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Istat: il 30% delle madri lascia il lavoro

L’Italia continua a essere un Paese in cui il gap di genere si fa sentire



FTAOnline, Milano, 21 Ott 2015 - 09:58

L’interruzione dell’attività lavorativa per motivi familiari continua a colpire prevalentemente le donne e, in particolar modo, le madri. Permane quindi un forte divario tra i due sessi in un Paese in cui è carente l’offerta dei servizi per l’infanzia.

Le donne ancora penalizzate rispetto agli uomini.

I motivi familiari spesso inducono all’interruzione dell’attività lavorativa ma il fenomeno continua a coinvolgere prevalentemente le donne che faticano a conciliare lavoro e maternità in un Paese in cui permane una bassa offerta di servizi per l’infanzia.

Nel dettaglio, i dati Istat indicano che il 22%,4% delle donne interrompe il lavoro per motivi familiari una percentuale che sale al 30% tra le madri (contro il 2,9% degli uomini) e supera il 25% tra le generazioni nate dopo il 1964.

Per effetto della crisi economica la percentuale di occupate che in corrispondenza di una gravidanza hanno lasciato o perso il lavoro, tra il 2005 e il 2012, è passata dal 18,4% al 22,3%. In più devono passare, nel 60% dei casi, almeno 5 anni prima del rientro.

Insomma un quadro complesso in cui gioca un ruolo fondamentale anche la precarietà che, anche qui, colpisce di più le donne: solo il 61,5% ha avuto un percorso interamente standard, contro il 69,1% degli uomini.

A partire dagli anni ’90, prosegue l’Istituto, è aumentato il part-time femminile (dal 21% del 1993 al 32,2% del 2014) con evidenti minori livelli medi di retribuzione e minori contributi.

L’Italia è infine un Paese caratterizzato da un’elevata asimmetria dei ruoli della coppia, con ben il 72% delle ore di lavoro di cura dei figli svolti dalla componente femminile, oltre che da una scarsa offerta dei servizi per l’infanzia e da una crescente difficoltà di conciliazione soprattutto per le neo-mamme (dal 38,6% del 2005 al 42,7% del 2012).

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