani, in futuro, si trovino sprovvisti degli strumenti con cui fronteggiare adeguatamente gli anni della vecchiaia. In questo modo, infatti, alle difficoltà date dalla frammentarietà dei percorsi lavorativi e contributivi si sommeranno quelle dovute a tassi di sostituzione (tra ultimo stipendio e primo assegno di primo pilastro) anche inferiori al 50% e con una copertura di secondo pilastro che riguarda solo una minoranza.

 

I commenti

La crisi economica a finire sul bancone degli imputati. Come spiega Maurizio Agazzi, direttore di Cometa (fondo negoziale dei metalmeccanici): "Nell'ultimo anno la metà dei riscatti è dovuto a pensionamento, il 30% a messa in mobilità e nel restante 20% troviamo dimissioni volontarie o la perdita del posto di lavoro senza ricorso a procedure collettive. Ma la crisi si sente soprattutto sul ricorso alle anticipazioni "immotivate" (sul 30% del montante): dal 2007 a oggi sono state 40mila su 53mila in totale».

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