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Il Governo Renzi riforma il lavoro

Il Jobs Act introduce il contratto a tutele crescenti e la nuova Aspi



FTAOnline, Milano, 27 Feb 2015 - 14:09

La " rivoluzione" del mercato del Lavoro del Governo Renzi assume connotati definitivi con l’introduzione del contratto a tutele crescenti, la riforma del sussidio di disoccupazione e lo stop ai nuovi contratti a progetto da subito e a tutti quelli in vigore dal 2016.

Arrivano le tutele crescenti, non più contratti a progetto

Il Governo Renzi tira dritto sulla strada delle riforme a cominciare dal Jobs Act i cui decreti attuativi sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri del 20 febbraio.
Via libera quindi alle tutele crescenti che prevedono, per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato, la reintegrazione nel posto di lavoro solo in caso di licenziamenti discriminatori e nulli intimati in forma orale.

Per i licenziamenti disciplinari la reintegrazione resta solo se viene accertata "l’insussistenza del fatto materiale contestato".

Nel caso di "licenziamenti ingiustificati", ossia non rientranti nelle fattispecie della giusta causa o del giustificato motivo, è prevista un’indennità crescente in base all’anzianità di servizio (due mensilità per ogni anno di servizio) con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi.
Per evitare di andare in giudizio si potrà ricorrere alla nuova conciliazione facoltativa incentivata: il datore di lavoro in tal caso offre una somma esente da imposizione fiscale e contributiva pari a un mese per ogni anno di servizio, non inferiore a 2 e sino ad un massimo di 18 mensilità. Con l’accettazione il lavoratore rinuncia alla causa.

Per i licenziamenti collettivi, ferme restando procedure (forma scritta delle comunicazioni) e criteri di scelta indicati dagli articoli 4 e 5 della legge 223 del 1995 (carichi di famiglia, anzianità ed esigenze tecnico-produttive ed organizzative), si applica l’indennizzo monetario degli individuali (da 4 a 24 mensilità) con la previsione della reintegrazione in caso di mancata comunicazione scritta.

Per le piccole imprese valgono le stesse regole sulla reintegrazione, ma per i licenziamenti ingiustificati è prevista un’indennità crescente di una mensilità per anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 6 mensilità.

Semaforo verde anche per gli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria con l’introduzione dal primo maggio 2015 della Naspi per chi ha già lavorato almeno 12 settimane negli ultimi 4 anni precedenti la perdita del posto e almeno 18 giornate negli ultimi 12 mesi. L’assegno non potrà eccedere i 1.300 euro e diminuirà dopo i primi 4 mesi del 3% al mese. Al massimo potrà durare più di due anni, ma con l’introduzione sperimentale dell’Asdi sarà erogato il 75% dell’indennità Naspi nei casi di particolare necessità per altri 6 mesi ed entro un plafond massimo complessivo di 300 milioni di euro destinati a questo ammortizzatore. Previsto anche il Dis-Col, una indennità di disoccupazione per i co.co.co che perdono il lavoro dopo almeno 3 mesi di contribuzione a partire dal 1° gennaio dell’anno della perdita del posto: durata massima 6 mesi. Tutti questi ammortizzatori sociali sono condizionati alla partecipazione del disoccupato a iniziative di attivazione lavorativa o di riqualificazione professionale.

Per quanto riguarda i contratti, stop ai vecchi co.co.pro. dall’entrata in vigore del decreto. Quelli in essere potranno proseguire fino a scadenza, ma a partire dal 1° gennaio 2016 ai rapporti di collaborazione saranno applicate le norme del lavoro subordinato.
Il contratto a termine mantiene la durata massima di 36 mesi. Si prevede invece un’estensione del campo di applicazione del contratto di somministrazione a tempo indeterminato, eliminando le causali, ma fissando nel 10% del totale dei dipendenti dell’impresa il tetto al suo impiego. Confermato il contratto a chiamata, scompaiono contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro ed il job sharing.
Per il voucher (lavoro accessorio) viene elevato il tetto dell'importo per il lavoratore da 5.000 a 7.000 euro, mantenendolo nei limiti della no-tax area. Introdotta la tracciabilità con tecnologia sms per il lavoro a chiamata.

Confindustria plaude al provvedimento, critici i sindacati

Secondo Confindustria, i decreti approvati dal Consiglio dei Ministri vanno nella direzione giusta. L’associazione degli imprenditori vede concreti miglioramenti normativi per il contratto a tutele crescenti e per la norma che regola i licenziamenti collettivi.
Giudizi positivi arrivano da viale dell’Astronomia anche sulla nuova disciplina che regola il mutamento delle mansioni che va incontro alle richieste di flessibilità avanzate dalle imprese.
Critici invece i sindacati. Per la Cisl, è una riforma in chiaroscuro, perché da un lato finalmente dà corso alla decontribuzione per i nuovi assunti, mentre dall’altro riduce troppo poco i contratti di collaborazione e nega il reintegro in caso di licenziamento collettivo. Per la Uil era necessario eliminare tutti i contratti di precarietà, cosa che invece non è avvenuta con il mantenimento dei contratti a tempo determinato senza causale ed estendendo di fatto la possibilità di ricorrere ai voucher.
Più netto ancora il giudizio della Cgil che non vede all’orizzonte nessun cambiamento, se non il mantenimento delle differenze e la mancata lotta alla precarietà. Una particolare critica è riservata al nuovo contratto a tutele crescenti, che prevederebbe la possibilità per le aziende di licenziare liberamente. Nessuna concessione nemmeno sulle collaborazioni che si annunciano abolite dal 2016, ma comunque stipulabili in tanti casi.

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