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Lavoro

Telelavoro, l'Italia ancora indietro


Solo un’impresa su cinque avrebbe realizzato degli studi per ottimizzare il percorso da casa al lavoro, ma sono ancora meno quelle che offrono la possibilità di lavorare in remoto


23 Lug 2008 - 10:50

Solo un’impresa su cinque avrebbe realizzato degli studi per ottimizzare il percorso da casa al lavoro, ma sono ancora meno quelle che offrono a tutti i dipendenti un sostegno per agevolare il trasferimento o una possibilità di lavorare in remoto. Se i dati rilevati dal Rapporto Censis Automobile 2008 rilevano il rischio di una mobilità classista, le analisi di Avaya evidenziano una scarsa propensione delle aziende al telelavoro.

La mobilità “insostenibile”

A far a meno dell’automobile infatti sarebbero soprattutto i lavoratori atipici. Secondo lo studio Censis, se il prezzo della benzina arrivasse a 2,50 euro, a ridurre l’uso dell’auto sarebbero il 32,1 per cento dei lavoratori atipici, il 36,8 per cento degli studenti e il 37,5 per cento dei disoccupati.

Circa il 9 per cento delle imprese, secondo l’ultima indagine realizzata da Gidp, offre ai dipendenti qualche benefit o servizio per agevolare il loro trasferimento da casa al lavoro in risposta all’aumento dei prezzi della benzina. A questi si aggiunge un altro 14 per cento che offre dei servizi ma solo ad alcuni dipendenti. Quasi un direttore del personale su due (46 per cento) è convinto però che nei prossimi tempi, i propri dipendenti modificheranno, in parte o in maniera radicale, il modo di raggiungere il posto di lavoro.

Le soluzioni sostenibili

Poco più del venti per cento delle imprese hanno realizzato uno studio per ottimizzare il trasporto casa-posto di lavoro dei dipendenti anche se un quarto di loro non ne ha mai utilizzato i risultati per prendere decisioni in merito. Per risolvere la situazione attuale i direttori del personale ritengono che sia necessaria una maggiore efficienza, l’aumento del numero e delle corse degli attuali mezzi (17 per cento), lo sviluppo del car pooling (15 per cento). Solo uno su sei pensa che sia necessario lo sviluppo del telelavoro e l’11 per cento menziona l’adozione di orari flessibili e, in prospettiva, i direttori del personale pensano che le imprese offriranno dei servizi per favorire il trasferimento casa-lavoro.

Voglia di telelavoro

Dal report, intitolato «Lavoro flessibile in Europa e in Russia», si evince come il vero digital divide di oggi non sia più determinato dall’accesso alle tecnologie, ma dalla capacità di utilizzarle nel modo migliore per ottenere vantaggi competitivi. Se nel nostro Paese il 94% di lavoratori intervistati (il 91% tra gli italiani) si dice interessato al telelavoro  e il 38% disposto a cambiare azienda pur di accedere al lavoro a distanza solo il 17% del campione ha la possibilità effettiva di accedervi (circa 1 azienda su 6).

La percezione sui vantaggi del telelavoro è diffusa anche tra i senior manager: il 30% degli intervistati ritiene che le tecnologie e le policy per il lavoro a distanza permetterebbero alle aziende di essere molto più competitive sullo scenario mondiale. Tra le aziende, il 74% di quelle grandi ha espresso interesse verso questa forma di flessibilità, un dato nettamente maggiore rispetto a quello rilevato tra le piccole e medie (57 per cento).


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