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Lavoro

L’Italia resta indietro e a farne le spese sono i giovani

FTAOnline  16 Set 2013 - 08:53

Perdiamo competitività, l’assenza della politica ricade sulle nuove generazioni



 

Alle sconfortanti percentuali che descrivono la crisi occupazionale si aggiungono quelle sulla scarsa competitività delle aziende, di quelle, almeno, che sono rimaste in piedi in questi ultimi cinque anni segnati dalla recessione. Dal 2008 ad oggi si sono persi più di 22 posti di lavoro ogni ora.

Italia meno competitiva della Grecia e in 5 anni persi 22 posti di lavoro ogni ora
Un milione e 40 mila posti di lavoro sono stati persi in poco più di cinque anni, questo significa 542 posti di lavoro al giorno, che tradotti in ore equivalgono a più di 22 posti di lavoro persi ogni ora.
Sono dati sconfortanti quelli che provengono dall’Istat e messi a confronto con quelli sulla competitività del nostro Paese diventano ancor più amari.

Sì perché l’Italia, secondo il rapporto annuale del World Economic Forum, si trova al 49esimo posto tra le 148 economie censite nell’Indice globale di competitività (Gci). Ma, se si considera l’indice di competitività relativa al mondo del lavoro, ecco che l’Italia si posiziona al 137° posto, preceduta dalla Grecia (127esima), dalla Spagna (115esima) e dalla Libia (136° posto).

Le ragioni di questo flop clamoroso sono certamente da addebitare alla crisi, ma anche alla mancanza di soluzioni di contrasto alla recessione, se non addirittura all’adozione di provvedimenti palesemente sbagliati, come dimostra un recente studio di Confartigianato, secondo il quale la riforma del sistema pensionistico e del mercato del lavoro del ministro Elsa Fornero ha scoraggiato le assunzioni dei giovani, rallentando l’uscita dei pensionati. Basti ricordare che sono 9 milioni e mezzo le persone che vengono ritenute sotto la soglia di povertà a fronte di 1,7 milioni di italiani scoraggiati, che hanno smesso di cercare un’occupazione o dopo averla persa o senza essere mai entrati sul mercato del lavoro.

Nella sua analisi, Confartigianato parla di “spread del lavoro”, mettendo in luce che la crisi ha ribaltato gli equilibri fra Italia e Germania: nel 2007 il tasso di disoccupazione era al 6,2% in Italia e al 9,4% in Germania, ora è salito al 12,1% in Italia ed è sceso al 5,4% in Germania.

In questa fase ci si aspetterebbe l’ingresso di forze fresche nel mercato del lavoro e, invece, a pagare lo scotto di politiche assenti o inefficaci sono proprio i giovani. I lavoratori under 35 sono diminuiti di 1.668.000 unità, passando da 7,1 a 5,4 milioni, mentre gli over 55 sono addirittura cresciuti dai 2,7 ai 3,5 milioni.

Insomma, di spiegazioni ce né in abbondanza, ma la soluzione è lungi dall’essere trovata.

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