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Lavoro: i giovani si adattano

Previsioni di assunzioni in picchiata nel Mezzogiorno tiene solo l’Emilia Romagna.



FTAOnline, Milano, 11 Feb 2013 - 11:25

Sempre meno opportunità di trovare lavoro per i giovani. Le aziende italiane prevedono di assumere nel primo trimestre dell’anno poco meno di 140 mila lavoratori, il 26% in meno di un anno fa.
Sono i dati comunicati da Datagiovani che ha analizzato le previsioni di assunzione per i giovani fino ai 29 anni nelle aziende italiane per il primo trimestre 2013, secondo l’indagine Unioncamere-ministero del Lavoro.

Poco lavoro per i giovani
Secondo l’indagine di Datagiovani è emerso che ci sono sempre meno opportunità di trovare lavoro per i giovani. Le aziende italiane prevedono di assumere nel primo trimestre 2013 poco meno di 140 mila lavoratori, e meno di 3 su 10 saranno giovani: si tratta di 38.600 posizioni, di cui poco più di 33mila non stagionali, il 26% in meno di un anno fa. Per il complesso delle assunzioni (senza distinzione d’età) la flessione è del 9,4%: il risultato è che la quota di assunzioni riservate ai giovani è scesa dal 34% di un anno fa al 28%.

A soffrire maggiormente la situazione è, purtroppo, ancora una volta il Sud: qui la diminuzione delle previsioni sfiora il 40% (8 mila giovani richiesti, erano 13 mila nel primo trimestre 2012), ma si raggiunge il 55% in meno in Puglia o il -48% in Sardegna. L’unica regione che registra un trend di crescita è l’Emilia Romagna con il 4,7% di posti per Under 30 in più: non è un caso che ai primi posti della graduatoria provinciale per crescita delle opportunità si trovano Ravenna e Rimini. A spiegare la contrazione delle assunzioni sono le poche prospettive nel commercio e nella ristorazione, mentre crescono le opportunità per architetti, ingegneri, addetti all'informazione, assistenza alla clientela e operatori della cura estetica.

Disposti ad adattarsi
Se da una parte le opportunità lavorative si sono ridotte, c’è da dire però che sempre più giovani sono disposti ad adattarsi a diverse tipologie di lavoro. Il dato emerge da una ricerca della Fondazione Sussidiarietà - in collaborazione con il dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica e del Consorzio interuniversitario AlmaLaurea - da cui si legge che, su un campione di 5.750 laureati, il 53% ha un’adattabilità elevata.

In particolare: il 63% degli uomini e il 60% dei residenti al Centro-Sud (10 punti in più rispetto al Nord) è disponibile  a trasferire la propria residenza in altra città/paese e a svolgere lunghi trasferimenti casa/lavoro.  Sono soprattutto i giovani del Sud e delle isole quelli disposti a spostarsi e ad adattarsi alle esigenze del mercato rispetto ai tempi e ai luoghi del lavoro. Questi ragazzi hanno contratti di lavoro non standard o a tempo determinato, hanno già cambiato almeno tre lavori e guadagnano in media 1.265 euro. Risultano più disposti a spostarsi in particolare gli ingegneri (60%). I più adattivi guadagnano quasi 100 euro al mese più degli altri.
Poi c’è il gruppo di coloro che non sono molto intraprendenti in prevalenza donne che vivono e lavorano al Nord, non specializzati, senza esperienze di stage né esperienze all’estero e guadagnano in media 1.212 euro. Il 14,5% è rappresentato da giovani disposti a impegnarsi in varie direzioni per ottenere un lavoro di massima soddisfazione; sono uomini appartenenti al ceto dirigente del Nord e in misura minore del Centro, che hanno fatto esperienze di studio e stage all’estero e hanno varie specializzazioni; il nesso tra laurea e lavoro svolto è molto alto e di elevata specializzazione (master o dottorato) e guadagnano in media 1.352 euro. Infine, l’11,1% è rappresentato da neolaureati poco intraprendenti e con scarsa flessibilità, in prevalenza donne del Nord che non hanno fatto stage né esperienze all’estero, che percepiscono la laurea come poco efficace rispetto al lavoro. Si sono laureati più tardi e guadagnano in media 1.164 euro.

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