Smart working, si avvicina la scadenza

La deadline è il 31 marzo per i dipendenti del settore privato, ma le date cambiano per gli altri



FTA Online News, Milano, 22 Gen 2021 - 10:20

L’ultimo tassello è stato quello del prolungamento dello stato di emergenza al 30 aprile 2021. Il quadro dei lavori agili in smart working è però rimasto indietro e la procedura semplificata, allo stato attuale, resta applicabile fino al 31 marzo 2021. Questo almeno per i privati, mentre per i lavoratori del settore pubblico la scadenza delle attuali disposizioni anti-pandemiche è al 31 gennaio 2021.
A complicare il panorama intervengono le disposizioni più specifiche per i genitori di figli con meno di sedici anni in quarantena e per i lavoratori fragili.
Un quadro variegato e asimmetrico che dunque è utile chiarire.

Cosa è lo smart working semplificato

Lo smart working, ossia il lavoro da casa o da altra posizione diversa dall’ufficio, è stato definito dalla Legge 22 maggio 2017, n. 81: il termine tecnico è "Lavoro Agile", definito sostanzialmente tra gli articoli 18 e 21 della legge.

Cosa prevede? Si tratta di un accordo tra datore di lavoro e lavoratore che consente a quest’ultimo di lavorare in altra sede a propria scelta (generalmente la propria abitazione ma non necessariamente) senza penalizzazioni sul fronte dell’emolumento, degli avanzamenti professionali, della sicurezza, ma comunque sotto il potere direttivo del datore.

Con la pandemia lo smart working, come noto, ha salvato buone fette della capacità produttiva italiana pubblica e privata, consentendo di coniugare sicurezza sanitaria e confinamento con la prosecuzione di numerose attività lavorative.
Per questo è stata rapidamente attivata una procedura semplificata e già con il DPCM dell’8 marzo 2020 recitava: "la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro".

Tre giorni dopo un nuovo DPCM raccomandava "il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile".

 

Smart working: qualche numero

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, durante il lockdown il lavoro agile ha coinvolto il 94% delle Pubblica Amministrazioni, il 97% delle grandi imprese e il 58% delle PMI.
L’Osservatorio stima 6,58 milioni di lavoratori, circa un terzo del totale dei dipendenti e ovviamente un multiplo assai importante degli appena 580 mila dell’anno prima. Insomma per molti lo smart working è diventato il New Normal.

 

Smart working: e ora?

Il 2021 porta però con il nuovo DPCM del 14 gennaio e altri provvedimenti delle nuove scadenze che potrebbero cambiare anche profondamente il panorama dei lavoratori agili a breve.

Per i privati per esempio, nonostante lo stato di emergenza sia stato procrastinato fino al 30 aprile, il ricorso allo smart working semplificato scadrà il 31 marzo prossimo (a meno di nuove direttive in corso d’opera), per cui da quella data (anche se il DPCM del 14 gennaio 2021 continua a raccomandare il massimo utilizzo della modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o a distanza) non si potrà più fare ricorso alla procedura di comunicazione semplificata che non prevedeva la necessità di allegare alla comunicazione del lavoro agile un accordo con il lavoratore.

Per il pubblico c’è un quadro ancora diverso. Attualmente infatti sono ancora vigenti e prorogate le previsioni del 19 ottobre in merito al lavoro agile nel settore pubblico che prevedevano sostanzialmente almeno un 50% di dipendenti pubblici a lavorare da casa e il resto in ufficio con sistemi di turnazione giornaliera, settimanale o plurisettimanale. Tutti i dipendenti pubblici dovranno tornare in ufficio il 31 gennaio, a meno di casi particolari.

 

Quali sono le eccezioni e i casi particolari?

I dipendenti del settore privato genitori di figli con età fino a 16 anni sottoposti a quarantena o con didattica in presenza sospesa potranno però continuare ad accedere allo smart working semplificato oltre la data del 31 marzo 2021. Questo a patto che non ci sia nel nucleo familiare un altro genitore in cassa integrazione o disoccupato e che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche del lavoro stesso.

Un’altra eccezione sono i lavoratori fragili ossia a rischio per via di immunodepressione o di esito da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita nonché i lavoratori con disabilità riconosciuta con connotazione di gravità ai sensi dell'art. 3, comma 3, L. n. 104/1992. Per loro sia nel pubblico, che nel privato, il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero ed è prevista la possibilità di lavorare in smart working anche svolgendo una diversa mansione ricompresa nella medesima categoria (come chiarito anche dal messaggio n. 171 dell'Inps del 15 gennaio 2021). Per questa tutela è stato però introdotto un periodo ancora diverso dagli altri, ossia, allo stato attuale, tra il 1° gennaio 2021 e il 28 febbraio 2021.

In definitiva 31 gennaio, 28 febbraio e 31 marzo rappresentano tre date chiave per gli smart worker delle diverse categorie. Per completare il quadrimestre si arriva alla fine di aprile con lo stato emergenza.

In ogni caso, per tutti, lo smart working resta fortemente raccomandato.

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