Cookie
Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.
 
Lavoro

Il vecchio alimentari rischia di scomparire


Fiesa-Confesercenti: rischio estinzione entro il 2015 per i negozi alimentari


FTAOnline News, Milano 08 Nov 2010 - 12:19

Dove si compreranno la frutta e la verdura nel 2016? Non nei piccoli negozi di fiducia: è questa la paura emersa nel corso dell’assemblea della Fiesa-Confesercenti (Federazione Itliana Esercenti Specialisti dell’Alimentazione) svoltasi a Roma nei giorni scorsi. I rappresentanti del settore, radunatisi per discutere sul tema “La distribuzione nell'era della sostenibilità”, hanno disegnato uno scenario a tinte fosche per i negozi d’alimentari, che nei prossimi cinque anni – schiacciati tra crisi e ipermercati – potrebbero quasi sparire. Se si avverasse la peggiore delle ipotesi, sarebbero disastrose le conseguenze su occupazione e consumatori.

 

Un futuro di paura, su un passato fragile, fragile

Secondo le stime dell’associazione di categoria, da qui al 2015 la maggior parte dei comuni italiani rischia di rimanere senza negozi d’alimentari. Gianpaolo Angelotti, il neoletto presidente Fiesa, osservando la dinamica della distribuzione degli esercizi commerciali, parla di processo di “desertificazione commerciale”.

Lucida, quanto desolante, l’analisi condotta dalla Fiesa-Confesercenti: “Il processo di desertificazione ha assunto una continuità e addirittura un'accelerazione preoccupanti che hanno portato gli esercizi commerciali alimentari al dettaglio dai 400 mila degli anni '80 agli 89.085 dello scorso anno: soltanto tra il 2005 ed il 2009 sono stati oltre 16 mila i negozi del settore a chiudere i battenti, mentre negli ultimi 2 anni si sono arresi oltre 5.600 esercizi”.

A pagare le conseguenze della scomparsa degli alimentari “vecchio stile”, secondo Angelotti, sarebbero soprattutto le fasce sociali più deboli, cui toccherebbe sostenere il peso dell’arretramento per quanto riguarda i dati occupazionali, la produttività e la competitività. In linea di massima, il rischio è questo: meno negozi significa meno possibilità di scelta, meno lavoro e maggior potere consegnato nelle mani delle grandi catene di distribuzione.

 

I rimedi

L’assemblea della Fiesa ha dunque avanzato alcune proposte per porre un argine alla situazione. Secondo gli esercenti attivi nel comparto dell’alimentare, per evitare il verificarsi dello scenario peggiore, sarebbe importante agire in fretta, imponendo un'aliquota iva generalizzata al 4% ed estendendo anche  ai commercianti dal reddito inferiore ai 30mila euro il regime fiscale semplificato previsto per gli artigiani.

In un secondo momento, poi, gli aderenti alla Fiesa-Confesercenti richiedono l’introduzione di una premialità fiscale, a valere sulla tassazione locale; l'abbattimento della tassa sui rifiuti e dell'Ici, per le imprese di vicinato che forniscono servizi primari nei centri urbani; un bonus fiscale per le imprese commerciali che si insediano in aree rurali o che operano all'interno di contesti territoriali di filiera.

 


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.

Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.