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Laurearsi fa ancora guadagnare?

La laurea porta ancora qualche guadagno, ma dipende dall’Università



FTAOnline, Milano, 07 Ott 2014 - 19:00

La laurea ha ancora un ritorno economico? Se lo è chiesto l’Osservatorio sulle retribuzioni JobPricing con un’indagine che ha sottolineato come gli effetti che il titolo accademico ha sulla carriera e il portafoglio delle persone varino molto a seconda del grado di specializzazione raggiunto e dall’università frequentata.

Le differenze emergono durante la carriera


Avere o non avere una laurea fa ancora differenza a livello di stipendio. L’Osservatorio sulle retribuzioni ha infatti rilevato tra le retribuzioni lorde medie annue di chi è laureato e quelle di chi si è fermato al diploma con gli studi una differenza di 10.700 euro (52.912 euro i primi, 42.182 euro i secondi).


La forbice tra laureati e non cresce progressivamente e diventa sensibile intorno al 35esimo anno d’età. Un laureato entra infatti a far parte del mercato del lavoro più tardi  (intorno ai 25- 26 anni) rispetto a chi ha un diploma, che risulta perciò favorito inizialmente da scatti retributivi e contrattuali. Dopo i 35 anni, invece,  gli stipendi per i lavoratori più qualificati si differenziano in maniera netta: chi è laureato ha la possibilità di accedere a livelli contrattuali di maggior rilievo.

Le facoltà che fanno guadagnare di più


Tra i fattori che determinano differenze di retribuzione rientrano anche il tipo di specializzazione conseguita e il tipo di università e di facoltà.
Statisticamente, le università private  garantiscono retribuzioni più elevate del 21% rispetto alle università pubbliche e del 19% rispetto ai politecnici.

Esiste poi una differenza geografica. Chi ha studiato al Nord guadagna in media il 10% in più rispetto ha chi ha frequentato atenei con sede al Sud, grazie anche al maggior legame intessuto con il mondo del lavoro. Il 92% dei laureati del Nord, infatti, trova lavoro molto spesso nella città dove ha studiato. Tale percentuale scende al 77% al Centro e si abbatte al 36% nelle regioni meridionali.

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