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Lavoro

Salari bassi per i giovani italiani


L’allarme di Visco: “L’Italia non valorizza le risorse umane”


Ftaonline News, Milano 28 Nov 2011 - 13:39

L’analisi della Banca d’Italia – effettuata dal nuovo governatore Ignazio Visco in occasione del congresso dell’Associazione dei Magistrati per i minorenni e la famiglia – è chiara: l’Italia sta attraversando una crisi severa, da cui non uscirà senza puntare alle crescita, che sarà possibile solo investendo sull’innovazione e sui giovani. Secondo la Banca d’Italia, proprio sulle nuove generazioni grava il maggior costo del momento di stagnazione economica.

 

Poca attenzione alle risorse umane

 

Il rischio che sta correndo l’Italia è quello di fare la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro. Molte tra le debolezze italiane, seguendo l’opinione espressa dal governatore della banca centrale, dipendono da un’inadeguata gestione delle risorse umane, difetto che rende il sistema economico italiano incapace di rispondere alle sfide proposte dal contesto globale.

 

Il passo corto con cui l’Italia partecipa alla maratona dell’innovazione è percepibile, secondo Visco, nel trattamento ricevuto dai giovani, “che oggi si affacciano sul mercato del lavoro sono esclusi dai benefici della crescita del reddito degli ultimi decenni”. Le nuove generazioni sono la cartina al tornasole per la scarsa tendenza del Belpaese alla valorizzazione delle risorse umane: i salari dei giovani italiani sono inferiori a quelli che percepiscono, a parità d’istruzione, i giovani di altri Paesi, facendo segnare un differenziale maggiore a quello che si registra per i lavoratori con qualche anno in più.

 

La ricetta per riprendersi

 

Maggiore rigore nei conti, lotta agli sprechi, una più elevata efficienza del sistema fiscale – i princìpi cui sono ispirate le ultime manovre finanziare e che guidano esplicitamente il nuovo governo – sono medicine indispensabili per contrastare la crisi, ma non rappresentano una panacea.

 

Secondo quanto affermato da Visco, infatti, il Paese non supererà del tutto il momento critico se non avrà il coraggio di invertire la rotta intrapresa per quanto riguarda l’istruzione e la ricerca. Come attestano alcuni dati Ocse – sottolineati anche dal governatore della banca centrale – l’Italia ha investito nell’istruzione il 2,4% del Pil, mentre la media degli altri paesi Ocse si attesta al 4,9%. Senza incentivare lo sviluppo e l’aggiornamento del patrimonio di conoscenza – sostiene Visco – il nostro Paese non sarà in grado di innovare e di tenersi al passo con quanto avviene attorno, condannandosi a un ruolo da comprimario.

 

La ricetta-Visco, poi, oltre a maggiori investimenti nell’istruzione e nella ricerca prevede: “più concorrenza, in particolare nei settori dei servizi protetti; un più ampio accesso al capitale di rischio, soprattutto per le imprese innovative; una regolamentazione del mercato del lavoro — con contrattazioni più decentrate e flessibili calibrate sulle concrete condizioni produttive — e un sistema di protezione sociale che favoriscano la riallocazione delle risorse umane verso gli impieghi più produttivi, nonvhé una giustizia civile più efficiente”.


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